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Italia ed estero

Nuit Debout: la Francia in piazza contro una politica avara di alternative

I francesi sono usciti dal torpore politico. O, almeno, una piccola parte di essi. Dal 31 marzo, Place de la République, a Parigi, è il laboratorio dove migliaia di persone si incontrano ogni sera per condividere il loro sdegno nei confronti della politica tradizionale. E progettare un mondo migliore.

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I francesi sono usciti dal torpore politico. O, almeno, una piccola parte di essi. Dal 31 marzo, Place de la République, a Parigi, è il laboratorio dove migliaia di persone si incontrano ogni sera per condividere il loro sdegno nei confronti della politica tradizionale. E progettare un mondo migliore.

È un risveglio che sta contagiando poco a poco tutto il Paese. Sono già 15 le città francesi dove si svolgono manifestazioni analoghe. Anche a Bruxelles, Barcellona e Berlino attecchiscono i semi di un rinnovato vigore rivoluzionario.

Militanti, studenti di liceo e dell'università, intellettuali, artisti, disoccupati e pensionati. Eccoli i perdenti che rifiutano di arrendersi, i divergenti che non accettano più di vivere lo sdegno come un peccato da espiare in silenzio, i giovani che hanno capito che restarsene a chattare non gli permetterà di reimpadronirsi del proprio destino.

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Una galassia condannata a implodere ma che è ancora lì, a dimostrare a un'Europa vecchia e stanca che, forse, è ancora troppo presto per consegnare i nostri figli a un futuro di precarietà.

“Nuit Debout”, Notte in Piedi, così hanno chiamato questo rigurgito libertario scoppiato sull'onda delle proteste contro la riforma del lavoro del governo socialista. Una sorta di “Jobs Act” alla francese, nato con l'obiettivo di liberalizzare il mercato e mettere mano, tra le altre cose, alle famigerate 35 ore di lavoro settimanale. Un'occasione per stare al passo coi tempi, così la riforma è stata presentata. Un accurato esercizio di stile, dove la parola “flessibilità” sostituisce la molto meno digeribile “precarietà”.

Ma la Nuit Debout va ben oltre un'accozzaglia di rivendicazioni sindacali. L'obiettivo dei dimostranti è molto più ambizioso: nelle ultime settimane Place de la République è diventata un luogo di aggregazione e di riflessione su come costruire un' alternativa a questa società. Un laboratorio dove si sono sviluppate commissioni che lavorano su vari aspetti del sociale. Discutono di una nuova economia, di una nuova costituzione, di come accogliere i migranti. E trovano anche il tempo per cantare.

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Un tentativo di democrazia dal basso, un movimento orizzontale dove non ci sono né capi né portavoce, una rivolta che vuole prendere piede senza conquistare il potere. Sì, perché Nuit Debout vuole cambiare la politica senza rimanere imbrigliata nei suoi schemi.

Il movimento denuncia l'ipocrisia del governo socialista, accusato di prendere scelte contrarie al suo DNA in materia di economia, migranti e ambiente, difendendosi dietro la scusa del “non c'è alternativa”.

“Non c'è alternativa”, il mantra con cui francesi e europei sono stati anestetizzati negli ultimi trent'anni. Lo stato di emergenza e i tagli del governo hanno portato al limite la pazienza dei cittadini. A quanto pare, cedere al fascino perverso dell'estrema destra di Marine Le Pen non è l'unica opzione che la popolazione ha per smarcarsi da una politica tradizionale avara di alternative.

La rivolta di Nuit Debout, nella suo rigetto dell'individualismo che avvelena la nostra epoca, ha il sapore romantico delle imprese disperate.

Riuscirà quest'accozzaglia di rivoluzionari part-time a risvegliare le coscienze arrese dei francesi e cambiare il corso della storia? E, soprattutto, riuscirà il loro entusiasmo a trasformarsi in qualcosa di più forte, in grado di resistere al confronto con la realtà?

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