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Trento

L’assessore Zeni: «in autunno il ddl sulla riforma di Rsa e case di riposo»

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La Quarta Commissione ha affrontato, stamattina, la discussione della proposta, presentata dall’assessore alla sanità Luca Zeni nel maggio scorso, della riorganizzazione delle aziende pubbliche servizi alla persona.

In sostanza Zeni ha affermato che l’impostazione iniziale del disegno di riordino delle Apsp è stata profondamente cambiata.

In seguito al confronto con le realtà locali, le stesse aziende, il Consiglio delle autonomie locali, l’aspetto meramente organizzativo è scivolato in secondo piano, ampliando invece il ragionamento all’intero settore del welfare destinato agli anziani.

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Tra breve, ha affermato l’assessore, sarà avviato un tavolo tecnico, al quale parteciperanno anche i rappresentanti del terzo settore, sindacati e servizi sociali, e in autunno verrà presentato il ddl.

TAVOLO TECNICO E PROPOSTA DEFINITIVA – Violetta Plotegher del Pd ha chiesto, prima di tutto, quali tempi si prevedano per questa riforma. Zeni ha detto che sono stati fatti incontri con tutti i soggetti interessati, dai quali è emersa una sostanziale condivisione, anche di fronte all’aumento dei problemi che l’invecchiamento della popolazione comporta. E’ stata apprezzata, secondo l’assessore, soprattutto l’idea di mettere a sistema un servizio di alta qualità. L’idea del Punto unico d’accesso (Pua) ha suscitato qualche preoccupazione, anche per gli aspetti organizzativi che comporta, mentre, ha aggiunto l’assessore, l’idea di creare una nuova filiera decisionale e condivisa. Ora, si farà una nuova serie d’incontri nel merito e poi si aprirà un secondo tavolo, non solo istituzionale, allargato ai servizi sociali, al terzo settore e al sindacato. Questo, ha detto l’assessore alla salute, per approfondire gli aspetti più tecnici. E’ importante però che si sia condivisa l’idea che la frammentazione va superata.

Walter Viola (PT) ha chiesto entro quanto si arriverà a un disegno di legge. Zeni ha risposto affermando che fin qui il lavoro è stato svolto in tempi non lunghi, un paio di mesi per elaborare la proposta e un mese per i confronti, e si vuole mantenere un buon ritmo, arrivando in autunno con un quadro definito. Anche se molto dipende da cosa uscirà dal tavolo tecnico. Da quale strada si sceglierà: se ci si dovrà muoversi in maniera uniforme sul territorio o a velocità variabili. Anche l’assetto del Pua, ha concluso, non è detto che abbia bisogno di atti normativi.

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PASSARE DAGLI INVESTIMENTI SUI MURI A QUELLI SULLE PERSONE – Violetta Plotegher ha detto di condividere la necessità di una riorganizzazione in particolar modo delle Rsa, ma c’è il tema della prevenzione, quello dell’integrazione socio – sanitaria, e l’attivazione di servizi che non siano quelli ad alta intensità sanitaria. Quindi si pone il problema di dove investire: se sulla domiciliarità o la residenzialità. La proposta di Zeni, ha detto, punta alla residenzialità, ma non si può dimenticare che un euro di prevenzione ne fa risparmiare 10. Per questo si deve rilanciare il concetto di assistenza domiciliare. La consigliera ha detto anche di avere perplessità sul Pua, che dovrebbe essere fuori delle Apsp e avere una dimensione pubblica e non essere, invece, nelle mani di chi offre servizi residenziali.

Le case di riposo, ha aggiunto, sono diventare sempre più Rsa a scapito dei servizi intermedi di ospitalità. Nel Pua, inoltre, secondo la consigliera Pd, dovrebbero essere presenti rappresentanti di associazioni e famiglie. Famiglie e associazioni che nel percorso di riorganizzazione sono rimaste nettamente al margine. Ultimo appunto: i 4 distretti sanitari esistenti dovrebbero diventare socio – sanitari.

Per Piero De Godenz (UpT) va chiarito il ruolo che dovranno avere le Comunità di valle nella gestione del Pua. Mattia Civico (Pd) ha detto invece che il tassello fondamentale della riorganizzazione dev’essere l’integrazione socio sanitaria che, in questa riforma, non emerge con sufficiente chiarezza. Si può discutere di Rsa ha chiesto, senza pensare alla necessità di riformare la medicina di base. Quando si farà questo? Si sta pensando, ha detto Civico, prima alle strutture prima che alle urgenze per la tutela della salute. La preoccupazione di “sanitanizzare” l’integrazione sociale, ha ricordato, venne affrontata nella legge sulla tutela della salute proprio perché l’intento era quello della socializzazione della sanità, spostandone sul territorio le regia. La proposta di Zeni, secondo Civico, è, invece, molto sanitaria, ma manca l’integrazione culturale che la politica dovrebbe garantire nei processi d’integrazione. L’invito di Civico è di passare dai muri alle persone e provare a ragionare in termini di riforma della medicina di base, sviluppando welfare di comunità.

SE SI RENDE PIÙ EFFICENTE IL SISTEMA DI COMPROMETTE – Walter Viola (Pt) ha condiviso in parte la posizione di Zeni, ricordando che se si vuole puntare sul welfare generativo va ristrutturata la rete dei servizi. Ma, ha aggiunto, puntando solo a rendere più efficiente il sistema si rischia di comprometterlo. Per questo l’accreditamento del terzo settore nei servizi non può essere fuori da questa riforma. Secondo il consigliere di Pt il punto più critico di questa proposta, che è fatta bene, è il dirigismo. Perché se è giusta la finalità di fare sistema, va tenuto conto di tutti gli attori in gioco. Mentre così com’è inpostata si dà un eccessivo potere alle Apsp, anche rispetto alle comunità di valle che, anche in questo caso, non sono molto valorizzate. Tra l’altro, ha sottolineato Viola, anche sulle fusioni delle Apsp ci sono perplessità perché la realtà dice che sono quelle più piccole quelle che costano meno.

Giuseppe Detomas (Ual) ha anche lui condiviso la pozione di Civico. C’è la necessità di razionalizzare la spesa a fronte dell’invecchiamento della popolazione conservando la qualità, ma si deve agire parallelamente sul piano culturale. La questione dei Pua preoccupa perché va a impattare sulle competenze istituzionali delle comunità di valle.

NON È SOLO UNA RIFORMA ORGANIZZATA – Zeni, di fronte a queste prese di posizione, ha ribadito che il lavoro di riforma è partito con un’impostazione organizzativa, poi il confronto col Consiglio autonomie e le Apsp, ha permesso di capire che il piano organizzativo è tutto sommato secondario. La Bocconi stessa, ha aggiunto, ha chiesto di abbandonare le idee preconcette come quella che unire le strutture fa sempre risparmiare, ma, dall’altra anche quella, di difendere la presenza di 41 cda. Le fusioni, ha detto Zeni, possono servire alla linearità delle decisioni, ma questo è l’unico argomento a favore dell’accorpamenti delle Apsp. Si è partiti, ha ricordato inoltre, dall’analisi dei trend e dalla constatazione che le risorse non potranno aumentare in modo proporzionale ai bisogni di una popolazione sempre più anziana. Non a caso, ha affermato l’assessore, il Consiglio delle autonomie è stato tra i più favorevoli alla riorganizzazione perché c’è una buona governance locale ma non c’è a livello di sistema. Un sistema che, come però, ha detto Violetta Plotegher, deve comprendere tutte le strutture assistenziali, comprese nuove forme come il co – housing. Per tarare i servizi ai bisogni delle persone c’è bisogno di avere tutto il quadro dei servizi offerti dal territorio. Non si può, quindi, banalizzare tutto sulla semplice riorganizzazione amministrativa.

DUBBI SU CENTRO UNICO SU ACCESSO NELLE APSP – Si sono presi in considerazione i dubbi sulla collocazione del Pua nelle Apsp, ha detto ancora Plotegher, ma queste preoccupazioni mettono in luce il fatto che spesso le Apsp non vengono sentite come elementi pienamente pubblici. Forse si potrà collocare nelle comunità di valle, ma ciò che conta è che i Pua siano elementi di raccordo reale tra i servizi. Comunque, ha assicurato l’assessore alla salute, nei prossimi mesi si discuterà quale potrà essere la migliore collocazione del Pua, ma ciò che conta, ha ribadito, è cosa farà. L’assessorato, ha detto inoltre Zeni, nel frattempo, sta lavorando col terzo settore sul fronte dell’accreditamento. Sui medici di medicina generale, tema sollevato da Civico e Violetta Plotegher, c’è un tavolo aperto e l’assessorato sta portando avanti l’idea di una maggiore integrazione. Il tavolo c’è, ma, ha ammesso Zeni, la strada non è facile anche per le resistenze sindacali.

NESSUN TAGLIO ALL’ASSISTENZA – Viola ha ribattuto ricordando che in aula il Presidente Rossi, nel corso della finanziaria, ha detto che i 130 milioni all’anno per gli anziani sono troppi e si è partiti, per questa riorganizzazione, dall’efficienza, anche economica delle strutture. Lo stesso Zeni, ha continuato Viola, ha affermato che quarantuno case di riposo sono troppe e sarebbe meglio che ce ne fosse una sola per comunità. Zeni ha replicando affermando che il dibattito è partito dalla necessità di recuperare efficienza, ma quando è partito il tavolo a metà marzo, anche i seguito alle condizioni poste dalla Bocconi, si sono abbandonate le posizioni preconcette. L’opzione dell’assessorato è stata quella di avere una Apsp per comunità di valle, ma la prospettiva, rispetto alla partenza, è cambiata. Sulle risorse, infine, ha detto che tagli sull’assistenza agli anziani non sono stati fatti e non ne saranno fatti.

Violetta Plotegher ha concluso dicendo che, oggi in commissione, è stata fatta chiarezza sottolineando la differenza tra la razionalizzazione delle strutture e la revisione del welfare. La consigliera ha detto però che manca una mappa dei servizi locali e del volontariato, mappa che servirebbe a evitare i ricoveri. Un lavoro di mappatura che non può fare il Pua così come è pensato.

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