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Trento

Ingegnere trentino a la Gabbia: «Equitalia mi perseguita da 40 anni»

Si chiama Fabrizio Canevali ed è perseguitato dal fisco da 40 anni, secondo Equitalia  deve dare 384mila euro al fisco italiano, debito contratto – sempre secondo Equitalia – quando aveva 8 anni, cioè quando la televisione si vedeva ancora in bianco e nero e il presidente della repubblica italiana era Giovanni Leone. 

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Si chiama Fabrizio Canevali ed è perseguitato dal fisco da 40 anni, secondo Equitalia  deve dare 384mila euro al fisco italiano, debito contratto – sempre secondo Equitalia – quando aveva 8 anni, cioè quando la televisione si vedeva ancora in bianco e nero e il presidente della repubblica italiana era Giovanni Leone. 
 
La storia è davvero sconvolgente ed incredibile, ma ormai con equitalia ci siamo abituati a tutto ciò che è impossibile. Canevali è un consulente informatico di Trento che svolge la sua attività nel capoluogo, a cui è stato sequestrato tutto, anche i proventi futuri del suo lavoro. Ma non perchè ha personalmente contratto dei debiti con il fisco, infatti lui non deve un euro a nessuno ma per colpa di una storia successa 40 anni fa che riguarda la mamma.
 
Claudia, era infatti titolare di una gioielleria, ed a lei il fisco nel 1976 contesta delle tasse non pagate attraverso 3 accertamenti. La signora, nel primo decide di chiudere il contenzioso pagando un condono «tombale», nel secondo vince i 3 gradi di giudizio e dimostra di non dovere nulla allo stato, mentre nel terzo fa ricorso e vince sia in primo che secondo grado. Però l'agenzia delle entrate non molla la presa e nel 1996 impugna la decisione alla Commissione centrale, dove il ricorso rimane fermo fino al 2012 
 
Nel 2012 parte il terzo grado del processo e sulla sentenza di condanna per la signora si legge: «Non si costituiva la ricorrente e nemmeno il procuratore che l'ha assistita». I due non si sono costituiti perchè morti da un bel pezzo, cioè da quasi 16 anni, e questo il fisco lo sapeva bene perchè alcuni anni prima aveva chiamato in causa l'erede.  
 
Pensate che la causa è durata 36 anni, e nel frattempo sono morti oltre all'imputata anche il procuratore che la difendeva, i commercialista che l'aveva seguita e un paio di giudici che hanno sostenuto l'accusa. Ma qui succede la prima cosa pazzesca. Fabrizio Canevali rinuncia all'eredità della madre, ma il fisco comincia a perseguitarlo credendolo invece erede. La cassazione dopo alcuni anni sentenzia che Fabrizio non è erede di nessun bene della madre e che non ha nemmeno proseguito l'attività di famiglia scegliendo altre strade professionali. 
 
L'Agenzia delle entrate si fa forte della sentenza di condanna del 2012 (ma perchè nessuno si è presentato perchè tutti deceduti) «e in maniera imbarazzante – sottolinea Canevali- richiama una sentenza della Cassazione che, in caso di condanna della parte deceduta, prevede che l' azione per rientrare dell'obbligazione possa essere rivolta solo ad uno degli eredi».
 
Ma pensate che  sia finita qui? nemmeno per sogno. L'Agenzia delle entrate nel 2002 ha chiesto ad Equitalia di emettere due cartelle esattoriali per 150mila euro ciascuna, a carico di Fabrizio Canevali e di suo fratello, tralasciando il terzo figlio residente a Milano. Cartelle che non potevano essere emesse, visto che sono relative al primo contenzioso che era stato sanato con condono tombale dalla mamma.   
 
«Il mio atteggiamento non è di rabbia, – spiega a LA7 Canevali – ma oggi ho cinquant'anni e voglio che la mia vita sia limpida, perché non ho mai commesso nulla di sbagliato. Allora, chi ha il potere di togliere ed emettere cartelle, irridere le sentenze, per me va fermato. A tutela delle stesse istituzioni che hanno emesso una sentenza dove si dice che io non sono erede»,
 
Sulla questione Equitalia proprio ieri sono intervenuti il premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, che hanno affermato «nel 2018 chiuderemo sicuramente Equitalia» – ha detto Renzi, mentre ospite a porta a porta da Vespa, Berlusconi ha affermato, «Equitalia va chiusa subito perchè è la rovina della nostra economia e delle famiglie italiane». 
 
 
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