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Trento

Operazione «Trentino zero emission»: produzione rinnovabili termiche ed elettriche in aumento. Cala l’emissione di Anidride carbonica (-22%)

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Interrogazione “verde” del consigliere provinciale Claudio Cia (Agire) che chiede conto alla Giunta provinciale delle azioni portate avanti per contrastare, almeno nel nostro territorio, i cambiamenti climatici.

Interrogazione complessa che riceve una risposta articolata da parte dell’Assessore Mauro Gilmozzi

Il consigliere Cia introduce la sua interrogazione con la recente Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, che ha portato al raggiungimento del primo accordo sul clima, nel quale 195 nazioni hanno dichiarato il loro impegno per ridurre il surriscaldamento globale.

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Il testo contiene un obiettivo molto ambizioso, seppur nella genericità delle azioni lasciate alla programmazione dei singoli stati: la crescita della temperatura deve essere bloccata “ben al di sotto dei 2 gradi” rispetto all’era preindustriale e si deve fare tutto lo sforzo possibile per non superare gli 1,5 gradi.

Tra gli elementi di base dell’accordo, c’è un programma di rafforzamento periodico degli obiettivi di riduzione fissati volontariamente dai singoli paesi.

Si comincia con un incontro nel 2018 e poi si arriva, nel 2023, alla prima revisione vera e propria per far crescere gli obiettivi di taglio della CO2 (ce ne sarà una ogni 5 anni). Come lo stesso accordo ammette infatti, con i tagli di CO2 che finora i governi hanno messo in campo si va verso un aumento di temperatura insostenibile.

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Tra le leggi provinciali che definiscono le norme in materia di emissioni climalteranti Cia ricorda in modo particolare l’art. 23 della legge 19 del 2013 “Strategie e interventi della Provincia per fronteggiare il cambiamento climatico”, attraverso le quali la Provincia intende promuovere una strategia per fronteggiare il cambiamento climatico, tra i cui obiettivi vi sono la riduzione della dipendenza da fonti energetiche non rinnovabili di origine esterna, il raggiungimento dell’autosufficienza energetica, la conservazione della biodiversità e l’aumentare della sua biomassa, in particolare quella boschiva, per incrementare la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica e degli altri gas climalteranti da parte degli ecosistemi.

In particolare la Provincia ha l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica entro il 2050, puntando sul contributo delle fonti rinnovabili interne, e mira al conseguimento dell’obiettivo “Trentino Zero Emission” con la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030, e del 90 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, tenendo conto dei contesti tecnologici ed economici a scala nazionale ed internazionale.

Entrando nello specifico, Claudio Cia chiedeva alla Giunta qual è il livello di anidride carbonica del 1990 preso a riferimento per valutare il percorso di riduzione delle emissioni e i dati aggiornati alle ultime rilevazioni svolte.

La risposta, lunga e articolata vista la tipologia di informazioni richieste viene dall’Assessore Mauro Gilmozzi che comunica che il dato relativo alle emissioni di anidride carbonica provenienti da combustibili fossili e preso a riferimento nel Piano Energetico Ambientale 2013-2020 per il 1990 è pari a 3.009.344 ton.

Il dato intermedio del 2005 è pari a 3.886.516 ton che rappresenta il massimo delle emissioni.

Lo stesso dato al 2014 è pari a 3.034.798 ton. Dal 2005 al 2014 si è osservato quindi un significativo calo delle emissioni di CO2 (-22%).

Da tener presente è il ruolo rilevante dell’assorbimento di anidride carbonica da parte del patrimonio boschivo che copre il 60% della superficie della Provincia contribuendo ad accumulare carbonio, sottratta la quantità di legname recuperato annualmente. Anche altri importanti gas ad effetto serra quali metano (CH4) e biossido di azoto (N2O) evidenziano un trend in calo tra il 2005 e il 2013 seppur ad un tasso inferiore.

Per approfondire nel merito l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica puntando sul contributo delle fonti rinnovabili interne, il consigliere Cia chiedeva i dati riguardanti i consumi e la produzione di energia a livello locale e le rispettive fonti di produzione.

Dalla risposta si evince che le fonti rinnovabili coprono al 2014 il 36,7% circa dei consumi finali lordi della Provincia di Trento e sono l’idroelettrico, il solare (fotovoltaico e termico) e la biomassa, che rappresenta, dopo l’energia idroelettrica, la fonte rinnovabile di gran lunga più utilizzata nella Provincia.

Nel periodo 2005-2014 la produzione elettrica da rinnovabili (idroelettrico; fotovoltaico e biomassa da cogenerazione) ha avuto un aumento del 9% mentre la produzione termica da rinnovabili (biomasse – impianti termici e centrali di teleriscaldamento; solare termico e pompe di calore ad alta efficienza) ha avuto un aumento del 12%.

Nel dettaglio, le istallazioni di impianti fotovoltaici sono cresciute considerevolmente nel periodo preso in esame con una produzione cento volte superiore nel 2014 rispetto al 2005.

Similmente, la produzione di energia elettrica in cogenerazione da centrali di teleriscaldamento a biomassa è aumentata considerevolmente. La produzione idroelettrica normalizzata risulta sostanzialmente stabile. Per quanto concerne la produzione di energia termica da rinnovabili l’apporto del solare termico si è triplicato nei dieci anni riportati.

Analizzando i dati dei consumi energetici dal 2005 al 2014 della Provincia, disaggregati per consumi di energia elettrica e consumi di combustibili fossili, si può osservare una diminuzione dei combustibili fossili (-19%), in relazione alle riduzioni prevalentemente dei consumi del settore industriale e dei trasporti, mentre i consumi di energia elettrica sono pressoché costanti, in quanto il calo del settore industriale è compensato dalla crescita dei consumi del settore civile.

Nel 2014 la produzione di energia elettrica verde, pari a 396.182,5 ktep, data dalla somma delle produzioni di energia elettrica da rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico e biomassa), supera il fabbisogno interno, pari a circa 302.465,0 ktep, mentre le rinnovabili termiche forniscono un contributo non marginale (circa 7,5%) per soddisfare la domanda di calore.

In merito all’aumento della biomassa boschiva auspicato dalla Provincia, il consigliere Claudio Cia chiedeva quali sono le ultime stime disponibili e quali sono le previsioni in base agli obiettivi che la Provincia si è data. Su questo punto l’Assessore Gilmozzi risponde che una valutazione puntuale delle disponibilità di materiale legnoso ad uso energetico, non  è di facile determinazione, per i complessi meccanismi delle dinamiche di mercato.

In particolare negli ultimi tre anni, si sono verificate delle significative variazioni di volumi commercializzati, dovuti alla congiuntura del mercato, al prezzo del legname, così come ad inverni relativamente miti.

Ciò che si può evidenziare da informazioni in possesso del Servizio Foreste e fauna, raccolte presso imprese forestali, è che nell’anno 2011, sono stati prodotti, direttamente da aree forestali provinciali, circa 130.000 metri steri di cippato, una cifra considerevole soprattutto se rapportata agli anni precedenti.

Nei successivi 4 anni si è registrato un modesto aumento della produzione, stimabile in ulteriori 50.000 mst. Per il periodo 2015 – 2016 è in programma una seconda rilevazione sistematica presso le aziende produttrici, che sarà realizzata a fine anno.

Cia chiedeva infine se gli obiettivi definiti dalla Provincia sono conformi a quanto definito dal recente accordo sul clima di Parigi e se sia necessaria una revisione della normativa, anche attivando forme innovative di partecipazione popolare.

Su questo punto L’Assessore riferisce che gli obiettivi di mitigazione definiti dall’art.23 della legge 19 marzo del 2013 sono conformi rispetto a quanto definito dall’Accordo di Parigi e in particolare agli obiettivi dell’Unione Europea espressi negli Intended Nationally Determined Contributions (INDCs) risultando anche più ambiziosi di questi ultimi perseguendo infatti la riduzione tendenziale delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas climalteranti in misura del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro l’anno 2030 e del 90 per cento entro l’anno 2050.

Qui il link all’iter dell’interrogazione 3053/XV con il testo completo.

Foto di Elena Ciurletti 

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