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Trento

Sanifonds: no grazie, versate la quota in busta paga

Sono i sindacati di base multicategoriali a fare un appello in tal senso.

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Sono i sindacati di base multicategoriali a fare un appello in tal senso.
 
«Abbiamo invitato lavoratori e lavoratrici a NON aderire a Sanifonds e chiedere che l'importo economica sia invece messo in busta paga al fine di evitare una palese discriminazione economica fra chi aderisce al fondo e chi vuole battersi per una sanità pubblica, efficiente universale gratuita, noi vogliamo una sanità pubblica, universale ed efficiente» spiega attraverso una nota Ezio Casagrande
 
E’ partita in questi giorni la campagna per convincere lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego ad aderire al fondo sanitario integrativo Sanifonds. Per il momento le iscrizioni sono poche per un progetto che fin dall'inizio ha stentato a decollare e che ha dovuto far intervenire anche la provincia autonoma di Trento che ha anticipato cica 200mila euro per le prime spese.
 
In proposito Claudio Cia aveva denunciato numerose incongruenze «200 mila euro da anticipare – possibilmente con urgenza – sul conto corrente allegato intestato a Sanifonds Trentino… questa l’inusuale richiesta diRoberto De Laurentis, Presidente del fondo assicurativo sanitario privato, per l’assunzione del responsabile, per le spese di affitto della sede e allestimento uffici, per la creazione di un sito web, utenze, cancelleria, in una comunicazione datata 4 febbraio 2016 e indirizzata al Presidente della Provincia Ugo Rossi»questo il sunto del suo intervento in una conferenza stampa organizzata il 16 febbraio 2016. (leggi qui) 
 
Anche i sindacati ora criticano ferocemente l'operato dei vertici di Sanifonds,  «Una campagna spesso mistificatoria e fatta di mezze verità – incalza ancora Casagrande – ma che comunque nasconde il vero obiettivo di questa scelta:avviare un processo di privatizzazione della sanità falsificando lo stesso concetto di prevenzione in ambito sanitario»
Secondo i sindacati prevenzione significa, non mero aumento di esami e screening diagnostici, ma intervenire per rimuovere le cause che provocano malattie dovute, per esempio, all’esposizione a inquinamento ambientale o in ambiente lavorativo.
 
Il sindacato di base pone alcune domande in merito al fondo sanifonds: A chi servono i fondi sanitari integrativi? A chi giovano?
 
«I sostenitori dei fondi dicono che questi salverebbero il servizio sanitario dalla sua futura insostenibilità. Ma questa affermazione NON corrisponde al vero, – rispondono i sindacati –  in quanto il proliferare dei fondi aumenterebbe i costi della burocrazia, spostando risorse dall’assistenza alla compilazione di moduli, richieste di rimborso ecc. I fondi inoltre cambiano le fondamenta del nostro sistema sanitario creando nuove iniquità, reintroducendo, come le vecchie mutue, differenti modalità assistenziali basate sul censo, sull’occupazione, sul ruolo sociale e professionale del paziente e non esclusivamente sulle sue necessità di cura.
I fondi, per le loro modalità di funzionamento, sono strumenti atti ad indurre disgregazione sociale perché subordinano l’accesso al servizio sanitario, che dovrebbe essere garantito come diritto universale di cittadinanza, al pagamento di un premio ad una assicurazione privata, favorendo pertanto la nascita di un doppio standard di prestazioni sanitarie».
 
A chi giovano? «Senza ombra di dubbio ai fondi pensione in quanto incrementano il consumo sanitario che diventa per loro principalmente una fonte di profitto.I fondi cambiano anche gli obiettivi di base della contrattazione collettiva, sostituendo gli interessi e le esigenze di lavoratori e lavoratrici con gli interessi delle compagnie assicurative che erogano pezzi sempre più importanti di welfare».
 
Secondo il sindacato di base la contrattazione sul lavoro sta sostituendo i suoi contenuti tipici relativi alle condizioni di lavoro, salariali e retributive dei lavoratori con l’adesione a un’assicurazione sanitaria integrativa (e/o ad altre forme di cd Welfare), modificando così il ruolo del sindacato che diventa mero erogatore/gestore di quote salariali che il lavoratore dovrà versare ai fondi per soddisfare la sete di profitto dei nuovi padroni del welfare. Viene meno pertanto il legame fra prestazione lavorativa e salario, fra professionalità e retribuzione; i diritti del lavoratore sono trasferiti all’esterno dell’azienda creando una preoccupante frattura fra gli inclusi (chi lavora) e gli esclusi, i disoccupati, i pensionati ed i precari con un conseguente smantellamento dello stato sociale.
 
«Per questi motivi invitiamo i lavoratori a NON ADERIRE al fondo sanitario integrativo Sanifonds inviando il modulo allegato con il quale si richiede anche che la quota stanziata dalla provincia per i dipendenti che non aderiscono al fondo sia versata in busta paga»conclude la nota di Ezio Casagrande .
 
 

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