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Io la penso così…

Pista ciclabile della Valsugana: un potenziale inespresso – di Sunil Pellanda

La Valsugana è una delle valli del Trentino che ha sentito più di tutte la crisi causa anche una forte vocazione nel settore edilizio traino di questa valle che ha risentito più di tutti la crisi specie nella Bassa Valsugana.

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La Valsugana è una delle valli del Trentino che ha sentito più di tutte la crisi causa anche una forte vocazione nel settore edilizio traino di questa valle che ha risentito più di tutti la crisi specie nella Bassa Valsugana.

Difronte a ciò pero in questi anni si è sviluppato sempre di più la possibilità di trarre reddito nel settore turistico in particolar modo grazie alla pista ciclabile della Valsugana. In questi ultimi anni sono stati fatti importanti interventi ed investimenti infrastrutturali da parte della Provincia Autonoma di Trento.

Nel 2014 è stato aperto il nuovo tratto di 7 km in località Ospedaleto che collega Grigno per un investimento di 1,5 milioni di euro. Notizia di questi giorni è il completamento del nuovo tratto di 610 metri in località Valcanover – Caldonazzo altra importante opera infrastrutturale.

Sulla tratta attualmente operano due società di noleggio e assistenza bici, Valsugana Rent Bike e In Bike Valsugana che in questi anni hanno colto intelligentemente la possibilità di un sano business offrendo servizi ai numerosi turisti che la percorrono, basti pensare che i passaggi registrati sulla ciclopista del Brenta si aggirano su i 250 – 300.000 mila all'anno, numeri in costante aumento.

Nel 2014 secondo il Fiet En Wandelbeurs di Amsterdam la ciclabile della Valsugana è stata classificata come terza migliore d'Europa, un riconoscimento prestigioso che ancora oggi pochi ne sono a conoscenza.

Nonostante questo sono ancora molte le attività che potrebbero nascere intorno a questo mondo del cicloturismo in questa valle collegando questa realtà anche alla catena del Lagorai da sempre sottotono pensano al potenziale esponenziale che potrebbe avere con ricadute in termini economici sul territorio a beneficio di tutti.

 

Sunil Pellanda – Borgo Valsugana

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Simboli di Natale da abolire, no ai presepi. Ma di cosa stiamo parlando? – di Flaviano Bolognani

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Spett.Le Direttore,

la festa del Natale si è sempre festeggiata anche a scuola e nessuno si è mai lamentato.

La nascita di Gesù, cioè di un bambino in una grotta fredda, è vista per tutti i bambini come una specie di favola, inoltre la storia non nega l’esistenza di Gesù e, sia per i musulmani che per gli ebrei, Gesù è esistito.

Nella scuola dell’Infanzia c’è molta gioia, a prescindere dal credo religioso.

Tutti i bambini collaborano per mettere il muschio, il cotone per la neve, statuine, pecorelle, le lucine con grande entusiasmo. Per loro è davvero un momento fatato, ricco di emozioni e di sorprese, di mistero,di magia e di gioia. Il Natale è bello, è fatto di coccole, di calore, di giornate passate in famiglia e i bambini sono bravissimi a cogliere e a far rivivere la poesia.

Dimentichiamoci degli adulti navigati che si credono troppo saggi per proporre di togliere il presepio a tutti i bimbi nelle scuole. Per quelli l’Avvento non nasconde alcuna sorpresa, sempre meno credenti e fedeli, poco degni di quel Bambino che nasce per salvarci tutti.

Mi piace quanto scritto da una mamma mussulmana residente in Italia: “In questi giorni ho sentito molto parlare di presepe, no presepe, sì presepe, da mussulmana do il mio modesto parere, avete creato un sacco di polemica e non capisco il perché! Personalmente non mi da fastidio ne presepe, ne crocefisso perché non disturbano la mia fede come spero che nemmeno il mio credo dia fastidio a nessuno, io faccio una proposta che può mettere d’accordo tutti. Lasciamo festeggiare, divertire i nostri bambini in tutti le feste sia quelle cristiane, mussulmane ed ebraiche. Solo così si vive in pace e le culture si avvicinano, concentriamoci invece su problemi seri e concreti.

Personalmente ritengo che non solo stiamo gradualmente distruggendo la nostra cultura e le nostre tradizioni, ma stiamo dando a chi immigra ogni motivo per ridere di noi.

Un popolo che non rispetta se stesso non avrà il rispetto di nessuno.

Il presepe fa parte delle tradizioni tipiche delle famiglie cristiane che amano prepararlo durante il periodo natalizio.

Chiamato anche presepio, sin dal Medioevo simboleggia la nascita di Gesù attraverso la rappresentazione di tutti i personaggi e i posti descritti nelle Sacre Scritture, come la grotta, con il bue e l’asinello, la stella cometa, i pastori con i loro greggi e i Re Magi.

La tradizione del presepe ha avuto origine proprio in Italia e risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la rappresentazione vivente della Natività. Nel 1400 si diffuse l’uso di collocare nelle chiese, grandi statue permanenti che rappresentavano la nascita.

Questa tradizione fu ben presto recepita a tutti i livelli della società, specie all’interno delle famiglie per le quali la rappresentazione della nascita di Gesù, con le varie statuine e gli elementi tratti dall’ambiente naturale, diventò un rito irrinunciabile.

Ora il Natale si avvicina, il mio augurio è che possa portare a tutti pace e amore nei nostri cuori.

Flaviano Bolognani

Sotto il presepio di Vigo Cavedine, realizzato come 50 anni fa

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Trento, in Piazza Duomo l’albero di Natale senza il presepe – di Carla Gardumi

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Spett.le direttore,

vorrei segnalare la desolazione assoluta della piazza Duomo a Trento e del resto del centro storico che la circonda!

Nel pomeriggio di ieri ci siamo recate, mia sorella ed io, trentine doc, nel centro storico della nostra amata città, Trento per l’appunto, ed abbiamo potuto constatare la pochezza notevole ed anche l’assenza delle decorazioni natalizie e di luci nelle vie del centro, che dovrebbero testimoniare l’allegrezza e la spettacolarità della città addobbata in attesa del grande evento del Natale!

Noto che in piazza Duomo, cuore storico di Trento, si erge nel centro di essa un albero di Natale su cui sono state appese alcune palle di Natale ed una illuminazione, comunque adeguata, mentre la base del medesimo è circondata da non ben definiti pannelli colorati di verde…non ho parole!

Vorrei suggerire che sarebbe opportuno decorare meglio ed in maniera consona alla Santa Festa la base di questo povero albero, che dovrebbe comunicarci l’atmosfera festosa e Santa del Natale.

Ma non finisce qui! La piazza Duomo è completamente sgombra e vuota, senza alcun addobbo che ci possa dire che arriverà il Santo Natale, un vero deserto di comunicazione, nulla che ci porti un messaggio di gioia e di pace in attesa del Bambino Gesù!

Ma Trento non è forse pubblicizzata dai media locali come città del Natale?

Non parliamo poi delle luci decorative sui palazzi che circondano la piazza: dove sono finite?

L’anno scorso la piazza Duomo era un tripudio di luci, installate sopra i vari locali pubblici e negozi, che oltretutto illuminavano anche il nostro cammino sulla piazza, che ora si presenta assolutamente buia!

Devo dire ancora altrettanto delle vie del centro storico: misere illuminazioni distanti molto una dall’altra e installate solamente in alcune vie: forse che il nostro comune si è improvvisamente impoverito?

So di commercianti che non hanno avuto alcun contributo dal comune per abbellire le vie, nonostante aderissero all’Uopo in maniera concreta!

Ricordo che lo scorso Natale era una gioia per tutti camminare per le vie decorate ed illuminate, che creavano quella magica atmosfera che solo il Santo Natale ci sa trasmettere.

Ed il nostro amato presepe dov’è finito?

Esso costituisce per tutti noi il simbolo della Natività di nostro Signore Gesù e della Santa Famiglia Cristiana, facente parte integrante della nostra cultura cristiana, di cui siamo fieri paladini, condivisa pienamente anche dai nostri vicini Altoatesini che non hanno certo lesinato nel farne parte con i loro conterranei.

Chiudo questa mia con profonda tristezza, consapevole del vuoto che si è creato attorno a questa Santa ricorrenza, la Più attesa dell’anno.

Carla Gardumi – Trento

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Collegamento Bretella Mira con Viale Caproni: «Confido nella prossima amministrazione» – di Paolo Farinati

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La Circoscrizione di Lizzana – Mori Stazione in questi ultimi giorni ha bocciato formalmente il PUM, ovvero il Piano Urbano della Mobilità, del nostro Comune di Rovereto.

Capisco e condivido in pieno la delibera del Consiglio circoscrizionale, laddove il suddetto PUM “congela” la realizzazione della bretella che dovrebbe collegare la zona Mira con Viale Caproni in Z.I., ritenuta da parecchi anni un’opera urgente sia per l’abitato di Lizzana che per la mia Lizzanella.

Opera, peraltro, già posta nel PUP – Piano Urbanistico Provinciale sin dal 2008, dopo proficuo accordo tra l’allora Giunta municipale del Sindaco Guglielmo Valduga, di cui mi onoro tuttora di aver fatto parte, e l’allora Presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai e il suo Assessore ai Lavori Pubblici Silvano Grisenti.

Nello stesso PUP del 2008 fu inserito il tracciato della tangenziale di Rovereto e della Vallagarina, che c’è ancora, che va dalla località Murazzi a nord di Besenello alla rotonda della Favorita.

Il tratto dalla Mira a viale Caproni è quindi urgente e indifferibile se si vuol togliere da Lizzana e da Lizzanella molto traffico parassita, ridando così una minima vivibilità e molta più sicurezza ai due suddetti rioni.

Aggiungo che l’opera era stata a suo tempo pure finanziata dalla PAT e inserita  nel piano triennale degli investimenti della Giunta del Sindaco Guglielmo Valduga.

E’ propedeutica sia che si porti in futuro avanti la tangenziale, sia che si opti per la secante, come ben scrive il Presidente della Circoscrizione di Lizzana Luca Vicentini.

E’, anche qui, una questione di avere e di saper portare avanti una visione complessiva della nostra città di Rovereto, con particolare cura anche dei nostri più storici quartieri.

Confido che la prossima Amministrazione, visto che siamo ormai a pochi mesi dalle prossime elezioni comunali, sappia porre anche in questo caso maggior attenzione e maggior determinazione nell’adottare decisioni improcrastinabili per il bene della nostra comunità.

Paolo Farinati (nella foto)

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