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Italia ed estero

L’odio di Trump per Clinton è lo stesso che uccise Yitzhak Rabin

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Yitzhak Rabin morì proprio così. Ucciso dal clima d’odio che i suoi avversari politici avevano montato contro di lui. Lo stesso odio con cui Donald Trump, candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, sta attaccando l’avversaria democratica, Hillary Clinton.

Il popolo del secondo emendamento potrebbe fermare Hillary Clinton”, ha sentenziato ieri durante un comizio in Nord Carolina il candidato repubblicano, riferendosi alle persone che posseggono armi da fuoco.

Una battuta che si presta a pericolosi fraintendimenti. Poco conta se il suo staff si è affrettato a specificare che Trump intendeva che coloro che posseggono delle armi dovrebbero recarsi alle urne e votare in massa per lui, perché altrimenti Clinton introdurrà leggi più severe in materia.

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Il modo in cui Trump attacca l’avversaria, dipingendola come la causa di tutti i mali (nei giorni scorsi è arrivato perfino a dire che Clinton ha creato l’ISIS), scalda gli animi dei suoi sostenitori e rischia di innescare la violenza di coloro che non sanno distinguere tra scontro politico e realtà dei fatti.

La politica del “tutto è permesso”, che legittima anche i colpi più bassi, può portare alla tragedia. Dan Malloy, governatore del Connecticut, non ha esitato a paragonare i commenti di ieri del magnate newyorchese alla retorica che precedette l’assassinio di Yitzhak Rabin, il primo ministro israeliano che aveva scommesso sulla pace con i palestinesi, sottoscrivendo gli accordi di Oslo.

Correva l’anno 1995 e la destra israeliana, all’opposizione, non perdeva occasione per insultare Rabin “il traditore”, il “nazista” che aveva svenduto un pezzo di Israele in cambio della pace in Palestina.

Parole difficilmente ascrivibili alla semplice dialettica politica. C’è sempre qualcuno che rischia di prenderle sul serio. Il messaggio era chiaro: Rabin era una minaccia per la nazione, l’equivalente di un criminale nazista. E cosa si fa con una persona così? “Si uccide”, avrà pensato l’estremista ebraico Yigal Amir, che lo assassinò a Tel Aviv, il 4 novembre del 1995.

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Ma la mano di Amir era stata armata da una frangia della politica israeliana, che con la sua campagna di odio lo aveva “autorizzato” a compiere quel folle gesto.

Benjamin Netanyahu, ora primo ministro israeliano, era il leader di questa frangia. Un leader che galvanizzava la piazza di Gerusalemme, dove i più estremisti invocavano la morte di Rabin il “traditore” e sventolavano fotomontaggi di lui vestito con un’uniforme delle SS.

Grida e cartelli che oggi Netanyahu nega di avere sentito e visto.

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Italia ed estero

Spaventoso incidente in Slovenia, tir precipita da viadotto. Il Video

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L’incidente è avvenuto il 13 novembre 2019. Questo filmato, diffuso dal portale Storyful, cattura il momento in cui un’auto per una disattenzione devia finendo sul lato del camion sulla tangenziale di Lubiana, costringendo il camion a schiantarsi attraverso la barriera di sicurezza.

Secondo quanto riferito dai media locali, il camion è precipitato con un volo di 20 metri. La vittima è un uomo ungherese di 50 anni. Sono in corso indagini per stabilire l’esatta dinamica dello schianto.

L’incidente è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza piazzate su un cavalcavia.

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Italia ed estero

L’Italia dice no all’abolizione dell’ora legale. Tutto rimane come prima

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Nel nostro Paese resterà in vigore il doppio orario. Infatti l’Italia ha detto no all’abolizione dell’ora legale.

Come richiesto dall’Unione europea, dal 2021 ogni Paese dovrà decidere se adottare per tutto l’anno l’ora legale o quella solare.

Il governo italiano a Giugno ha depositato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere la situazione attuale, senza variazioni. Tutto rimane inalterato.

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Sono  tre i motivi principali che hanno determinato questo scelta come spiega il Corriere della Sera in un articolo a firma di Lorenzo Salvia.

La prima perplessità espressa dal nostro Paese riguarda la “mancanza di una valutazione d’impatto dalla quale si possa evincere, in modo esaustivo, il quadro dei vantaggi e degli svantaggi”.

Non ci sarebbero, dunque, prove scientifiche che i cambiamenti dell’ora possano davvero danneggiare l’equilibrio psico-fisico.

Il secondo dubbio espresso dal governo italiano è quello relativo all’aspetto economico: grazie all’ora legale, che per sei mesi l’anno ci consente di accendere le luci un’ora dopo, si risparmiano soldi.

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Il terzo e ultimo motivo è legato alla possibilità che le “singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno”.

Nel dettaglio comunque i Paesi dell’Europa del Sud (come l’Italia) sono a favore del doppio fuso orario in vigore adesso, perché questo fa guadagnare un’ora di luce nel periodo estivo e ne fa recuperare un’altra nelle mattine invernali.

Al contrario, i Paesi del Nord Europa sono contro l’ora legale perché da loro in estate fa buio più tardi e conseguentemente non hanno bisogno di spostare le lancette in avanti per risparmiare sulle bollette. La discussione su questo tema avverrà nei prossimi mesi nelle sedi del Parlamento e della Commissione europea.

 

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Italia ed estero

Allarme rosso nella laguna veneta, il Governo stanzia 20 milioni di euro

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Non la solita acqua, l’intera laguna veneta è stata in balia dell’acqua per quasi 20 ore, rischiando la rovina di chiese e musei ma portando forti danni a numerose famiglie.

Questo è stato il motivo per cui il Governo ha decretato lo stato di emergenza, non solo per la città di Venezia ma per un tratto di zona molto più ampio intorno al capoluogo veneto.

Verranno stanziati 20 milioni di euro per fronteggiare le prime necessità, in particolare i primissimi aiuti  alla comunità che è stata duramente colpita in queste ore.

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Inoltre, è stata presa la decisione di nominare un commissario alla realizzazione esecutiva del Mose, il sistema paratie di dighe mobile della città.

Il commissario nominato, Elisabetta Spitz avrà il compito di supervisionare i lavori e portare a termine il grande accusato della città.

L’emergenza meteorologia continua e la situazione in laguna resta grave e difficile,  con la popolazione che già propone la prima conta dei danni.

Persiste, l’allerta rossa in tutta la zona colpita. Attesa per oggi alle 11.00 una marea di 145 cm, sopra la soglia di sicurezza gestibile di 130 cm.

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Nel giro di poche ore tutti gli abitanti e i commercianti torneranno ad essere dominati dall’acqua. Forte la preoccupazione anche per tutto il patrimonio culturale del capoluogo veneto e non solo.

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