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Trento

Legge sulla «Buona scuola», critiche dalla sinistra al PD

Un riforma della «Buona scuola» che avrà una sua coda polemica, dopo il no secco dei sindacati, i pal di pancia del PD e di numerosi docenti e l'alzata di scudi dell'arciGay che ha pesantemente criticato la riforma e soprattutto il PD che alla fine ha accettato l'ordine del giorno che offre la scelta ai genitori di tenere a casa i propri figli dalle lezioni anti omofobia, i cosi detti «percorsi Gender» per intenderci. 

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Un riforma della «Buona scuola» che avrà una sua coda polemica, dopo il no secco dei sindacati, i pal di pancia del PD e di numerosi docenti e l'alzata di scudi dell'arciGay che ha pesantemente criticato la riforma e soprattutto il PD che alla fine ha accettato l'ordine del giorno che offre la scelta ai genitori di tenere a casa i propri figli dalle lezioni anti omofobia, i cosi detti «percorsi Gender» per intenderci. 
 
«Mentre il comma 16 della legge nazionale sulla scuola, “La buona scuola”, sulla quale comunque molto ci sarebbe da dire, promuove “nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”, il Consiglio Provinciale di Trento si fa promotore di una sperimentazione in salsa trentina, riduttiva rispetto al testo nazionale.

Una nuova dimostrazione di impotenza, da parte di buona parte del centro sinistra autonomista, ha decretato l’opzionalità dei corsi sull’educazione di genere e contro l’omofobia, lanciando ai genitori l’ennesimo zuccherino per rendere appetibile una legge legittimamente contestata, fin dall’inizio, dagli insegnanti».- Questo il severo giudizio di SEL Trentino sulla scelta di rendere facoltativa la partecipazione a momenti educativi e formativi di alto livello, che hanno l’obiettivo primario di formare nei giovani una profonda sensibilità civica.

«La scuola può e deve educare i futuri cittadini alla conoscenza e alla sperimentazione delle regole del gioco democratico per poter, un domani, operare delle scelte consapevoli, critiche, senza pregiudizi, evitando di lasciarsi condizionare da falsi valori. Sebbene da anni, in Italia e in Europa si parli di educazione al rispetto di genere, tesa a decostruire tutti gli stereotipi, pochi passi sono stati fatti e siamo ancora fermi al palo del pregiudizio e della paura, cui la decisione presa ieri dal Consiglio Provinciale ci costringe ancora una volta.» – dichiara in una nota Renata Attolini, co portavoce di SEL-Sinistra Italiana del Tretino

Sulla stessa linea Antonia Romano, consigliere comunale dell'Altra Trento a sinistra che esprime sdegno e disapprovazione per quanto accaduto ai danni della scuola pubblica trentina. «Recepire e addirittura peggiorare la legge sulla Buona scuola indica come questa autonomia sia ormai da rivedere e rivalutare. Il baratto tra maggioranza e opposizione di destra anche di coalizione, si è basato sull'approvazione di un ordine del giorno, quello sull'omofobia,  apparentemente inutile ma pericolosissimo dal punto di vista politico e sociale. Il PD sempre più genuflesso, fragile e spaccato ha permesso, nei fatti, l'approvazione di norme che contribuiranno alla demolizione della scuola pubblica. Ridicola l'approvazione dell'ordine del giorno che impone le divise a scuola, segno evidente di ipocrisia populista che vuol nascondere sotto il grembiule la disequità  crescente della nostra scuola» – dichiara Romano in una nota

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