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Trento

Tra tablet e smartphone i bambini non imparano più a scrivere.

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Allarme tablet: i bambini precoci rischiano di non imparare a scrivere. Disgrafia e disortografia sono i nuovi disturbi dei piccoli stregati dai device.L’uso precoce di tablet, smartphone e computer influenza negativamente lo sviluppo dei bambini.
Come e perché lo spiega la dottoressa Emanuela Costantini, sociologa e grafoanalista, esperta in prevenzione e strategie rieducative dei disturbi della scrittura (disgrafia e disortografia), coordinatrice del centro Riscrivo, specializzato nella consulenza, nella formazione e nel recupero dei DSA. A lei abbiamo chiesto quale sia l’età più giusta per avvicinare i bambini a questi oggetti tecnologici, e informazioni sulla diagnosi di un disturbo di cui si parla poco e male: la disgrafia.

Dottoressa, in che modo l’uso di tablet smartphone e altri dispositivi elettronici influisce sull’apprendimento della scrittura?

«Se da un lato questi dispositivi digitali possono stimolare la curiosità nei bambini e la conoscenza, dall’altro un’esposizione eccessiva agli ambienti virtuali potrebbe estraniarli dalla realtà e dai rapporti sociali con le persone. Anche l’apprendimento della scrittura manuale e del disegno può risentirne non del tutto positivamente; se per digitare sulla tastiera o attivare comandi touch possono bastare un dito o due e una minima pressione, per scrivere o disegnare ciò non è sufficiente. Bisogna, dunque, incoraggiare quelle attività come il ritaglio, la modellazione, il disegno che aiutano il bambino a migliorare la sua motricità delle dita e a padroneggiare meglio il gesto grafico e lo sforzo necessario per compierlo, nonché a muoversi in modo più regolare sul foglio e, in generale, a organizzare meglio lo spazio».

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A quale età sarebbe corretto far utilizzare per la prima volta questo tipo di device ai bambini?

«Non c’è un’età precisa. È pur vero che nei primissimi anni di vita il bambino dovrebbe fare esperienza del mondo reale attraverso i sensi e imparare a interagire con elementi e soggetti “veri”. Questo per sviluppare al meglio i concetti di spazio e di tempo nella sua vita quotidiana e acquisire lo schema corporeo. Se però il bambino mostra curiosità e interesse verso gli oggetti tecnologici è bene non negargli la possibilità di farne esperienza. L’importante è non esagerare nell’esposizione e controllare i contenuti ai quali accede».

Quali sono i segnali della disgrafia?

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«Prima ancora che il bambino impari a leggere e a scrivere, si può osservare se ha difficoltà a compiere alcuni movimenti come vestirsi, allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti, tagliare il cibo nel piatto, pedalare, oppure se inciampa spesso. A scuola, invece, insieme con gli insegnanti si osserverà se la scrittura è leggibile, se rispetta margini, righe e spazi sul foglio, se il bambino si affatica facilmente o se è troppo lento, se il movimento che lascia la traccia sul foglio appare contratto o troppo impetuoso».

Cosa si può fare in presenza di questi segnali?

«Bisogna far valutare il soggetto dall’équipe di esperti della ASL che, in caso positivo, produrrà una certificazione da consegnare alla scuola per ottenere un piano didattico personalizzato e le misure dispensative e compensative previste dalla legge n. 170/2010 sui disturbi di apprendimento. Questa valutazione si può fare a partire dalla fine della seconda elementare; nei casi più gravi è possibile rivolgersi agli esperti anche prima».

In cosa consistono tali misure dispensative e compensative?

«Sono agevolazioni previste per lo studente certificato per DSA nelle attività scolastiche e delle prove di valutazione. Ad esempio, si può concedere un tempo più lungo per i compiti in classe o una riduzione del numero di esercizi assegnati, la possibilità di utilizzare dispositivi elettronici con programmi di videoscrittura con correttore automatico, registrare le lezioni, sostituzione di verifiche scritte con interrogazioni orali».

Cos’è esattamente la disgrafia?

«È un disturbo di origine neurobiologica che si manifesta in assenza di deficit cognitivi e sensoriali e di patologie neurologiche. Non è una malattia ma una caratteristica congenita che si manifesta quando il bambino inizia l’apprendimento scolastico. Dunque, disgrafici non si diventa ma certamente alcune difficoltà esecutive potrebbero ugualmente presentarsi e, talvolta, essere considerate dei “falsi positivi”, cioè difficoltà scambiate per disturbi di apprendimento veri e propri».

Si può recuperare completamente un disgrafico?

«Certamente, a partire dall’insegnamento della postura e la presa dello strumento corretti e con la pratica di esercizi grafomotori adatti al singolo caso. Fondamentale in questo percorso è la motivazione del bambino e della famiglia, oltre alla collaborazione della scuola».

Questo articolo riprende, con lievi modifiche, un testo di Patrizio J. Macci apparso su Affari Italiani il 08.07.2016

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