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Trento

Garanti: prosegue l’iter d’esame in prima Commissione

Con il direttore della Casa circondariale di Trento Valerio Pappalardo, il Comandante del reparto di polizia penitenziaria Domenico Goria e il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Mauro Palma, è proseguito questa mattina in Prima Commissione permanente, l’ascolto dei soggetti interessati nell’ambito della discussione del pacchetti di disegni di legge di istituzione del garante dei detenuti e dei minori (il 13 e il 14 di Civico) e del disegno di legge 8 (di Giovanazzi) di modifica alla legge provinciale sul difensore civico.

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Con il direttore della Casa circondariale di Trento Valerio Pappalardo, il Comandante del reparto di polizia penitenziaria Domenico Goria e il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Mauro Palma, è proseguito questa mattina in Prima Commissione permanente, l’ascolto dei soggetti interessati nell’ambito della discussione del pacchetti di disegni di legge di istituzione del garante dei detenuti e dei minori (il 13 e il 14 di Civico) e del disegno di legge 8 (di Giovanazzi) di modifica alla legge provinciale sul difensore civico.

Una materia sulla quale si sta riflettendo da 7 anni, ha osservato Mattia Civico che, nel doppio ruolo di primo proponente degli interventi legislativi e di Presidente della Commissione, ha colto l’occasione per ringraziare le istituzioni carcerarie per la positiva collaborazione e la fiducia reciproca che si è andata consolidando nel corso di questi ultimi anni.

Garante, un’opportunità preziosa

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La mia posizione fin dal principio, non sempre condivisa”, ha esordito Valerio Pappalardo, “è stata quella di svelare costantemente le problematiche della gestione e le difficoltà della struttura, soprattutto finanziarie”. Una struttura come Spini ha inevitabilmente bisogno di un supporto, ha detto, visto che costa moltissimo: forse bisognava pensarci prima, ha aggiunto. Occorre a suo avviso una strutturazione sistemica con le istituzioni. “Se la figura del Garante sarà una figura d’intelaiatura, di supporto, studio ed analisi delle problematiche per intessere nuove opportunità sono strafavorevole”, ha detto enstusiasta. Diversamente, se il ruolo fosse pensato solo come rilevazione delle problematiche, sarebbe disfunzionale. A Spini mancano i mediatori culturali che aiutino a comprendere il percorso rieducativo da costruire.

Carcere di Spini: numerose criticità

Sono arrivato a Trento prima dell’apertura della struttura”, ha raccontato Domenico Gorla. Si tratta di una struttura unica in Italia e anche a livello europeo. Una struttura bellissima, ma piuttosto fredda che impone di lavorare in solitudine: una difficoltà che si è trasmessa anche ai detenuti, nonostante siamo passati oggi a 350 detenuti su 120 stanze detentive e in un contesto di progressivo calo dell’organico di polizia dove siamo calati da oltre 300 unità previste alle attuali 130. A questo si è aggiunto nell’ultimo periodo l’affidamento di detenuti cosiddetti “protetti” (violentatori e persone che si sono macchiate di reati gravi).

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Garante: un’importante funzione di garanzia e saldatura nel rapporto tra carcere e territorio

Mauro Palma ha illustrato compiti, poteri e limiti del garante nazionale, un collegio costituito da un presidente e da due componenti. 3 sono innanzitutto gli strumenti normativi che interagiscono nella definizione dell’autorità garante e sono stati richiamati dal presidente della Repubblica: la legge nazionale che la prevede (dl 146/2013 art. 7); il protocollo opzionale dell’Onu contro la tortura e le pene, firmato nel 2003 e ratificato dall’Italia nel 2012 che prevede espressamente l’istituzione di un organismo nazionale indipendente con i compiti del garante; la direttiva dell’unione europea del 2008 sui rimpatri che prevede tra i punti il monitoraggio da parte di un organismo indipendente.

Sui documenti oggetto dell’audizione, bene l’inserimento della proposta all’interno della legge sul difensore civico. Certe caratteristiche però devono essere meglio delineate come l’indipendenza dal potere politico. E’ indispensabile scollegare il mandato del Garante da quello della legislatura. Altro passaggio quello dell’incompatibilità, che va meglio precisata. Il ruolo del garante nazionale è incompatibile con qualunque altra attività di natura pubblica. Anche i profili vanno scelti accuratamente e vanno tenute presente le competenze.

Ancora: è importante introdurre nella norma un richiamo forte relativo alla privazione della libertà personale in senso lato. La figura deve essere autorevole e capace di stabilire un rapporto positivo con chi in carcere opera, oltre ad avere grandi doti di riservatezza, ha aggiunto. Infine, Palma ha sottolineato l’importanza dell’introduzione di una funzione di garanzia, di analisi e saldatura del rapporto sul territorio, insieme alla promozione di una maggiore conoscenza del sistema del carcere nel suo complesso.

Il confronto e le domande dei consiglieri

Il consigliere Rodolfo Borga (Civica) ha rilevato che le carenze emerse nulla hanno a che vedere con il disegno di legge in discussione. Alle carenze economiche dovrebbe supplire lo Stato e forse occorreva pensarci prima di costruire una struttura così all’avanguardia. Il Garante dei detenuti non avrebbe voce in capitolo su aspetti di natura finanziaria, ma se è una questione di risorse potrebbe intervenire la Provincia. Tuttavia, ha aggiunto, vorrei capire la provenienza dei detenuti e un’indicazione sulla tipologia dei reati commessi dai detenuti perché non sarei per nulla favorevole a devolvere il denaro dei trentini a favore di violentatori e perdipiù non trentini.

Il direttore Pappalardo ha risposto a grandi linee, rendendosi però disponibile a fornire i dati precisi: su un totale di 342 detenuti 80 sono nordafricani (40 tunisini e 40 algerini) poco più di 20 sono rumeni, poi c’è un numero imprecisato di serbi, russi, lituani, estoni, una bassa percentuale di centroafricani, meno di 40 italiani. Molti di questi ultimi fanno parte della categoria dei protetti.

La consigliera Donata Borgonovo Re (PD) ha precisato che il Garante potrebbe utilmente intercettare delle esigenze della vita del carcere offrendo qualche percorso interessante, con uno sguardo all’interno e uno all’esterno del carcere. Legare il dentro e il fuori è quello che ci si aspetterebbe dal garante, per ammorbidire quello sguardo della comunità verso il carcere, sicuramente distratto, poco coinvolto, spesso accusatorio. La consigliera ha auspicato che la figura del garante possa contribuire a rimarginare la ferita esistente tra questi due mondi ed ha chiesto a Palma un approfondimento su cautela e riservatezza, aspetti cruciali nel delicato contesto in cui opera il Garante.

L’esponente del Patt Walter Kaswalder ha chiesto di conoscere il numero di coloro che escono dal carcere che reiterano il reato e l’approccio a questi casi. Anche Nerio Giovanazzi (Amministrare il Trentino) ha espresso preoccupazione per un dato che rivela che il 56% dei detenuti siano recidivi. “Se si scommette su una persona quella persona ha un’opportunità”, ha osservato Pappalardo. “Laddove l’opportunità di recupero non venisse colta, chi reitera il reato si autocondannerà ad un percorso penitenziario più aggravato”.

Sul tema della recidiva Mattia Civico è tornato anche con Palma, chiedendo quali siano e se ci siano, gli elementi che scoraggiano la recidiva. Palma ha osservato che in Italia siamo tra i primi 3 paesi come livello di recidiva e tra i primi 5 come livello di spesa pro capite per i detenuti. Sulla prima occorre costruire nella società la consapevolezza dell’aspetto punitivo e sanzionatorio anche della misura alternativa: questo aspetto prepara il territorio e concorre a diminuire il rischio di recidiva. In più, la persona va presa in carico nell’ultimo tratto della detenzione e accompagnata nel primo tratto della sua post detenzione, ha detto Palma.

Il ragionamento su questo tema proseguirà tra i sottoscrittori delle proposte di legge, il prossimo passaggio in Commissione sarà l’esame dei documenti.

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