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Trento

Caso Baratter, tutti contro tutti. Ugo Rossi: «così non si può più andare avanti»

«Io così per due anni e mezzo non vado più avanti» – ha affermato ieri amareggiato il governatore Ugo Rossi che dopo due anni di attacchi del PD ora deve difendersi anche dalle faide interne al proprio partito in riferimento alla scadenza del suo mandato nel 2018.

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«Io così per due anni e mezzo non vado più avanti» – ha affermato ieri amareggiato il governatore Ugo Rossi che dopo due anni di attacchi del PD ora deve difendersi anche dalle faide interne al proprio partito in riferimento alla scadenza del suo mandato nel 2018.

Ieri il PATT dopo una riunione lunga e sofferta ha obbligato Lorenzo Baratter a dimettersi da capogruppo, scelta apparsa obbligata. Ma non potrebbe finire qui, infatti  dagli alleati arriva, seppur sottovoce, la richiesta di dimissioni dal consiglio provinciale.

Intanto al posto di Baratter, indagato dalla procura per corruzione elettorale, è arrivata la nomina di Lorenzo Ossanna come capogruppo del PATT, 

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La nomina di Ossanna generà non poche perplessità, infatti non si può non ricordare la questione dell’affidamento diretto di un incarico professionale affidatogli da un Comune trentino, per la progettazione dell'asilo nido del paese. Per questa questione si era riunita la Giunta delle elezioni del Consiglio provinciale, il cui presidente Giuseppe Detomas sintetizzava così la vicenda:"Se dal punto di vista giuridico la norma non configura un caso di incompatibilità, quando vi sono comportamenti che possono indurre l'opinione pubblica a ritenere compromessa la credibilità dell'organo legislativo per mancanza di trasparenza, la questione si pone sul piano dell'opportunità politica"

«Potrà un consigliere che non è riuscito a valutare l’inopportunità delle sue azioni essere esempio di trasparenza dentro il PATT,  – afferma Claudio Cia – alle prese con una faida interna appena  cominciata? Se ci fosse più coerenza tra i fatti e le parole, ci sarebbero probabilmente più chiarezza e meno illusioni».

L'Unione per il Trentino sceglie ancora la strada morbida e di attesa, «in rispettosa attesa degli accertamenti da parte della Procura, fuori dalle strumentalizzazioni e con vicinanza umana nei confronti di un collega, la politica ha comunque il dovere di affrontare il caso Baratter. Al di là delle conseguenze penali che saranno da accertare, la vicenda in questione pone delicati interrogativi sul piano etico e dell’opportunità politica,  poiché introduce elementi di scarsa trasparenza nel rapporto tra eletti ed elettori».

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In una nota invita però ad avere comportamenti lineari, «che contribuiscono a recuperare la fiducia nei confronti delle istituzioni, nel momento storico in cui proprio i cittadini pongono alla politica una richiesta di maggiore attenzione alla dimensione etica, di maggiore sobrietà, di capacità di gestione delle risorse in modo trasparente. La legittimazione della politica e dell’Autonomia passano anche attraverso la capacità di affrontare assieme passaggi delicati come questo e adottare le opportune soluzioni».

Sul caso Lorenzo Baratter interviene anche il consigliere comunale pentastellato Andrea Maschio «credo che le sue dimissioni siano un atto dovuto alla politica ed ai cittadini trentini ed italiani – spiega Maschio –  Il suo atto è stato politicamente discutibile e moralmente inaccettabile. Apprezzo le dimissioni ma non il modo in cui sono avvenute. Prima vi è stato un tentativo di difesa che non doveva neanche essere provato. Se l'aspetto penale non spetta che alla magistratura accertarlo è quello politico che è devastante. Quanto successo è l'ennesimo assist a chi vuole delegittimare l'Autonomia della nostra provincia. E' una si cambiare prospettiva e cominciare ad avere quell'umiltà che può provenire solo dal basso. La politica deve davvero tornare, se mai lo ha fatto, a volare molto basso. Solo cosi può incrociare lo sguardo del cittadino, capirne le esigenze e provare a dare una risposta reale e di sostanza, cosa che normalmente accade solo a livello elettorale».

Il deputato del M5S Riccardo Fraccaro parla invece delle dimissioni da capogruppo come uno schiaffo ai cittadini Trentini, «Il Pd in Trentino governa ufficialmente insieme ad consigliere indagato per corruzione elettorale. Lorenzo Baratter resta sulla poltrona nonostante l’accordo segreto firmato per versare 500 euro mensili agli Schützen in cambio di sostegno elettorale. Uno schiaffo nei confronti dei cittadini. Evidentemente il Pd e l’Upt condividono questo modo di fare politica e sono corresponsabile di una gravissima delegittimazione delle nostre istituzioni».

«L’unica misura che il PATT ha deciso di applicare nei confronti di Baratter – prosegue Fraccaro – è la sospensione da capogruppo: un ruolo interno alle dinamiche del partito, che non sposta di una virgola il problema. Il patto occulto siglato tra Baratter e gli Schützen è un atto gravissimo che non può essere liquidato con valzer di portone e giochi di palazzo: chi ha conquistato il seggio con simili mezzi dev’essere mandato a casa. Il Pd e l’Upt sono complici dei loro alleati che gettano discredito sulle istituzioni. Il M5S chiede le immediate dimissioni di Baratter da consigliere provinciale, assumeremo ogni ulteriore iniziativa – conclude Fraccaro – per garantire il rispetto nei confronti dei cittadini che i partiti continuano a calpestare».

Il caso purtroppo comincia a diventare nazionale, infatti ieri sul corriere della sera il giornalista Stella ne ha parlato scrivendo un articolo piuttosto ironico e polemico nei confronti della nostra provincia. (qui l'articolo)

Dal canto suo Alessio Manica capogruppo del PD non sembra accontentarsi delle dimissioni da capogruppo di Baratter e chiede un «tagliando» alla maggioranza, mentre Panizza si scaglia duramente sul PD Trentino «i panni sporchi si lavano in famiglia e certe cose non devono uscire sui giornali – ha detto il senatore che però ha anche attaccatto il governo Renzi, «ogni giorno e quotidianamente c'è qualcosa»  – questo il suo sfogo ieri. 

Gli ha fatto subito eco Giacomo Bezzi, «con la sua intervista di oggi anche il Senatore del Patt a Roma Franco Panizza si è reso conto della vera natura del PD: da Renzi alla Guidi, passando per la Boschi. Auspichiamo perciò che Panizza dia seguito alle sue dichiarazioni e prenda di conseguenza le distanze da un PD, che oggi e sempre di più, non solo a Roma ma anche a Trento, non ha nulla da insegnare ad alcuno, non solamente in termini di etica»

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