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Trento

La svendita di un sogno. Quando l’indifferenza delle autorità è più tossica di una nube di pesticidi


Vivere in campagna è il sogno di molti: l’aria fresca, il cinguettio degli uccellini, l’erba verde appena tagliata e gli alberi ricchi di frutta che risplendono al sole caldo delle limpide giornate estive. Un sogno così reale, da spingere i costruttori ad investire nelle aree rurali per realizzare graziosi condomini, confinanti con campi e coltivazioni pittoresche e le persone ad acquistare queste casette immerse nel verde.

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Vivere in campagna è il sogno di molti: l’aria fresca, il cinguettio degli uccellini, l’erba verde appena tagliata e gli alberi ricchi di frutta che risplendono al sole caldo delle limpide giornate estive. Un sogno così reale, da spingere i costruttori ad investire nelle aree rurali per realizzare graziosi condomini, confinanti con campi e coltivazioni pittoresche e le persone ad acquistare queste casette immerse nel verde.

La storia che stiamo per raccontarvi riguarda la signora Maria Bianchi (nome di fantasia) che nel 2006 ha investito tutti i suoi risparmi proprio per acquistare un appartamento al piano terra con cento metri quadri di giardino dove far giocare i suoi figli, far correre il cane e coltivare qualche pianta aromatica nella tranquillità più assoluta. Eppure i suoi figli in quel cortile ci avrebbero giocato molto poco, infatti ben presto la signora avrebbe scoperto di trovarsi direttamente confinante con uno dei tanti campi di mele della zona – Trento Nord – che vengono irrorati periodicamente e senza alcuna regolamentazione con pesticidi e quant’altro.

Quando Maria si sveglia per l’ennesima volta avvolta dalla nube lasciata dal passaggio del trattore, come farebbe un qualsiasi cittadino infastidito da un atteggiamento altrui non rispettoso delle regole, pensa di rivolgersi ai vigili di zona, ma viene quasi derisa dalle autorità che dovrebbero proteggere la salute dei cittadini. La signora precedentemente aveva più volte provato a discutere direttamente con i proprietari del campo, ma questi in tutta risposta le consigliavano costantemente di chiudere le finestre e dormire.

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Come se non bastasse, oltre al rumore sordo e profondo dell’atomizzatore, durante le calde estati, sia di giorno che di notte, il trattore viene lasciato acceso per pompare l’acqua che viene distribuita poi sui campi dagli arrugginiti irrigatori: in questo caso, addirittura, le viene consigliato di prendere una pastiglia per dormire. In effetti sarebbe estremamente sciocco lamentarsi sia per un irrigatore acceso che cigola tutta la notte, che per l’odore del gasolio bruciato dal trattore che permea acremente per tutta la zona.

Mentre l’acqua degli irrigatori cola sulla casetta in legno costruita in giardino per far giocare i bambini, Maria si rende conto di come insieme a quel legno che si sgretola e si consuma, anche il suo sogno sta velocemente marcendo grazie all’indifferenza delle autorità e dei vicini.

Ma la signora Maria, che è una donna forte ed una madre protettiva, non si arrende. Decide di rivolgersi direttamente ai comandanti dei vigili di Trento, ma appare subito chiaro che non sono le autorità giuste: i vigili infatti non lavorando più su orario notturno non potrebbero cogliere sul fatto il contadino che irrora senza alcuna premura a pochi metri dal suo giardino. Come tutti i cittadini che soffrono dello stesso problema e vorrebbero vedere i loro diritti rispettati, la signora ha fatto foto e video di quanto accade di fronte a casa sua e, per essere sicura di quanto stesse denunciando, ha anche letto tutto il regolamento di polizia urbana di Trento in tema di fitofarmaci. Purtroppo, o per fortuna, ogni articolo di legge letto andava a confermare quanto lei già sospettava: quel trattore non avrebbe mai dovuto irrorare con l’atomizzatore.

La distanza tra la casa della signora ed il campo è infatti di un paio di metri, mentre la legge ne richiede ben 30 di distanza da case, scuole ed edifici pubblici o privati. Tra l’altro il campo in questione è su ogni lato perfettamente circondato da case ed avendo una dimensione di circa 35mt per 45mt, in nessun punto è consentito l’uso dell’atomizzatore (per chiarire, in un campo circondato su tutti i lati da case, l’uso dell’atomizzatore sarebbe concesso per dimensioni di campo superiori a 60*60).

Sono passati dieci anni da allora e Maria non ha ancora ottenuto giustizia. Incinta e ormai debilitata da questo continuo stress, decide di contattare l’Azienda Sanitaria provinciale per chiedere aiuto, per potersi sottoporre a degli esami specifici e per ottenere dei controlli seri nei confronti di questo agricoltore che continua ad irrorarle in casa. Il medico dell’ufficio di Igiene Ambientale la rassicura dicendole che avrebbero fatto dei controlli, dopotutto le conferma di conoscere molto bene quel contadino in particolare e di avere già ricevuto altre segnalazioni. Dopo qualche tempo senza risposte, Maria contatta anche il Consorzio di San Michele che, testuali parole, la rassicura dicendole che: “Avrebbero parlato in modo amichevole al contadino in questione”, con un tono che alla signora Bianchi ricorda una scena tratta dal film ‘Il Padrino’.

A questo punto le sorge abbastanza spontanea una domanda: cosa deve fare un cittadino per tutelarsi quando si trova di fronte ad un regolamento scritto bene, che specifica sia le distanze, le modalità di utilizzo che moltissime altre tutele, se poi nessuno, o meglio in prima battuta chi lo ha redatto ed approvato, è in grado di attuarlo ed effettuare le dovute verifiche?

Maria Bianchi dovendo prendersi cura di sé e della sua famiglia, dopo l’ennesima crisi respiratoria dovuta alla nube bianca dei pesticidi, si è vista costretta a vendere casa, a lasciare tutto, ad affrontare un mercato immobiliare avverso che l’ha portata a dover svalutare i suoi sacrifici.

La cosa che più mi fa stare maleci racconta Maria con le lacrime agli occhi, ormai giunta alla fine di questo triste racconto “è questa atmosfera di omertà che si respira ogni volta che provo a parlare di questo problema. Sono stata definita una rompiscatole, sono stata isolata dalle altre madri e derisa dalle autorità che avrebbero dovuto proteggermi”.

La signora Bianchi nonostante tutto prova un’ultima azione, scrive una mail di denuncia al Sindaco di Trento, al Commissario Capo dei Vigili Urbani – che aveva già contattato innumerevoli volte – ed al capo della Polizia Locale. L’esposto di Maria è chiaro e ben scritto, con un titolo che non lascia dubbi: “Oggetto: richiesta intervento urgente per tutela salute e rispetto del regolamento comunale.”

Il Comune ha l’obbligo di rispondere in forma scritta a questa segnalazione, ma è ormai passato più di un mese senza risposte o indagini e Maria ormai non crede più che qualcuno interverrà. Come potrebbe? Quasi dieci anni di lotte, di richieste, di paura per la sua salute e quella dei suoi figli. Dieci anni passati a fotografare, a denunciare e ad esporsi per cercare di farsi tutelare da una legge che esiste ed è in vigore, vedendo tuttavia ogni suo diritto calpestato quando il potere esecutivo e giudiziario si voltano dall’altra parte fingendo di non vedere quanto sta succedendo sotto i loro occhi.

La questione non è nemmeno più il contadino in sé, il quale sa di poter operare indisturbato, il problema ormai sono le autorità, i controlli e le verifiche che non sono mai state effettuate. Poter lavorare la terra è sicuramente un diritto, ma anche la salute lo è, il fatto di potersi godere il giardino con i propri figli, la possibilità di poter coltivare qualche pianta aromatica o semplicemente quello di poter tenere aperte le finestre. Dopotutto non si può dare un valore ad un sogno, non c’è prezzo per la tranquillità e la pace del buon vivere.

Quando le autorità non rispondono, solo il dialogo tra cittadini può colmare queste lacune, siamo sicuri che vi sono molti agricoltori virtuosi, che rispettando il semplice principio del buon padre di famiglia, operano in maniera corretta, attenendosi al regolamento e rispettando i propri terreni, i propri vicini, ma soprattutto i loro possedimenti più preziosi: le loro famiglie.

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Trento

Nuovamente sparita la targa delle Foibe in largo Pigarelli

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È sparita da Largo Pigarelli a Trento la targa dedicata ai martiri della Foibe.

Il 10 febbraio sarà il Giorno del ricordo, una solennità civile nazionale italiana, che viene celebrata ogni anno in tutt’Italia.

Una giornata istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, che intende conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati ».

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Della sparizione ne da notizia Filippo Castaldini che però ipotizza anche che la lapide per i martiri delle Foibe sia stata tolta per una possibile manutenzione da parte del Comune.

«Da ieri la lapide apposta in largo Pigarelli, e dedicata ai martiri delle Foibe, è sparita. Purtroppo in questi anni siamo stati abituati alla vigliaccheria di chi, sotto la bandiera dell’antifascismo, ha sempre cercato di mistificare e infangare la memoria dei tanti infoibati» – attacca il coordinatore di CasaPound

«È stato il Comune a ritirare la lapide o siamo di fronte all’ennesimo furto da parte dei figliocci della sinistra istituzionale?» si chiede Castaldini che conclude: «Come CasaPound chiediamo immediatamente spiegazioni e ci attendiamo, in qualunque caso, che la lapide venga immediatamente ripristinata»

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Trento

Sciopero medici. Segnana: «Scelta incomprensibile. Era già stato fissato un incontro»

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“Siamo sempre stati disponibili al dialogo, e sempre lo saremo. Purché la lingua adottata sia quella del buon senso e della responsabilità”.

L’assessore provinciale alla salute, Stefania Segnana, commenta così la scelta della CISL medici – Intesa sindacale di indire uno sciopero aziendale dei medici di famiglia e delle guardie mediche per il 31 gennaio ed il 1 febbraio prossimi.

“Una decisione che facciamo fatica a comprendere – continua l’assessore– perché se è normale che la dialettica fra le parti possa assumere talvolta toni forti, non deve mai venir meno la capacità di riconoscere ciò che può essere fatto e ciò che invece è oggettivamente irrealizzabile”.

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Nello specifico: la Giunta non poteva inserire all’ordine del giorno la delibera auspicata dal sindacato saltando i passaggi tecnici necessari; oltretutto quella di ieri era una riunione programmatica articolata seguendo un iter specifico.

“Forse – aggiunge l’assessore – si sarebbe potuto fare in tempo se non fosse saltato un incontro fra le parti, causa malattia di uno dei rappresentanti sindacali, ma non credo che la responsabilità di ciò sia ascrivibile all’Amministrazione. Tanto più che il nuovo incontro era già stato fissato al 22 gennaio, quindi a strettissimo giro, prova dell’assoluta volontà dell’assessorato come pure dell’Azienda sanitaria di comporre al più presto la vertenza. All’insegna del buon senso come detto ma, soprattutto della responsabilità nel garantire ai cittadini il massimo delle attenzioni sul fronte della salute”.

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Trento

Rapina 290 euro e le scarpe ad un uomo in piazza Santa Maria. Rintracciato e arrestato 38 enne marocchino

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Continua l’enorme lavoro degli uomini della Questura di Trento anche nell’ambito dei rafforzamenti dei controlli della città di Trento e in particolare alla ricerca dei latitanti da parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile.

Sono infatti moltissimi i condannati, quasi sempre stranieri, che non si presentano nemmeno davanti al giudice risultando quindi latitanti e ricercati dalle forze dell’ordine.

Il 16 gennaio, in esecuzione all’ordine di carcerazione è stato arrestato B. A. marocchino di 38 anni, perché doveva scontare la pena di un anno e 4 mesi di reclusione.

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L’uomo era stato condannato per una rapina avvenuta il 27 luglio 2016, in piazza Santa Maria a Trento.

In quella circostanza lo straniero aveva rapinato un uomo di 290 euro dopo averlo bloccato e privato delle scarpe.

«Il controllo del territorio e la ricerca dei latitanti, attività volute ed intensificate dal Questore Garramone –  commenta il capo della Squadra Mobile Salvatore Ascione (nella foto) – rappresentano i punti su cui maggiormente la Polizia di Stato sta svolgendo la propria attività con l’obiettivo di limitare la presenza della criminalità nella nostra comunità».

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