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Trento

Foto tessere per i documenti stranieri, scatta la polemica a Trento.

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La denuncia arriva da alcuni commercianti e supermercati che per consegnare prodotti alimentari e tessere telefoniche ai richiedenti asilo devono richiedere il documento d’identità.

Ebbene, alcuni commercianti trentini hanno evidenziato che i documenti degli immigrati non sarebbero in regola e non rispetterebbero i canoni giuridici della nostra costituzione.

Per ottenere la carta d’identità o qualsiasi altro documento i cittadini stranieri comunitari, extracomunitari o apolidi (ossia senza cittadinanza) residenti in Italia, devono recarsi allo sportello dell’anagrafe muniti di: tre fototessere frontali, recenti e senza copricapo.

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È pur vero che le ultime norme emanate dal governo riportano anche «ad eccezione dei casi in cui la copertura del capo con velo, turbante o altro sia imposta da motivi religiosi, purché i tratti del viso siano ben visibili». Va tuttavia sottolineato che la norma appare alquanto pasticciata, infatti coprendo i capelli e le orecchie è chiaro che i tratti somatici del viso cambiano radicalmente.

Ma nel nostro caso, a confermare quanto alcuni commercianti trentini denunciano, vi sono anche gli operatori del Cinformi che in effetti avvalorano la stessa tesi. Cioè in poche parole dal Cinformi ammettono che quando viene accompagnato un richiedente asilo in questura per il riconoscimento le regole seguite sono diverse da quelle Italiane.

Sul documento d’identità che viene rilasciato dalla questura infatti la fotografia delle donne appare sempre con i capelli e le orecchie coperte per via del velo.

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Secondo alcune voci pare che siano gli stessi operatori del Cinformi ad insistere presso le forze dell’ordine perché comunque sia chiuso un occhio su questo iter che appare certamente in contrasto con la legge vigente, e che risulta incongruente rispetto ai comportamenti che tutti i cittadini della UE devono tenere in questi casi. Ma sono gli stessi immigrati che al cospetto delle forze di polizia si rifiuterebbero in modo assoluto di consegnare delle fotografie con il capo scoperto.

Va detto che questa inversione di tendenza da parte dello stato italiano ha radici nel lontano 2004 quando Abdullah, uno dei tanti immigrati che hanno convertito il loro documento di guida con la patente italiana, è riuscito a ottenere, presso la motorizzazione di Cremona, che sulla nuova patente venisse incollata la fotografia del suo volto con i capelli nascosti da un copricapo, come la sua religione impone, nonostante la legge italiana allora lo vietasse.

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L’immigrato ha insistito talmente tanto con la sua richiesta che l’ingegnere capo della Motorizzazione di Cremona, Giovanni Lanati, si è rivolto al ministero dei Trasporti segnalando i numerosi casi analoghi a quello di Abdullah. Dopo un secco rifiuto ministeriale, la situazione, probabilmente in seguito alle richieste inoltrate da varie città è cambiata. E dopo qualche giorno è arrivata la circolare che, per gli immigrati, è legittima sulla patente la fotografia del titolare con in testa un cappello «per esigenze religiose».

Le foto del titolo riportano le fototessere valide e quelle che non hanno i canoni per il riconoscimento sui documenti insieme ad una normale fototessera di una donna Europea. Il filo fra due delle foto è talmente sottile che appare difficile capire quale delle due possa andare bene. È chiaro che subentra allora l’interpretazione di chi deve certificare il riconoscimento del soggetto straniero, cioè le forze dell’ordine preposte per questo lavoro.

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