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Arte e Cultura

«Musica! Notazioni di Arte Contemporanea», fino al 10 settembre a Folgaria.

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Nello splendido scenario dell’ex fienile di Maso Spilzi, esempio unico ed originale di insediamento alpestre, residenza signorile e complesso fortificato, e in occasione del 40ennale di rifondazione della Banda Folk di Folgaria, realtà molto presente e attiva sul territorio, il Comune di Folgaria accoglie le opere di 27 Artisti che operano nel contemporaneo, chiamandoli a dare una loro personale lettura del complesso, ma affascinante e sempiterno rapporto tra Arti Visive e Musica.

La mostra si è proposta di dare spazio dapprima agli Artisti che operano a stretto contatto col territorio, sia in maniera stanziale, che in maniera sporadica (e legata, cioè, al ciclo della presenza turistica), per poi allargarsi alle testimonianze di rilievo nazionale e internazionale, all’interno di un singolare rapporto di rimpalli e reciproca, nonché proficua amplificazione .

Partita sommessamente dal piccolo centro periferico, «Musica! Notazioni di arte contemporanea» ha avuto l’ardire di indurre rinomati professionisti delle arti visive a cimentarsi con la produzione di opere ad hoc, chiedendo direttamente a loro “di fornirci un ragguaglio di questa lotta con il potenzialmente indescrivibile: il tentativo, cioè, di registrare per poi dare in pasto agli occhi, ciò che è di per sé appannaggio di un altro organo di senso: dell’udito” (dal catalogo in mostra).
Guido Airoldi, Silvia Argiolas, Matteo Boato, Arduino Cantàfora, Edgar Caracristi,  Luciano Civettini, Luca Coser, Mirco Dalprà, Ottorino De Lucchi, Fulvio De Pellegrin,  Paolo Dolzan, Antonella Gandini, Heiner Gschwendt, Ivan Maggi, Stefano Maraner, Renzo Margonari, Michela Martello, Vera Mercer, Enrico Mitrovich, Dario Molinaro, Emilio Patalocchi, Günter Pusch, Riccardo Resta, Tobia Ravà, Nadia Schönsberg, Annamaria Targher, Willy Verginer

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Arte e Cultura

Il S.A.S.S., il Museo Retico e il Museo delle Palafitte di Fiavé aperti a Pasqua, lunedì 22 aprile, 25 aprile e 1 maggio

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I musei e le aree archeologiche gestiti dalla Soprintendenza per i beni culturali sono pronti ad accogliere i visitatori anche nel periodo pasquale e in occasione dei ponti di primavera per un incontro con la storia più antica del Trentino.

Il S.A.S.S., Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento, sotto Piazza Cesare Battisti, il Museo Retico di Sanzeno e il Museo delle Palafitte di Fiavé saranno aperti la domenica di Pasqua, lunedì 22 aprile e nelle festività del 25 aprile e del 1 maggio. Sono inoltre visitabili liberamente le aree archeologiche di Monte San Martino ai Campi tra Riva del Garda e Tenno e Acqua Fredda al passo del Redebus.

Nel cuore del centro storico di Trento, il S.A.S.S. è un luogo di grande suggestione checonservai resti della Tridentum romana con un tratto di un decumano minore. Nel sito sono inoltre visitabili due mostre: “Ostriche e vino. In cucina con gli antichi romani” che getta uno sguardo sulle abitudini alimentari e la cucina in età romana sulle sponde dell’Adige e fino al 25 aprile “Amazzonia. Le custodi della biodiversità” a cura di Mandacarù.

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L’orario di apertura è 9-13/14-17.30.

La visita al Museo delle Palafitte di Fiavé, aperto dalle ore 14 alle 18, è un vero e proprio viaggio nel tempo che permette di immergersi nell’atmosfera del villaggio palafitticolo di Fiavé di 3.500 anni fa. Alle aperture nei fine settimana e nelle festività si aggiungono due appuntamenti per approfondire i temi trattati in museo.

Mercoledì 24 aprile alle ore 15 è in programma “Al museo con Roberto Reperto”, un laboratorio per bambini a partire dai 6 anni per cimentarsi in prima persona con l’antica tecnica della lavorazione della ceramica. È legato ai prodotti locali delle Valli Giudicarie “Saperi e sapori dalle palafitte. Latte, sale e caglio” che si terrà venerdì 26 aprile alle ore 15. I partecipanti potranno visitare il museo in compagnia di un’archeologa e di un produttore locale e dialogare con loro sulla lavorazione del burro e la produzione del formaggio tra passato e presente.

Al termine merenda-degustazione a base di prodotti del territorio (informazioni e prenotazione tel. 0465 735019).

Al Museo Retico di Sanzeno, visitabile dalle ore 14 alle 18, è possibile ripercorrere la storia antica della Val di Non, dalla preistoria all’alto medioevo, attraverso il “pozzo del tempo” e conoscere aspetti e curiosità della vita quotidiana dei Reti la popolazione pre-romana che abitava la valle nell’età del Ferro. È inoltre esposta nel museo la ricostruzione in bronzo del “karnyx”, la tromba da guerra utilizzata dai Celti in battaglia per terrorizzare i nemici. Accanto alla ricostruzione sono in mostra i reperti originali risalenti alla seconda età del Ferro.

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Arte e Cultura

Il rarissimo gatto dorato fotografato in Tanzania dagli scienziati del Muse

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La ricerca che ha portato a individuare per la prima volta in Tanzania la presenza del gatto dorato è stata condotta per approfondire lo stato della biodiversità di una specifica foresta pluviale, situata nell’angolo nord-occidentale della Tanzania, vicino al confine con l’Uganda.

Il bellissimo gatto dorato ha una distribuzione ristretta alle foreste dell’Africa tropicale e fino a ora non era stato rilevato in quella parte del Continente.

Felino raro e minacciato dalla caccia e dalla distruzione dell’habitat, è considerato il meno conosciuto in Africa. Grazie all’installazione, nell’autunno 2018, di 65 foto-trappole da parte del team di ricercatori coordinati da Francesco Rovero (collaboratore del MUSE e ricercatore dell’Università di Firenze), sono stati fotografati diversi individui del felino, in più aree. Questo risultato aggiunge un tassello importante alle conoscenze della fauna tropicale e rappresenta al contempo un motivo critico per allertare il Governo della Tanzania sull’unicità della foresta studiata e sull’importanza della sua protezione.

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Il gatto dorato, Caracal aurata, è un felino di medie dimensioni, con i maschi che raggiungono i 14 kg di peso e il metro e 30 di lunghezza, coda inclusa.

Il nome tradisce il colore del manto, che è tuttavia estremamente variabile, dall’arancione intenso al tipicamente “dorato”, al grigio, al marrone scuro e perfino al nero di individui melanici.

Agile cacciatore di appostamento, è specializzato per la caccia di piccole antilopi e varie altre prede nelle dense foreste Afro-tropicali.

La sua distribuzione è centrata nel bacino del Congo, ma alcune popolazioni si trovano lungo le coste dell’Africa occidentale mentre altre sconfinano in Africa orientale. Qui è presente in Uganda, mentre per il Kenya mancano dati certi da oltre 70 anni, nonostante le molte segnalazioni non confermate.

In Tanzania non era mai stato segnalato. La caccia e la distruzione dell’habitat l’hanno estinto da molte aree e, dove rimane, è estremamente elusivo, tanto da meritarsi la fama di felino più sconosciuto del continente.

“Uno studio condotto nel 2006 dalla Wildlife Conservation Society, sempre con foto-trappole – racconta Francesco Rovero – aveva evidenziato in quell’area la presenza di alcuni mammiferi tipicamente “congolesi”, suggerendo che si tratta di una foresta unica per la Tanzania, con fauna non tipicamente di Africa orientale. Ma il gatto dorato non era tra questi per cui, quando abbiamo recuperato le prime foto-trappole e ci siamo trovati nello schermo del PC le foto di un inconfondibile gatto arancione siamo rimasti molto sorpresi. Stiamo finendo di analizzare i dati complessivi (quasi 6000 immagini che ritraggono nel complesso più di 25 specie di mammiferi), ma sicuramente questo primo risultato servirà a spingere verso una maggiore protezione della foresta. Pur essendo formalmente una riserva (Riserva Naturale di Minziro) la zona è pesantemente minacciata da caccia, allevamento, prelievo di legname e perfino dalla futura costruzione di un oleodotto.”

La ricerca che ha portato alla “scoperta” del gatto dorato in Tanzania è stata affidata nel 2018 al MUSE di Trento, come parte scientifica di un più ampio programma di cooperazione internazionale finanziato dalla Provincia autonoma di Trento (Servizio Attività Internazionali) e da altri partner della sub-regione Europea chiamata Euregio (che comprende anche l’Alto Adige e il Tirolo Austriaco) e condotto per la Provincia dalla ONG trentina di cooperazione internazionale ACAV. I risultati della ricerca scientifica, articolata in varie parti incluso lo studio dei mammiferi qui riportato, sarà utilizzata dai partner del programma per azioni di protezione della foresta e di sensibilizzazione delle comunità locali per mitigare le minacce che incombono sulla biodiversità.

Lo studio sullo stato della biodiversità della Riserva Naturale Minziro è stato affidato alla Sezione di Biodiversità Tropicale del MUSE e condotto in collaborazione con vari partner locali e internazionali del museo nell’area. Tra questi, il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, dove sono attualmente in corso le analisi dei dati.

Il programma East Africa Livelihood Improvement Transborder Programme realizzato sotto l’egida dell’Euregio e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Provincia autonoma di Bolzano e dallo Stato federale del Tirolo coinvolge 4 organizzazioni sul territorio africano.

ACAV, come partner operativo della Provincia autonoma di Trento segue la parte che vede una collaborazione con Caritas Maddo in Uganda e Kolping in Tanzania. L’obiettivo di tale programma è quello di contribuire alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promuovendo un miglioramento degli stili di vita delle comunità rurali dell’area attraverso il miglioramento della produzione familiare e i redditi delle comunità beneficiarie, l’accrescimento della partecipazione degli stakeholder nella gestione e nella protezione delle risorse naturali, il miglioramento dei servizi sociali nei centri urbani nella zona di intervento.

La componente di ricerca scientifica del programma ha l’obiettivo generale di quantificare la biodiversità e valutare lo stato di conservazione della foresta Minziro e delle aree naturali adiacenti, per poter impostare monitoraggi futuri e fornire raccomandazioni utili per le attività di gestione delle risorse naturali del programma Euregio, oltre che per le autorità di gestione della riserva, per le comunità che vivono nel suo intorno, e per altri stakeholders nell’area.

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Arte e Cultura

La metà del cielo: il libro che rende giustizia alle donne dimenticate

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La metà del cielo. Breve storia alternativa delle donne (editore La Vela) è un libro in uscita in questi giorni che vuole “fare giustizia”, cioè raccontare le grandi figure femminili ingiustamente dimenticate.

Si, perché la storia delle donne, a dar retta a certi ritornelli, non esiste.

Oppure è tutto un monotono ripetersi di violenze e discriminazioni, subìte sempre, in ogni tempo, allo stesso modo.

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Ma questa lettura della storia è ideologica e fa scomparire, in un buco nero, una quantità incredibile di donne che sono state protagoniste della nostra storia.

Inoltre, occulta il fatto che ogni epoca, ogni religione, ogni filosofia dà una propria lettura della natura della donna, del suo ruolo, del suo rapporto con il maschio.

Questo libro racconta una storia alternativa, perché vuole recuperare fatti spesso ignorati e leggerne altri secondo un’ottica non conforme alla vulgata.

Abbiamo intervistato uno dei due autori, lo storico Francesco Agnoli.

Professore, perchè questo lavoro?

Perchè nei libri di storia scolastici le donne non ci sono. Al massimo, per essere un po’ alla moda, qualcuno inserisce qualche “lamentatio” sulle donne oppresse e maltrattate nel corso dei secoli.

Invece?

Invece questa visione riduttiva è in parte vera per il mondo antico, o quello orientale, ma non per la civiltà europea. Perchè soprattutto con l’avvento del cristianesimo, il culto di Maria ecc. molte donne cominciano a fare davvero la storia. Siamo abituati a credere che le persone da ricordare siano solo re, imperatori, politici e conquistatori.

Ma -a parte il fatto che abbiamo avuto tante regine decisive nella storia europea, e persino una fanciulla guerriera, Giovanna D’Arco, che ha ottenuto vittorie militari incredibili- quello che è importante dire è che si può “fare storia” in tanti modi. Per esempio c’è una donna, Fabiola, nel 390 d.C., a fondare il primo ospedale della storia occidentale. E c’è un’altra donna, questa volta accanto a suo fratello san Basilio, cioè Macrina, alle origini della cosidetta “Basiliade”, la prima città-ospedale dell’Oriente, del 370 d.C.

E poi?

E poi ci sono, accanto ai grandi uomini, grandi donne. Per stare all’alto Medioevo si possono ricordare la bavara Teodolinda, regina longobarda in Italia, decisiva per le scelte del figlio Adaloaldo; Clotilde, la nobile moglie burgunda di Clodoveo, re dei Franchi, che lo spinge al cattolicesimo nel 496 d.C., portando così alla conversione dei franchi; la principessa Olga di Kiev, all’origine della storia russa… Nel Basso Medioevo poi le figure femminili straordinarie sono davvero numerose. Ne cito solo una, Ildegarda di Bingen, la “sibilla del Reno”, nata nel 1098 in una famiglia nobile nell’odierna Assia Renana, viene educata ed istruita in un monastero, prima di diventare una monaca benedettina dedita alla meditazione, allo studio, alla musica, alla medicina ed impegnata nel mondo. Scrive trattati ed epistole, incontra le personalità più famose del suo tempo, papi, vescovi, abati e sovrani.

L’imperatore Federico Barbarossa la vuole presso di sé, ma ottiene un aspro rimprovero per aver nominato un antipapa: “ti comporti come un fanciullo, anzi come un folle. Tu non hai il dono di vedere le cose con chiarezza e non sai reggere lo scettro del potere”.

Ciononostante l’imperatore continua a consultarla, la rispetta e protegge la sua fondazione da chi vorrebbe punire la sua impudenza!

Ma di Eva si è detto anche tanto male!

Senza dubbio. Anche di Adamo, però. E bisogna tenere conto di una cosa: nella Tradizione Adamo ed Eva sono corresponsabili, tanto che nei testi ufficiali quando si parla del peccato originale, spesso si identificano: si parla infatti del peccato di “uno solo”. Infatti per la Bibbia “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi, 1,27). Quando Dante incontra Eva, la trova in Paradiso, sopra Adamo, perchè nella Tradizione i progenitori hanno sì peccato, ma si sono anche salvati. Insieme. Eva è definita “madre di tutti i viventi”, e la Madonna è “la nuova Eva”.

E poi?

La storia è lunga, ci sono secoli in cui la presenza femminile è più riconosciuta, e secoli in cui è più maltrattata. Ma spesso la storia non coincide con i luoghi comuni. Per esempio la donna patisce tantissimo proprio nella modernità, quando, a partire dal Settecento, con l’assolutismo, la rivoluzione francese e l’introduzione della leva militare di massa, essa diventa solamente “madre” nel senso biologico: il suo compito diventa esclusivamente quello di “produrre” figli come soldati, cittadini, contribuenti, per garantire la forza dello Stato. Il giacobino Giuseppe Compagnoni, titolare della prima cattedra di diritto Costituzionale in Europa, anticipando Adolf Hitler, arriva addirittura ad “auspicare la poligamia in chiave demografico-patriottica come mezzo per dare più figli alla nazione”; Peter Frank, illuminista ascoltato, afferma che “la donna gravida non è più semplice moglie del cittadino, ma in un certo modo proprietà dello Stato”. Nell’Ottocento poi abbiamo una cultura pseudoscientifica, cui contribuiscono personalità come Charles Darwin, Cesare Lombroso e tanti altri uomini di scienza, per la quale l’inferiorità della donna sarebbe dimostrata dal minor peso del suo cervello!

Ciononostante in tutti i secoli ci sono tante donne mistiche, o donne che fanno opere straordinarie di carità. Le stesse suffragette, che rivendicavano il diritto di voto, e quindi una attività politica, erano spesso impegnate anche in opere sociali, di assistenza ai poveri ecc.

Alla fine affronta anche il tema dei movimenti femminili e femministi

Sì, per raccontare anche la varietà di posizioni che ci sono nel mondo femminista sui temi della bioetica, da quello dell’identità sessuale, all’aborto, all’utero in affitto. Spesso si pensa che esita un solo pensiero, quello che appare dominante a causa dei media e della politica, ma non è così.

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