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Trento

Conclusa la discussione generale sul ddl Buona Scuola. Rossi cerca un’intesa

Si è conclusa, nell'aula del Consiglio provinciale, la ​discussione generale sulla Buona Scuola. La seduta è stata sospesa su richiesta del Presidente Rossi per valutare emendamenti e ordini del giorno e cercare una modalità per continuare la discussione del ddl. ​ 

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Si è conclusa, nell'aula del Consiglio provinciale, la ​discussione generale sulla Buona Scuola. La seduta è stata sospesa su richiesta del Presidente Rossi per valutare emendamenti e ordini del giorno e cercare una modalità per continuare la discussione del ddl. ​ 
 
Sul disegno di legge della «buona scuola» gravano oltre 13mila emendamenti presentati in gran parte dalla minoranza, e il tentativo del governatore di trovare una possibile mediazione è caduto nel vuoto. Due i punti dove pare impossibile trovare l'accordo; la chiamata diretta dei docenti e gli ambiti d'insegnamento. Per l'approvazione della legge è prevista una vera e propria maratona, infatti dopo la riunione dei capigruppi il presidente Dorigatti ha riferito circa gli orari di lavoro.
 
Domani 8 giugno si andrà dalle 9 alle 13, poi dalle 14 alle 19 e dopo cena dalle 20 alle 24. Venerdì si tornerà ancora in aula alle 9 per proseguire ad oltranza senza interruzioni (quindi anche sabato e domenica con l'unica eccezione di mercoledì pomeriggio, quando i consiglieri si trasferiranno a Bolzano per la seduta già programmata del Consiglio regionale) limitando le pause allo stretto necessario. 
 
La legge così com'è ha detto Filippo Degasperi (5 Stelle) stravolge quella di Salvaterra che rimane, secondo lui, una buona legge. Per le scuole professionali, a differenza delle altre, l'ambito territoriale coincide a quello provinciale, un ulteriore elemento di discriminazione degli insegnanti delle professionali. Quindi, se la Pat aprisse un Cfp a Vermiglio, un insegnane occupato a Levico , ha detto Degasperi, dovrà spostarsi senza discutere. Degasperi ha detto di non aver presentato un emendamento, ma questa situazione di subalternità va sanata con una soluzione unanime. In generale, il consigliere 5 Stelle ha ricordato che la chiamata diretta degli insegnanti non è imposta da Roma, ma è partita da Trento e ha ribadito che indicazioni sono venute da alcune associazioni, come Treelle, che rappresentano gli interessi forti, come quelli rappresentati da Confindustria.
 
Uno degli obiettivi della riforma, non a caso, è quello di avere una scuola più docile. In questa riforma, ha detto, si è passati da don Milani al monsignore che lavora nella Treelle. Una scuola basata sulla leadership e sull'imprenditorialità, invece, che sullo sviluppo delle qualità umane dei giovani. Una svolta che ci fa tornare a prima del '62, che spazza via i principi della legge Salvaterra.
 
Rodolfo Borga (Civica Trentina) ha ricordato che fulcro della scuola sono studenti e famiglie, ma il centro dell'argomento di questo ddl, seppur importante, invece è il trattamento degli insegnanti. La scuola, ha ricordato, è fondamentale per creare la classe dirigente. Il boom degli anni '60 è derivato dalla qualità soprattutto dei manager pubblici dell'Iri. Una classe dirigente smantellata negli anni successivi che si era formata con la riforma Gentile improntata al rigore. Su questo terreno ci si deve chiedere se questa riforma serve, ha detto Borga.
 
Sulla valutazione degli insegnanti ci sono state anche dichiarazioni dei sindacati in base alle quali gli insegnanti non sarebbero del tutto contrari a farsi valutare. Il problema però è come raggiungere questo obiettivo, si deve trovare un sistema per verificare i risultati. Sistema che non può basarsi sull'autovalutazione. Anzi, su questo si deve alzare il tiro, potenziando magari gli strumenti che già ci sono. Borga ha poi introdotto la questione della mozione contro l'omofobia chiedendo quale sarà la libertà del docente nei confronti delle direttive emanate sotto il controllo di Arcigay.
 
In conclusione, il consigliere ha detto che un punto di contatto tra opposizione e maggioranza si dovrà trovare. Non ci sarà, ha detto Borga, ostruzionismo fine a sé stesso, perché le elezioni l'hanno vinte il centro sinistra, ma l'ordine del giorno sulla mozione sull'omofobia è pregiudiziale.
 
Walter Viola (PT), ricordando che la scuola è materia concorrente anche se importante, ha ricordato che per il varo della riforma Salvaterra ci fu un lavoro comune che andò oltre la maggioranza.  Di riforme, negli ultimi anni ne sono state fatte ben quattro, quindi la scuola e l'università sono state al centro di grandi cambiamenti. Il che testimonia che le riforme in se stesse non significano nulla, perché ciò che conta è la loro qualità.  Il sistema scolastico, ha ricordato poi, include a pari dignità le paritarie. Anche nella discussione di questa riforma si è parlato poco dell'educazione dei ragazzi e molto di più sulle questioni di struttura. Viola ha detto di aver firmato l'ostruzionismo proprio per riportare al centro della riforma gli studenti.
 
Gli emendamenti di Pt riguardano il curriculum del docente, il contributo del collegio docenti nella scelta degli insegnanti. Su questo, ha detto Viola, se si vuole passare ad una scuola dell'Autonomia si deve temperale la managerialità per spostare il peso sui consigli di istituto per rendere la scuola comunitaria. L'autonomia scolastica deve alzare la qualità dell'insegnamento e non diventare localismo, per questa va data centralità alla comunità e alle famiglie.
 
Sul fronte della valutazione i parametri sono fondamentali per avere un'idea chiara dell'impatto della scuola. Viola ha concluso ricordando l'odg che riporta al centro le scelte della famiglia nel rapporto con la mozione sull'omofobia e se su questo non ci sarà chiarezza il consigliere ha detto userà tutto il tempo a sua disposizione.
 
Per Violetta Plotegher (Pd) questo è un momento importante della legislatura. Ha detto di aver condiviso la presentazione di Rossi e di ritenere il cammino educativo fondamentale per la creazione di una comunità. Nella scuola si deve operare per riconoscere il valore delle differenze, ma i cambiamenti vanno riempiti di contenuti. La scuola va vista come sistema educativo e poi come sistema didattico, questo per arrivare, prima del saper fare, al saper essere. Il rapporto scuola lavoro deve dare l'occasione di sperimentare le life skill e la scuola dev'essere un'agenzia e non una azienda di crescita. Non amo ha detto, infine, Plotegher il termine meritocrazia perché richiama una gerarchia, la meritorietà invece richiama al principio di eguaglianza delle opportunità. Centrale, ha concluso, è la dimensione educativa della scuola.
 
Per Marino Simoni (PT) il ddl va nella direzione giusta e non c'è, da parte di Pt, una posizione pregiudizialmente negativa. Una scuola che deve essere legata alla comunità e anche per questo, per rafforzare  l'Autonomia, la legge in discussione deve uscire dal Consiglio perché altrimenti si dovrà adottare quella dello Stato. Lo sforzo di armonizzare le norme trentine con quelle nazionali non implica rinunciare all'autonomia del sistema scolastico trentino e gli emendamenti di PT vanno in questa direzione. Emendamenti che rafforzano il sistema delle paritarie, che approfondiscono le criticità degli ambiti, i problemi legati al ruolo dei dirigenti nella scelta dei docenti. Anche Simoni ha ricordato l'odg che si affianca a quello di Borga. Su questo, ha detto Simoni, le pregiudizialità di sono. Il ruolo centrale della famiglia in campo educativo va ribadito.
 
Claudio Civettini (CT) ha preso di nuovo la parola per affermare, in sostanza, che la maggioranza in realtà non è molto unita su questa riforma ed ha sottolineato l'importanza dei precari nella scuola trentina.
 
Maurizio Fugatti (Lega)ha insistito sulla questione degli accorpamenti delle scuole di Torcegno e Avio. Per Torcegno l'accorpamento è stato spostato di un anno, per Avio no. Tra gli emendamenti e odg di Fugatti ce n'è uno che riguarda l'accorpamento di Avio, poi c'è quello dell'omofobia con quale si vuole inserire il consenso per le attività sull'affettività, un altro odg, prendendo spunto dalla scuola di Brentonico, riguarda la presenza dei  crocefissi nelle scuole, quindi la maggioranza ha un terreno sul quale avviare una trattativa.
 
​Il Presidente Rossi ha replicato, a conclusione della discussione generale, affermando che non ci sono elementi sostanziali da aggiungere. Ha ribadito che ci sono punti di miglioramento in alcuni emendamenti presentati anche se la quantità degli emendamenti pone difficoltà per individuare quelli che possono essere accolti. Rossi ha continuato, di fatto sull'ordine dei lavori, proponendo all'Aula una sospensione di un'ora per valutare, come ha detto, un congruo numero di emendamenti e odg. 
 
Nella discussione generale sono intervenuti Civettini, Fugatti, Maestri, Giovanazzi, Detomas, Tonina, Giuliani e, per ribattere ad alcun critiche, il presidente Rossi. Il governatore ha anche "aperto" al recepimento in aula degli emendamenti migliorativi proposti da una parte delle minoranze. Si torna in aula alle 14. 
 
Nella mattinata Civettini aveva sbarrato la strada a qualsiasi negoziato per la paura che la gestione della scuola diventi solo politica  e ricordando che sono gli stessi studenti che chiedono le sei giornate in classe e non le cinque come prevede la nuova legge. Fugatti invece ha messo il dito nella piaga ricordando che senza la mozione sull'omofobia le minoranze avrebbero presentato molti emendamenti in meno.  
 
Al netto della questione omofobia – che per Fugatti c'entra comunque, eccome, con il ddl sulla scuola – nel merito del testo la volontà di ostacolarne l'approvazione è per le opposizioni "doverosa". Specialmente sul tema dell'accorpamento delle scuole. "Questa volta – ha tuonato il consigliere – mi opporrò con tutte le forze alle scelte di sopprimere gli istituti contro la richieste delle comunità interessate". Secondo Fugatti il ddl prevede uno svilimento della scuola pubblica sul piano "politico", perché permette al dirigente totale discrezionalità nella scelta dei docenti e mette nelle mani degli studenti la valutazione degli insegnanti.
 
Per Lucia Maestri il dirigente dev'essere un leader educativo che premia i docenti migliori. «Noi siamo dalla parte di questa necessità e di questo desiderio. "Il Pd – ha ricordato – ha lavorato al ddl sulla scuola con decine di studenti, genitori, insegnanti che hanno prodotto idee e strategie diventate parte integrante di questo testo". "Spiace – ha aggiunto Maestri – che la consigliera Bottamedi definisca il racconto di questa scuola un'operazione di marketing. Noi non siamo operatori di marketing perché la scuola non è un prodotto e gli studenti non sono clienti, ma riconosciamo nella scuola valori che aprono al mondo e alla conoscenza della vita. Noi scommettiamo su una scuola di tutti, di qualità e al passo con i tempi".
 
 
 
 
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