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Musica

Felix Lalù: un neomelodico dalla Val di Non

Felix Lalù, all’anagrafe Oscar de Bertoldi, è un prodotto della Val di Non, un irriverente e fantasioso artista a tutto tondo.

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Felix Lalù, all’anagrafe Oscar de Bertoldi, è un prodotto della Val di Non, un irriverente e fantasioso artista a tutto tondo.

 Non solo di musica si occupa infatti, ma anche di scultura, letteratura e pittura.

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Giunto al suo terzo LP, la sua musica ha preso una direzione più cantautorale, rimanendo comunque in ambiti indefinibili. Cori alpini, hip hop, pop, punk, demenziale, c’è di tutto nei suoi pezzi, un mix curioso che vale la pena d’ascoltare. Un’offerta originale, portata in giro per l’Italia già da molti anni.

Il progetto de La Piccola Orchestra Felix Lalù nasce nel 2009, come one man band che si definisce una “versione distorta e camicia a quadri dei neomelodici napoletani”. All’attivo ha ormai tre LP (“El se sentiva soul”, “Una cosa buona e giusta”, “Coltellate d’affetto”), un EP (“Braccia strapate all’agricoltù”), uno split condiviso con Caso, Johnny Mox, Il Buio e Phill Reynolds (“Menta al quadrato”) e svariate canzoni scritte per altri artisti (tra cui i Bastard sons of Dioniso).

Proviamo a conoscerlo meglio.

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Mi puoi raccontare il tuo percorso musicale sin dagli inizi, prima della nascita de La Piccola Orchestra Felix Lalù?

“Il mio percorso musicale comincia a una cena coi coscritti quindicenni di Casez e Banco. Con due amiche (Jessika alla chitarra/voce e Irene alla batteria), con cui condividevamo soprattutto la passione per i Nirvana, si decide di metter su un gruppo. Non ci importava di imparare a suonare, ci importava di suonare. Abbiamo cominciato con cover hardcore di canzoni dei Nirvana (la prima fu Rape Me) e di canzoni anni ‘60, per poi passare direttamente a composizioni nostre, in realtà di Jessika. Lo schema era prima lento-poi tutto in vacca. Questi erano gli Sklero e abbiamo suonato dal 1995 al 2000. Dal 2000 al 2005 ho cominciato a scrivere qualche canzone dei Piccolo Male Puro (sempre con Irene alla batteria, e Simone alla chitarra), una roba tipo grunge/stoner in più lingue. Ero preso bene dalla lingue. Poi sono rimasto orfano di gruppi, ho cominciato a suonare la chitarra e scrivere le mie canzoni nel 2006, ho sognato di diventare parte dei Supercanifradiciadespiaredosi ma non m'è riuscito. Penso di aver fatto il primo concerto come La Piccola Orchestra Felix Lalù nel 2009”

Mi racconti com'è nato il progetto Felix Lalù? E magari qualcosa riguardo a questo nome?

“Il progetto è nato scrivendo le canzoni. Poi le canzoni hanno portato altre canzoni e tante canzoni hanno portato ai concerti. Oscar de Bertoldi è un pessimo nome per quello che voglio fare io. Al tempo facevo delle illustrazioni(e poi delle storie brevi) su questo profeta Lalù che era cinico e vizioso e batteva tutti gli dei. Ho cercato un nome che stesse bene con Lalù. Felix ci stava bene. Poi all'inizio facevo robe allegre con suonato semi-reggae, quindi il nome felice ci stava. Non che ora sia un tristone, ora racconto solo storie più violente. Che non vuol dire che non siano allegre”

La tua è una musica difficile da definire, come la definiresti? Quali sono le tue influenze?

“Volessi fare il figo ti direi cantautorato post-punk, ma alla fine si tratta di pop, al massimo pop storto. Per quanto riguarda le influenze, allo stato attuale della fruizione della musica non credo abbia più alcun senso parlare di influenze. Ormai tutti ascoltano di tutto. Se invece devo scegliere, della roba che ascoltavo quando ascoltare era totalizzante questo è il mio trio delle meraviglie: Nirvana, Paolo Conte, Rage Against The Machine”

Come sei solito comporre?

“Normalmente le idee nascono in macchina. La maggior parte delle volte parto dal ritornello o da una frase e poi gli costruisco intorno tutto il resto della canzone”

Cosa ti piace affrontare nei tuoi testi?

“Non mi interessa di cosa scrivere, mi interessa scrivere. Non ho argomenti particolari, però a volte mi piace provare a fare la mia versione di canzoni classiche. Tipo ho una canzone di Nataleuna dell'estate e una mia versione delLa canzone del sole. A volte scelgo un tema o un personaggio. Per i The Bastard Sons Of Dioniso ho scritto una canzone su Mickey Rourke in The Wrestler (questo è il video), una su Milano (si ascolta qui), una su Jerry Calà che fa il kamikaze e fa esplodere un aereo (questo è il video) poi anche una su un politico che ama un trans e una sul Magico Gonzalez, uno dei miei calciatori preferiti, ma queste ultime due sono state scartateQui ci sono tutte le canzoni che ho scritto per gli altri (quelle che NON sono state scartate intendo, che sono molte di più)”

Mi puoi raccontare qualcosa sul tuo nuovo disco? Secondo te cosa c'è di diverso rispetto ai precedenti?

“Il disco nuovo si chiama "Coltellate d'affetto". E' il primo registrato in studio dopo tre registrati a casa. Ovviamente il fatto di averlo registrato in studio con degli strumenti appropriati (un microfono vero, un fonico e pochi rumori di fondo) ha cambiato molte cose. Il fatto che il fonico fosse anche un amico fraterno e un musicista capace e aperto (e pure molto cordiale, simpatico e… puntuale) come Jacopo Broseghini ha fatto lievitare quel che c'era di buono nei miei provini malamente registrati in salotto con mia figlia sotto che parlotta e gioca. La sua figura è stata fondamentale. Per quanto riguarda invece la composizione, è un disco molto più centrato e cantautorale dei precedenti, che erano delle raccolte di materiali poco omogenei per stili e contenuti. C'è dentro un sacco di violenza, di gente morta (male), di amore e tette. Lo ascolti e scendi gratis qui

L'Italia l'hai girata abbastanza con i tuoi concerti, mi puoi raccontare i ricordi migliori e magari anche i peggiori della tua storia?

“Finora mi è sempre andata bene, non ho ricordi peggiori. Di un concerto a Ravenna con un solo spettatore ho comunque la soddisfazione di essere diventato un buon amico di quel solo spettatore (oltre ad aver suonato come fossero mille). Ricordi migliori invece ne ho un sacco. Girare a suonare ti dà il privilegio di conoscere gente appassionata di musica e passare con loro delle splendide serate, magari anche di dormire a casa loro, fare colazione con loro, girare la loro città con loro, per poi darsi grandi abbracci e andarsene verso casa/il prossimo concerto. Alcune di queste persone sono diventate amiche con una grande a. Non sto qua a dirti cosa ne pensavano Seneca ed Epicuro ma sicuramente sarebbero stati fieri di me. Dal 2011 al 2015 ho anche scritto un breve resoconto di ogni concerto. Sono circa una cinquantina e si possono leggere qui

Quali sono le speranze per il tuo futuro musicale?

“Vorrei fare più concerti e dovermi sbattere meno per trovarli. Vorrei fare un disco ogni due anni, quindi scrivere almeno tra le cinque e le dieci canzoni l'anno. Collaborare con più gente. In pratica vorrei andare avanti così come va adesso, conoscere altra gente, fare altre cose. Finora son sempre tornato nei posti dove ho suonato e ciò mi fa pensare che quello che sto facendo viene in qualche modo apprezzato. Eppure a volte mi sembra di dedicarmi troppo alla musica e troppo poco alle altre cose che mi piace fare. Sto accarezzando anche l'idea di suonare un anno sì e un anno no e nell'anno no dedicarmi ad altro. Ma ormai ci penserò nel 2017”

Infine, nel 2009 hai scritto con Dalia Macii un libro sulla musica underground trentina, su tutto ciò che stava al di sotto, rispetto alla visibilità al di fuori della regione, dei Bastard. A 7 anni dall'uscita del libro, che mi dici della scena musicale trentina?

“La scena mi pare giustamente variegata. I gruppi vanno e vengono. Ci sono periodi in cui ce ne sono un sacco e periodi in cui invece ce ne sono pochi. C'è gente, tipo Johnny Mox, gli Hallelujah! e Pop_X, che, oltre a essere figa, si sta ritagliando uno spazio importante anche fuori regione. Ci sono dei gruppi hardcore al limite della venerazione a livello nazionale, tipo gli Attrito, i Congegno, i Left In Ruins (che magari adesso hanno altri progetti). Poi c'è Drimer che sta diventando un gallo del freestyle. Poi ci sono altri gruppi molto fighi: mi vengono in mente, tra gli altri i Supercanifradiciadespiaredosi (attualmente penso il gruppo più longevo e comunque più figo in provincia), i Kuru, gli Dmanisi, Il concerto delle scimmie, i Centromalessere (in cui canta il mio cantautore preferito), Noireve, Candirù (anche se non capisco mai di cosa parlano le canzoni 😉 ) ma ne sto di certo dimenticando tanti. Se fossi uno che prova fierezza per quello che fanno gli altri (come quelli che sono fieri della propria auto, per intenderci), sarei discretamente fiero. Intanto son contento per loro”

 

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