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Trento

Casa ITEA – Il sogno che si può traformare in incubo

Per una madre sola, con tre bambini piccoli, e con un lavoro a tempo determinato in scadenza con forti probabilità di non essere rinnovato, ricevere la telefonata dell'ITEA, che le comunica la disponibilità di un appartamento per lei e i suoi figli, è uno di quei momenti che fanno la differenza nella vita, ma purtroppo quello che è successo alla nostra lettrice si è presto trasformato in sgomento e incredulità.

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Per una madre sola, con tre bambini piccoli, e con un lavoro a tempo determinato in scadenza con forti probabilità di non essere rinnovato, ricevere la telefonata dell'ITEA, che le comunica la disponibilità di un appartamento per lei e i suoi figli, è uno di quei momenti che fanno la differenza nella vita, ma purtroppo quello che è successo alla nostra lettrice si è presto trasformato in sgomento e incredulità.

E' quello che è successo una volta fissato l'appuntamento per vedere l'appartamento che ha dell'incredibile, ma andiamo con ordine: una volta contattata, l'addetto ha fissato per il giorno successivo la visita al palazzo dov'è disponibile l'appartamento, in zona Centochiavi, splendida e perfettamente servita, l'ideale quindi, ma già arrivando sotto il palazzo l'impressione è quella di essere magicamente trasportati altrove, non di certo nella civile, pulita e ordinata Trento.

Muri che si sgretolano, muffa e piante che crescono tra le crepe, stalattiti di qualcosa non ben precisato che pendono dal soffitto dell'entrata del palazzo, oltre a sporcizia e degrado generalizzato e una raccomandazione: non andate nella parte dietro del giardino comune, (in realtà una striscia di erba incolta e qualche albero sul retro del palazzo), c'è il cane che vive fuori di qualche non precisato padroncino.

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E così era: una cuccia malconcia e mezza marcia, piazzata in mezzo a un'area fangosa dove l'erba non cresce visto che il cane, legato alla cuccia, non può far altro che girare lì in quei quattro o cinque metri quadrati e più in là, in un angolo sotto al muretto di cinta, il punto in cui la povera bestia fa i bisogni, che ovviamente rimangono lì, evidentemente qualcuno ha pensato che ci pensa la pioggia a pulire, prima o poi.

Il vano scale non è da meno: sporcizia e incuria ovunque, ne più ne meno di quel senso di degrado e abbandono che già la porta d'ingresso all'androne tradiva, semi divelta, tanto quanto gli infissi delle finestre delle scale che cadono a terra, arrugginiti dalle infiltrazioni che scendono dal tetto.

Una volta di fronte alla porta d'ingresso dell'appartamento arriva la sorpresa più grande: non possono vederlo, prima devono firmare il contratto e impegnarsi con ITEA, poi, una volta che avranno le chiavi, potranno vederlo.

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Indubbiamente non possiamo certo essere prevenuti nei confronti dell'appartamento in se, visto che non le è stato concesso di vederlo, magari è perfettamente ristrutturato e in ottime condizioni, ma la logica vuole, visto il livello di abbandono, degrado e incuria del resto dello stabile, che gli interni non saranno poi tanto meglio e una donna dovrebbe portare tre bambini in un posto del genere?

I piccoli, la prima cosa che hanno detto alla loro mamma, vedendo solo l'esterno del palazzo è stato "Non verremo mica a vivere qui mamma?" e l'hanno detto con la preoccupazione sincera dei bambini e come dar loro torto?

E' mai possibile che, nel 2016, nel tanto glorificato Trentino Autonomo, ITEA non sia in grado di gestire in maniera quantomeno decente uno stabile come quello che abbiamo visto?

Così come ci viene da chiederci, perché obbligare le persone ad accettare l'appartamento a scatola chiusa, dopo uno spettacolo del genere, ma soprattutto con la premessa che un eventuale rifiuto avrà la conseguenza di venir esclusi dalle liste di assegnazione per i prossimi cinque anni?

Capiamo il senso di "sanzionare" chi rifiuta un appartamento ITEA, è concettualmente giusto, ma obbligare le persone ad accettare in quelle condizioni, non è umanamente giusto, forse di dovrebbe prima assicurare una sistemazione dignitosa, almeno per gli standard del Trentino, e poi si potranno mettere condizioni capestro e che, alla fine, penalizzeranno una madre che, non volendo crescere i suoi figli in quelle condizioni, dovrà vedersi esclusa per cinque anni dalla possibilità di avere assegnata una casa ITEA e quello che in un primo momento era un sogno che si avverava, in poche ore è diventato un incubo che lascia sgomenti.

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