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Italia ed estero

Brexit: l’Ue non tratterà il Regno Unito come Svizzera e Norvegia

Non sarà un divorzio consensuale”, ci ha tenuto a precisare il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, parlando dell’ormai inevitabile uscita del Regno Unito dall’Ue.

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Non sarà un divorzio consensuale”, ci ha tenuto a precisare il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, parlando dell’ormai inevitabile uscita del Regno Unito dall’Ue.

Bruxelles e le capitali europee sono in fermento, alla ricerca di una risposta in grado di evitare l’effetto domino e rilanciare il progetto di integrazione europea. La stampa italiana e straniera sono concordi nel ritenere che l’errore più grave che l’Unione europea potrebbe ora commettere, sarebbe quello di girarsi dall’altra parte, senza introdurre le riforme di cui la costruzione europea ha necessariamente bisogno per restare in piedi.

Oggi Frank Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco, incontrerà i suoi colleghi che rappresentano gli altri cinque Paesi fondatori, compreso il nostro Paolo Gentiloni. Stasera il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è atteso per una cena informale a Parigi, con il Presidente della Repubblica francese Francois Hollande. Lunedì, poi, i due saranno a Berlino, per incontrare la cancelliera tedesca, Angela Merkel, prima del vertice tra i capi di stato e di governo degli ormai 27 Stati membri, che si terrà martedì e mercoledì prossimo.

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Come negoziare l’uscita del Regno Unito? Questa la principale questione sul tavolo. Dare una lezione o fare una (pericolosissima) eccezione? Il quotidiano tedesco Die Welt racconta che il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, avrebbe già in serbo un piano per fare di Londra un “paese associato”, al fine di ridurre le perdite per l’economia tedesca e instaurare con Londra una “relazione speciale”.

Ma c’è un altro tedesco, l’influente capogruppo del Partito Popolare europeo, Manfred Weber, anche lui del partito della cancelliera, che scarta a priori la tesi della “relazione speciale”, sul modello di Svizzera e Norvegia. Intervenendo dalle colonne del Corriere della Sera, Weber afferma: “Spieghiamoci bene. La Svizzera e la Norvegia non sono membri dell’Ue ma hanno deciso di rispettarne e accettarne gli impegni. Cioè hanno accettato una riduzione della loro sovranità. Con la Gran Bretagna, che membro dell’Ue ha scelto di non esserlo più, noi tutti vogliamo certamente essere partner, amici. Ma una “relazione speciale” comporterebbe appunto che Londra accettasse una riduzione della sua sovranità. E questo mi sembra davvero un tasto molto difficile. Anche perché Londra ora chiede esattamente il contrario”.

Parole chiare, che riprendono quelle, che qualche giorno fa, Weber ha usato in un’intervista all’ANSA, prima del referendum: “Non è leale quello che Boris Johnson va dicendo agli inglesi, ovvero che dicendo 'no' potranno ottenere un 'Trattato per l'uscita' e con questo persino un miglior rapporto con la Ue. Questo non succederà mai. Se trattativa ci sarà, sarà per tagliare i rapporti. Nessuno lo vuole, ma se gli elettori andranno in questa direzione non ci sono altre scelte. E deve essere chiaro che in quel caso noi dovremo difendere gli interessi dei settori finanziari di Roma, Francoforte e Parigi e non più quelli della City di Londra. Stiamo discutendo di rompere un rapporto: dovremo difendere gli interessi degli altri 450 milioni di cittadini della Ue”.

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I nodi che dovranno essere sciolti nei prossimi giorni sono tantissimi. Che fare del Commissario europeo britannico, Jonathan Hill, responsabile per gli affari finanziari? L’opinione che domina a Bruxelles è che Hill debba lasciare subito il suo posto, così come i 73 eurodeputati inglesi dovrebbero essere subito privati del loro diritto di voto (e del loro stipendio). E non dimentichiamo che nel secondo semestre del 2017 spetterebbe alla Gran Bretagna detenere la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Non si può aspettare che passino i due anni previsti per la fine dei negoziati, Londra nella pratica è già fuori e sarebbe privo si senso che nel 2017 assumesse la guida dell’Unione europea, fanno sapere a Bruxelles.

Negoziati che potrebbero durare anche meno di due anni, almeno secondo Weber. “Bisogna che i negoziati comincino immediatamente. E che durino un anno, non due. Non accetteremo certo che abbiano inizio a ottobre, dopo la nomina di un nuovo premier a Londra”, taglia corto il capogruppo della famiglia politica più rappresentata in Parlamento europeo.

 
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