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Io la penso così…

Una politica trentina incapace di decidere – di Andrea Merler

La politica trentina sta attraversando ormai un periodo di crisi d’identità comunitaria e di scollamento evidente con il mondo reale. Il dibattito pare ridursi sempre più ai distinguo dei singoli partiti e non si intravvedono gli orizzonti delle scelte strategiche.

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La politica trentina sta attraversando ormai un periodo di crisi d’identità comunitaria e di scollamento evidente con il mondo reale. Il dibattito pare ridursi sempre più ai distinguo dei singoli partiti e non si intravvedono gli orizzonti delle scelte strategiche.

Gli esempi potrebbero essere molteplici. Ne citerò alcuni emblematici ed attuali.

La sanità provinciale è stata oggetto di aspro dibattito politico culminato con il ritiro della delega all’assessora Donata Borgonovo Re. Le scelte di politica sanitaria sono però state tutte annunciate e poi rinviate. Anche le inaspettate dimissioni del Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria non hanno avuto effetto. Stiamo ancora aspettando che la Giunta Provinciale prenda le decisioni opportune in materia sanitaria e sulla questione dei punti nascita periferici. Continuare a lasciare le persone e i professionisti sanitari privi di una reale strategia può solo offuscare la problematica e rinviare le scelte ad un tempo indefinito, ma la questione rimane comunque aperta.

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Il dibattito in Comune a Trento sul ruolo delle Circoscrizioni e delle indennità dei Presidenti e dei Consiglieri va ormai avanti dall’inizio della legislatura, ma non si è ancora arrivati alla decisione finale. Sempre più spesso assistiamo al dibattito e alle decisioni dell’ultimo momento e il cittadino non capisce affatto questi continui rinvii delle decisioni e le evidenti contraddizioni.

Nel frattempo l’economia reale dovrebbe risvegliarci dal torpore.

La cronaca continua a registrare la crisi del settore edile e delle imprese ad esso collegate.

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Il fatto che il settore dell’edilizia trentina sia in profonda crisi a partire dal 2010 è noto a tutti. Ogni giorno però non sfugge all’attenzione dei professionisti segnalare le inefficienze di alcuni uffici della P.A. che invece di decidere in tempi congrui alle richieste del mercato del lavoro, provocano continue vessazioni o lasciano le istanze in sospeso, senza alcuna ragione, per mesi.

Le norme urbanistiche approvate in questa legislatura non sembrano affatto chiare. Ad esempio se un proprietario procede ad una demolizione con ricostruzione dell’edificio esistente è assurdo interpretare la norma nel senso di considerare il costruendo edificio come nuova costruzione e richiedere per questo un numero di parcheggi che prima non esistevano. Questo, di fatto, accade in alcuni uffici comunali più organizzati forse perché la normativa non è poi così chiara e i burocrati si affrettano così a ricercare il famoso “cavillo”.

Altro esempio emblematico in materia urbanistica sono le varianti in corso d’opera. Anche su queste troppo spesso si sente dire che l’approvazione dell’amministrazione arriva dopo che la variante, come accade nella prassi consolidata, è già stata realizzata. Non oso pensare al proprietario e al professionista che procedano con la variante senza avere avuto il preventivo benestare degli uffici preposti. Si dirà che il committente, il direttore dei lavori e l’impresa esecutrice hanno commesso un abuso edilizio, ma senza mai citare il fatto che i tempi di risposta della P.A. dovrebbero essere congrui con l’andamento effettivo dei lavori e non si può pensare di sospendere tutte le lavorazioni di cantiere in attesa di un parere sulla variante che arriverà, forse, dopo svariati mesi.

La politica, da sempre, è chiamata a dare risposte concrete ai problemi e invece troviamo i partiti scambiarsi accuse reciproche, ripiegarsi alle lotte interne in nome della mera spartizione dei posti di potere.

Non è certo questo il modo per recuperare la fiducia dei cittadini. L’astensionismo crescente, il populismo demagogico in ascesa, l’opportunismo, l’individualismo e la debolezza delle leadershipsdei nostri giorni necessitano di un nuovo progetto culturale della nostra Autonomia speciale e probabilmente anche di una classe dirigente diversa per favorire l’ormai necessario ricambio generazionale.

Andrea Merler aderente UPT e membro del Parlamentino provinciale

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