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Trento

Lavoro: in Trentino le regole vanno cambiate

Il mondo del lavoro è profondamente cambiato e si sta evolvendo velocemente, la tecnologia cambierà ancora le nostre abitudini quotidiane e avrà ripercussioni anche sulla conoscenza codificata e tacita.

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Il mondo del lavoro è profondamente cambiato e si sta evolvendo velocemente, la tecnologia cambierà ancora le nostre abitudini quotidiane e avrà ripercussioni anche sulla conoscenza codificata e tacita.

Gli strumenti classici di regolazione del mercato del lavoro avranno bisogno di adeguamenti. Il contratto di lavoro subordinato non è più il paradigma per i giovani e ha subito una chiara involuzione. I contratti atipici e i lavoratori autonomi rappresentano oggi milioni di lavoratori.

La flessibilità del mercato del lavoro a partire dalla fine degli anni novanta ci ha portato fino a qui cambiando radicalmente il contesto.

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I giovani, quelli per intenderci fino ai ventiquattro anni e i giovani adulti, quelli dai ventiquattro ai trentacinque anni si trovano a dover fare i conti con questa evoluzione.

La sola competenza acquisita nelle scuole, nelle Università, non può più essere ritenuta sufficiente perché oggi, il mercato del lavoro, richiede qualcosa di più. La conoscenza delle lingue straniere, in primis l’inglese scritto e parlato a livello professionale, le soft skills, le cosiddette competenze trasversali che raggruppano la leadership, l’efficacia relazionale, il team work, il problem solving sono i nuovi pilastri dei curricula e dei colloqui lavorativi.

La scuola e le Università dovranno adeguare il loro modo di insegnare perché il valore del lavoro e le strategie personali di penetrazione nel mercato dovranno far parte della conoscenza dei giovani.

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Nella nostra Provincia stiamo andando nella giusta direzione. Il trilinguismo produrrà i suoi effetti concreti nel medio periodo, ma l’alternanza scuola-lavoro è un passaggio altrettanto fondamentale per favorire l’occupazione.

Le regole dovranno essere adeguate. Trovare artigiani autonomi, privi di un’organizzazione tipica di impresa, disposti ad accogliere un giovane tirocinante dovrà trovare i giusti compromessi con materie difficili come la sicurezza sul lavoro. Il ruolo della Pubblica Amministrazione e della politica è importante perché bisognerà cercare di essere legati più agli aspetti sostanziali e meno a quelli formali. La responsabilità di indirizzare le scelte per favorire le occasioni di sperimentazione dei giovani è una prerogativa propria della politica e la burocrazia provinciale dovrà supportare questo nuovo processo.

Anche l’Agenzia del Lavoro, istituita ormai nel lontano 1983, dovrà cercare di implementare le sue politiche attive. L’assessorato al lavoro, riproposto in questa legislatura, assume un ruolo fondamentale, ma non è più pensabile continuare con l’organizzazione di trent’anni fa.

La complessità del mercato del lavoro abbisogna di avere un’unica regia non solo sul piano politico, ma anche a livello burocratico. La polverizzazione delle competenze sul lavoro nei vari servizi provinciali non aiuta a risolvere i problemi complessi, ma favorisce solo la visione parziale e scoordinata.

Nel 2013, mi ero impegnato personalmente per inserire nel programma elettorale la riforma dell’Agenzia. Nei primi mesi del 2016, dopo aver duramente lavorato, è stato presentato il disegno di legge di riforma dell’Agenzia che non è però ancora stato portato in discussione in seno al Consiglio provinciale, ma che meriterebbe, vista la situazione, un’importante accelerazione.

Non dobbiamo restare fermi a fronte delle riforme del Governo Renzi, dobbiamo rimanere al passo ed utilizzare gli strumenti dell’autonomia speciale per sperimentare.

La formazione ad esempio, soprattutto quella che servirà a riqualificare i lavoratori espulsi dai processi produttivi, deve essere ricalibrata alle reali esigenze delle imprese. La tecnologia, i processi di automazione industriale, la rete, ci costringe a pensare ad una produzione diversa e, diciamolo con estrema franchezza, questo non sarà indolore. Potrà anche avvenire che molti posti di lavoro, una produzione “matura” non saranno più così necessari. La formazione continua dovrà perciò avere un ruolo cardine per non dimenticare i lavoratori deboli del mercato del lavoro, quelli scarsamente professionalizzati o che hanno quasi sempre lavorato in un’unica realtà produttiva. Le professioni liberali questo lo mettono già in pratica da tempo, il lavoro subordinato o atipico, a parte rare eccezioni e il più delle volte per adempiere ad obblighi di legge imperativi, non ancora così costantemente.

In tutto questo giocherà un suo ruolo anche l’invecchiamento della popolazione e l’emergere di nuove professioni e di occasioni di fare impresa sociale.

La nostra cooperazione trentina e il nostro tessuto imprenditoriale potranno certamente essere ancora protagonisti di queste sfide.

Per come la vedo io, la nostra speciale autonomia è ancora una volta la soluzione.

Bisogna però avere il coraggio di rivedere le nostre competenze come ci viene richiesto dalla riforma costituzionale e continuare a scommettere sul Trentino come laboratorio di idee e di sperimentazioni.

Le importanti questioni emergenti ci impegnano oggi più di ieri a raccogliere i frutti del lavoro di questi anni di autonomia senza mai pensare di poter rimanere fermi ad aspettare l’evolversi degli eventi irreversibili.

 

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