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Italia ed estero

Gli sprechi dell’Europa. Ecco quanto ci costano

Il primo luglio 2014 Matteo Renzi, inaugurando il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea aveva annunciato con toni trionfali l'operazione Open Data. Cioè la possibilità che le spese sostenute dall'unione siano rese note online per garantire la trasparenza ai cittadini. Peccato che i conti erano già online da anni sul sito dedicato al diritto dell'Unione Europea. 

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Il primo luglio 2014 Matteo Renzi, inaugurando il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea aveva annunciato con toni trionfali l'operazione Open Data. Cioè la possibilità che le spese sostenute dall'unione siano rese note online per garantire la trasparenza ai cittadini. Peccato che i conti erano già online da anni sul sito dedicato al diritto dell'Unione Europea. 

Per scoprire come la burocrazia europea investe i fondi comunitari basta avere la pazienza di spulciare le 921 pagine del bliancio 2014 della Commissione, (in attesa di quello del 2015) come hanno fatto i giornalisti del sito eunews.it. Le cifre che emergono sono illuminanti: quest'anno l'Unione ha speso la bellezza di 138 miliardi di euro.

Visto che siamo investiti dal referendum Brexit che ha sancito l'addio della Gran Bretagnia all'Europa pensiamo che solo nello stato d'oltre Manica Junker – attraverso la UE – detiene a busta paga oltre 1.200 dipendenti che lavorano per Bruxelles. E adesso cosa dirà il povero Junker a questi dipendenti destinati ad andarsene a casa? Ed è quindi capibile quando dice che il divorzio con la Gran Bretagna non sarà consensuale 

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Ma andiamo nello specifico per capire quanto costa tenere in piedi quello che in molti chiamano «Il carrozzone Europa». Quasi due miliardi di euro vengono spesi ogni anno per mantenere il personale delle varie sedi istituzionali. A questi si vanno ad aggiungere altri 127 milioni di euro che l'Europa spende per mantenere le sue sedi di rappresentanza nei vari stati membri. La burocrazia assorbe un altro miliardo di euro per la voce "amministrazione della Commissione". Tutti soldi che si perdono tra l'affitto delle varie sedi e il pagamento di polizze assicurative e utenze, come luce, gas e rifiuti.

Di questa cifra quasi 65 milioni vengono bruciati per mantenere la sede distaccata in Lussemburgo, tante volte portata ad esempio degli sprechi dell'Euro burocrazia. 

Male la spesa complessiva per quanto riguarda i vari capitoli legati alla sicurezza. La cifra in bilancio ammonta a 741 milioni di euro: 80 destinati all'Europol, 80 al programma di tutela delle frontiere comuni Frontex e 150 per la lotta e il contrasto della criminalità organizzata trasnfrontaliera, mafie italiane in testa. 

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Male anche la voce legata alla giustizia che si deve far bastare 150 milioni di euro annui. Magrissime anche le risorse destinate alla politica estera che ammontano a poco più di 723 milioni di euro. Nello specifico, l'alto rappresentante di allora, Federica Mogherini, ha avuto in gestione nel suo semestre di presidenza poco più di 300 milioni di euro. Sempre per quanto riguada l'azione estera dell'Unione un miliardo di euro è previsto per stanziamenti e aiuti umanitari "per la supervisione dei progetti, la promozione e lo sviluppo delle iniziative volte a migliorare il coordinamento e la cooperazione con gli Stati extra europei"

Se la cava un pò meglio chi deve gestire le politiche per l'istruzione. I progetti formativi patrocinati dall'Ue hanno a disposizione ogni anno due miliardi di euro di fondi. Di questi quasi i tre quarti sono impiegati per proseguire il programma studentesco Erasmus che"promuove l'eccellenza e la cooperazione nei settori dell'istruzione, della formazione e della gioventù in Europa".  

Bilancio a parte senza dubbio migliorabile con una vera Spending Review, il fenomeno che sta facendo crollare l'Europa unita pare essere l'immigrazione che è diventata il più grande esodo della storia contemporanea, verso il quale l'Europa si è trovata impreparata sottovalutandone le gravi problematiche sociali. 

PROFUGHI, QUANTO COSTA MANTENERLI – L’Italia è tra i Paesi più generosi d’Europa ma la Germania e la Svezia ci battono. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, basate sui dati disponibili per i Paesi Europei, l’Italia nel 2016 sta spendendo per rifugiati e richiedenti asilo lo 0,24 del proprio Pil, cioè più della media Europea ma meno della Germania (0,35) e soprattutto di Stati del Nord Europa come la Svezia, che detiene il record dell’1%. Ma i costi sono in crescita: nel 2014 l’Italia ha speso lo 0,17% del Pil, nel 2015 lo 0,20% e, come detto, nel 2016 arriverà ad una spesa dello 0,24%

I barconi arrivano da noi ma l’Europa ci aiuta poco – L’Unione Europea si fa carico solo di una piccola parte dei costi fiscali immediati sopportati dai Paesi che accolgono più profughi. Nel settembre 2o15, la commissione  europea ha deciso di aumentare le risorse dell’Unione destinate ai profughi da 1,7 miliardi di euro (0,01% del Pil europeo) a 9,7 miliardi di euro (0,07 %), trasferendole da altre parti del budget. E’ chiaro che alle nazioni che arrivano a spendere oltre lo 0,2% del Pil come l’Italia, non basta. 

Questi soldi in più, inoltre, saranno spesi per il programma Frontex, per sostenere i Paesi membri nella gestione delle frontiere e degli immigrati, attraverso il Fondo Europeo per l’Immigrazione e l’Integrazione, per i trasferimenti collegati ai  programmi di trasferimento e ricollocazione e in aiuti a Paesi esterni all’Unione, per esempio la Turchia, che accoglie molti profughi siriani.

Ma quello che lascia maggiormente perplessi sono le decisioni che vengono prese talmente lentamente da non essere nemmeno più attuali, volete un esempio? vi ricordate la tragica morte degli 800 immigrati nelle acque del Mediterraneo. L'indomani la sollevazione è stata unanime, i politici scandalizzati nei talk show, confronti, incontri, articoli di giornale inneggianti alla vergogna. Ebbene, tutto il «baraccone mediatico» indignato è durato circa 15 giorni dopo di che arrivederci a tutti e ognuno per suo conto, Europa compresa. 

Ma c'è anche un altro dato su cui riflettere, infatti l'Italia versa all'Ue molto più di quanto riceve. Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, come contributo finanziario netto allo sviluppo, l’Italia ha dato nel periodo 2007-2014, ben 139,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, solo 71,8. È lecito chiedersi dove vanno a finire gli altri.

 

 

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