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Trento

In arrivo 1.000 profughi in Trentino, Rossi ai sindaci: «cercate le case per accoglierli»

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Quello di oggi, da parte di Ugo Rossi e l’assessore Luca Zeni è stato un appello a tutti i Comuni per collaborare attivamente alla ricerca di immobili, pubblici e privati, da destinare all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale in arrivo.

Rossi e Zeni non quantificano i numeri del previsto rapido aumento di richiedenti asilo, che dovrebbe aver luogo nelle prossime settimane, anche se nella lettera vengono fatte un paio d’ipotesi, che non crediamo siano state buttate lì a caso: 1.500 e poi 2.000 richiedenti asilo. A partire quindi dai prossimi giorni e fino alla fine di dicembre sul nostro territorio arriveranno circa 1000 richiedenti asilo che sommati ai 1.207 (comprensivi dei 70 arrivati alcuni giorni fa ) diventeranno oltre 2.200. Ma è possibile che siano anche di più visto che il duetto Renzi Alfano non intende fare nulla contro questa emorragia che ormai è il più grande esodo della storia contemporanea

“Il modello di accoglienza funziona nella misura in cui tutti ci diamo una mano”. Questo il messaggio che il presidente della Provincia Ugo Rossi e l’assessore alle politiche sociali Luca Zeni hanno lanciato oggi pomeriggio al Consiglio delle Autonomie Locali, dove hanno illustrato i contenuti di una lettera, sul tema dell’accoglienza dei profughi, che è stata inviata ieri a tutti i sindaci del Trentino.

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In Italia, si legge nella missiva, il ritmo degli arrivi dei richiedenti asilo sta nuovamente crescendo e ciò comporta, anche in Trentino, un incremento delle presenze. Attualmente, sul nostro territorio provinciale si registrano 1.207 persone che richiedono protezione internazionale. Un numero destinato ad aumentare rapidamente.

Al di là delle considerazioni di ordine geopolitico, che vanno evidenziate nelle sedi opportune, la Provincia autonoma di Trento – scrivono Rossi e Zeni – ha il dovere istituzionale di gestire l’accoglienza degli arrivi assegnati al Trentino. A questo proposito due sono le linee d’azione che vanno perseguite.

Da un lato è necessario richiedere con forza allo Stato il rispetto dei limiti e dei parametri della redistribuzione territoriale, stabiliti a livello nazionale e che vedono assegnata al Trentino una quota pari allo 0,9% degli arrivi in Italia.

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In questa prospettiva il confronto tra Provincia e Commissariato del Governo è costante e franco, ed una nota ufficiale, al riguardo, è stata inviata al Ministro degli Interni Alfano nelle scorse settimane, verificando, peraltro, che il rispetto delle percentuali sia generalmente rispettato.

Dall’altro risulta quanto mai necessario implementare con decisione il modello trentino dell’accoglienza che – ribadiscono nella lettera Rossi e Zeni – si caratterizza per la scelta di favorire una redistribuzione equa sui territori provinciali delle persone richiedenti protezione internazionale, in modo da evitare il ricorso a grande assembramenti in pochi posti, salvaguardare le comunità dalle possibili tensioni sociali che ne potrebbero derivare e al contempo favorire diversi livelli d’integrazione e di coinvolgimento dei profughi nelle comunità ospitanti.

Fino ad oggi, grazie allo sforzo di alcuni sindaci e all’apporto di componenti strategiche della società civile, quali la curia e la cooperazione, siamo riusciti a gestire sufficientemente il fenomeno.

Tuttavia, la ripresa significativa dei flussi migratori, impone l’esigenza di aggiornare lo sforzo collettivo per implementare la presenza diffusa sul territorio dei richiedenti protezione internazionale. I dati ci offrono, infatti, una fotografia secondo la quale esistono ancora ampi margini di miglioramento per il raggiungimento di una redistribuzione equa delle presenze.

A fronte di uno sbilanciamento ancora eccessivo delle presenze su Trento e Rovereto, ci sono, ad esempio, intere comunità nelle quali l’accoglienza dei profughi non è stata ancora attivata.

Le previsioni di incremento di presenze nelle prossime settimane – scrivono presidente e assessore – imporranno scelte straordinarie e non potremo evitare di individuare sul territorio provinciale alcune strutture in grado di ospitare un numero di persone anche elevato.

La temporaneità di tale scelta, che non è in linea con l’impostazione che siamo riusciti a mantenere fino ad ora, dipende dalla capacità di tutto il sistema trentino di incrementare la distribuzione capillare in piccoli nuclei dei richiedenti asilo. Per questo siamo a sollecitare una vostra azione diretta nella promozione del modello d’accoglienza diffusa nei confronti dei vostri concittadini e delle comunità che rappresentate.

Nel concreto – aggiungono Rossi e Zeni – quello che vi proponiamo è di collaborare attivamente alla ricerca di immobili, pubblici o privati, da destinare all’accoglienza delle persone richiedenti protezione internazionale, impegnandovi anche a diffondere alcune importanti informazioni che potrebbero contribuire alla soluzione del problema e che si vogliono qui riassumere:

· Il contratto d’affitto sarà stipulato, quale conduttore, dal Dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia autonoma di Trento, che solo intratterrà i rapporti con la proprietà dell’immobile.
· Il corrispettivo dell’affitto (ricavato dal fondo statale dedicato all’accoglienza) sarà proporzionale al numero di persone ospitabili nell’immobile ed è quantificato in circa 120/150 euro/mese a persona.
· L’immobile deve essere localizzato all’interno del territorio provinciale, possibilmente ubicato in prossimità dei centri abitati e di zone servite dai mezzi di trasporto pubblici.
· Si garantisce massima flessibilità sulla durata del contratto d’affitto, per venire incontro alle esigenze dei proprietari.
· Le persone richiedenti asilo sono inserite in un percorso d’accoglienza, quindi seguite da realtà di privato sociale, a cui poter far riferimento in caso di necessità.

Il primo commento a caldo e piuttosto sbalordito è quello del consigliere Rodolfo Borga, «In primo luogo è del tutto evidente che il Governo Renzi, – afferma Borga – e con esso i professionisti dell’accoglienza, mentono quando affermano che non esiste alcun problema di aumento degli arrivi in Italia di richiedenti asilo, che invece sono già significativamente aumentati ed ancor più aumenteranno nelle prossime settimane».

«In secondo luogo, – aggiunge Borga –  poiché con i profughi aumenteranno in misura corrispondente gli ingenti costi connessi al loro mantenimento, viene da chiedersi, considerati anche i problemi di pagamento di che nei prossimi mesi la Provincia dovrà affrontare – con tutto quello che ciò comporterà per appaltatori e fornitori (e loro dipendenti) – se tali ostacoli riguarderanno anche i pagamenti per chi provvede al mantenimento dei richiedenti asilo (privati locatori, cooperative, fornitori, etc…)».

Secondo il consigliere di Civica Trentina sarebbe inaccettabile che i Trentini dovessero subire le conseguenze negative del patto di stabilità, senza che esso operasse invece per i costi, sempre più ingenti, del mantenimento dei richiedenti asilo. «Ancora, crediamo sia opportuno sia fatta chiarezza sulle strutture in cui la Giunta provinciale intende ospitare “un numero di persone anche elevato” ed in particolare sulla loro localizzazione.

Infine, poiché la maggioranza di centrosinistra ha già bocciato la proposta del sottoscritto di far pesare il sostegno politico dato al Governo Renzi, pare opportuno che quantomeno la Provincia subordini il proprio atteggiamento collaborativo nella gestione dei richiedenti asilo al riconoscimento di un allentamento del patto di stabilità, che impedisce di spendere risorse di cui il Trentino dispone, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta per un’economia già in difficoltà». – conclude Borga.

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