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La parola al direttore

Misuratori di calore nei condomini: una nuova «tassa» occulta

Una nuova tassa "occulta" (fino ad un certo punto) introdotta dalla normativa europea (Direttiva 2012/27/UE) e nazionale (d.lgs 4/2014), è imposta per i condomini con l'installazione, a partire dal 1 gennaio 2017, di sistemi di termoregolazione degli ambienti e la contabilizzazione autonoma del calore.

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Una nuova tassa “occulta” (fino ad un certo punto) introdotta dalla normativa europea (Direttiva 2012/27/UE) e nazionale (d.lgs 4/2014), è imposta per i condomini con l’installazione, a partire dal 1 gennaio 2017, di sistemi di termoregolazione degli ambienti e la contabilizzazione autonoma del calore.

Ovviamente, l’installazione di questi sistemi non è gratuita e l’onere finanziario (visti i preventivi in circolazione) non è affatto trascurabile, gravando sulle spalle dei condomini che di questi tempi, sollecitati dagli amministratori, sono chiamati a deliberarne l’acquisizione.

Sul piano tecnico-normativo, la misurazione del calore può avvenire, a seconda della struttura dell’impianto centralizzato di riscaldamento, in due modi: direttamente o indirettamente.

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Nella contabilizzazione diretta, il calore ceduto è calcolato dalla portata di acqua calda, in quella indiretta, il ripartitore di calore (strumento applicato su ciascun radiatore) stima il calore ceduto all’ambiente, tenendo conto delle caratteristiche del radiatore, alla sua temperatura e a quella dell’ambiente.

Inoltre, i contabilizzatori diretti sono strumenti omologati, i ripartitori indiretti, invece, non lo sono.

La conseguenza è che la richiesta di un corrispettivo economico da parte dell’amministrazione condominiale per l’erogazione di calore misurato con il metodo diretto è legittima, mentre i ripartitori di calore (strumenti di misurazione indiretta) non soddisfacendo i requisiti di cui alla Direttiva 2004/22/CE del 31 marzo 2004 (nota come Direttiva MID, recepita con il decreto legislativo n. 22/2007) sono unità di misura aleatori e non unità di misura legali.

Qualsiasi pretesa economica, fondata su quelle misurazioni, anche in presenza della delibera delle assemblee condominiali, è molto discutibile, se non addirittura nulla.

La conseguenza immediata è che se i misuratori sono illegali, non possono essere sanzionati chi non li installa e al medesimo tempo non possono godere di benefici fiscali chi, invece, li installa.

Un consiglio. Attenzione particolare, dunque, nelle assemblee condominiali perché ribadisco che la misurazione del calore è obbligatoria solo se tecnicamente possibile o efficiente in termini di costi e proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. Gli amministratore sono chiamati a verifiche preventive prima di qualsiasi installazione, nell’interesse del condominio.

Ultima annotazione. L’ INRIM (ovvero l’istituto statale di ricerca metrologica) con sede in Torino ha provato gli strumenti di misurazione indiretta (installati sui radiatori) accertando margini di errore che vanno dal 10% fino al 40%, ben oltre il 5%, limite di errore massimo previsto dalla normativa. E, a conferma, è giunto uno studio dell’ENEA con risultati analoghi.

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La parola al direttore

Antonio ti avrei preferito anonimo ma vivo

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Magari io la penso diversamente da te, ma so che lavoro facevi e che eri un giovane che credeva nei suoi ideali. (altro…)

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Spray urticante nelle aule, scherzo alla Bart Simpson. La scuola non punisce, meglio i lavori sociali

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Foto Rai

La scuola media Eccher Dall’Eco non crede nella punizione o comunque nella severità verso i ragazzi che hanno spruzzato lo spray urticante nel condotto di aerazione. (altro…)

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Indagine all’ Università: tutti tranquilli e sereni, a cominciare dal Rettore

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Che l’Università trentina abbia raggiunto traguardi importanti, moltissimi ne sono convinti.

Tra questi, sicuramente anche il sottoscritto che ebbe fiducia in quel progetto tant’è che si iscrisse, allo spirare degli anni ’60 all’allora Istituto Superiore di Scienze Sociali, padre dell’odierno Ateneo, conseguendo in quel periodo molto turbolento (è solo un eufemismo) la laurea.

Ricordo – l’occasione è buona per farlo – che la felice intuizione di Bruno Kessler fu ostacolata paradossalmente solo dal partito comunista, mentre uno dei leader del ’68 trentino (ricorre quest’anno il 50° anniversario) quell’Italo Saugo, notissimo alle cronache di allora, non disdegnava salire numerose volte le scale del Palazzo di via Belenzani, ove aveva la sede il MSI, per “conquistare”, in barba ad ogni pregiudizio antifascista, l’appoggio anche di quel partito per il riconoscimento statale della facoltà di sociologia.

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Tuttavia, al di là dei ricordi, la bufera giudiziaria che ha travolto nei giorni scorsi anche il buon nome dell’Ateneo, oltre ad alcuni indagati, docenti e amministrativi, che risponderanno per specifici reati, non è molto diversa da quella già vissuta da altre università italiane.

«Mal comune mezzo gaudio?» Manco per sogno. Il malaffare, ovunque si annidi, va drasticamente stroncato.

E non bastano nemmeno le quattro belle parole (molto di circostanza) del Rettore per fugare i nuvoloni neri di uno scandalo che si potrà estendere in altri dipartimenti in modo da coinvolgere l’Ateneo nel suo insieme.

Non è nemmeno un pregiudizio pensare che dentro l’università, palestra del sapere, si possa esercitare il malaffare.

Spesso e volentieri l’università è un “buco nero” e non sempre la sua amministrazione è trasparente, a cominciare dal reclutamento accademico e dal potere che esercita.

Non occorre scomodarsi molto per provare i legami molto intensi tra la politica (Provincia) e l’Ateneo trentino: Trento Rise, Edilizia Universitaria, Studentato, Biblioteca, Festival dell’economia ecc. ecc. ecc.

Per restare in tema (l’indagine in corso) e a dimostrazione di ciò che scrivo, mi soccorrono due interrogazioni che il consigliere Delladio presentò una decina d’anni fa……. Ma tutti, magistratura compresa, volsero lo sguardo altrove.

Cito i titoli: interrogazione n. 330 del 16 aprile 2009 “Incarichi di consulenza all’Università degli Studi di Trento” (1) e interrogazione n. 817 del 22 settembre 2009 “Perché la provincia occulta talune consulenze? N. 2 – Incarichi di consulenza a professori, collaboratori e dipendenti dell’Università stessa“. (2)

Leggendo le interrogazioni e le relative risposte, rispettivamente ( 3) e (4) che pubblichiamo a piè pagina, si evince che il “bubbone” ha origini antiche ……

(1) Interrogazione n. 330/09 del consigliere Mauro Delladio

(2) Interrogazione n. 817/09 del consigliere Mayro Delladio

(3) risposta all’interrogazione n. 330/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

(4) risposta all’interrogazione n. 817/09 del presidente della Provincia Lorenzo Dellai

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