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Il Punto da Bruxelles

Emergenza immigrazione, l’accordo con la Turchia è solo una parte della soluzione

La soluzione alla crisi dei migranti è ancora lontana. L’accordo siglato ieri a Bruxelles tra Unione europea e Turchia è un passo obbligato per alleviare la situazione in Grecia, ormai al collasso, ma non scioglie i nodi che hanno spinto gli Stati membri a chiudersi su sé stessi e a mettere in discussione la libertà di circolazione nel continente. 

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La soluzione alla crisi dei migranti è ancora lontana. L’accordo siglato ieri a Bruxelles tra Unione europea e Turchia è un passo obbligato per alleviare la situazione in Grecia, ormai al collasso, ma non scioglie i nodi che hanno spinto gli Stati membri a chiudersi su sé stessi e a mettere in discussione la libertà di circolazione nel continente.

L’Unione europea non può prescindere dalla collaborazione con la Turchia per la gestione dei flussi migratori. I rifugiati siriani che risiedono attualmente in Turchia sono ben 2,7 milioni, più che in ogni altro Paese. Con l’accordo di ieri, l’Unione europea rinnova il suo impegno a sostenere finanziariamente il governo di Ankara, affinché questo migliori l’accoglienza dei profughi sul proprio territorio. Si tratta di una misura fondamentale per evitare che la miseria spinga famiglie intere ad affidare la propria vita a trafficanti senza scrupoli, con la speranza di raggiungere le coste greche.

I capi di stato e di governo dell’Unione hanno, inoltre, deciso di scoraggiare una volta per tutte il traffico di esseri umani dalla Turchia, introducendo un meccanismo che impone il ritorno in Turchia dei migranti che tenteranno di raggiungere illegalmente le isole greche e il reinsediamento, per ogni siriano che la Turchia riammetterà dalle isole greche, di un altro siriano dalla Turchia all’Unione. È fondamentale che il reinsediamento avvenga nel pieno rispetto del diritto internazionale ed europeo. L’Unione europea ha il dovere di difendere non solo le proprie frontiere, ma anche i propri valori.

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Proprio per questo, è necessario affrontare in maniera separata la crisi dei migranti e il processo di adesione della Turchia. Se, in cambio del proprio aiuto, la Turchia pretenderà una corsia preferenziale per la liberalizzazione dei visti e l’adesione all’Unione europea, allora la collaborazione si trasformerà in ricatto. Un ricatto che il Parlamento europeo non accetterà mai. Visti e adesione sono materie che ricadono sotto la nostra competenza: voteremo a favore solo se ci saranno tutte le condizioni necessarie. E visto che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, non fa nemmeno lo sforzo di garantire i diritti fondamentali dell’Unione, l’ingresso del suo Paese in Europa è al momento fuori discussione.

L’accordo con la Turchia porterà i suoi frutti solo se inserito all’interno di una strategia complessiva. A tal proposito, gli Stati membri devono sbrigarsi ad attuare le decisioni prese di comune accordo nei mesi scorsi a Bruxelles, accelerando sui ricollocamenti da Grecia e Italia e sull’istituzione degli hotspot e di una guardia di frontiera e di costiera europea.

Serve un approccio di ampio respiro, che non si fermi alla Turchia, ma che guardi anche a Libano e Giordania, due Paesi altrettanto colpiti dall’esodo dei siriani e non solo. Sì, perché non va dimenticato che da est non arrivano solo i siriani, ma anche iracheni, pachistani e afgani.

 E poi c’è il fronte mediterraneo, dove la situazione promette di diventare incandescente nei prossimi mesi. Il miglioramento delle condizioni climatiche, infatti, ha dato nuovo slancio all’immigrazione clandestina dalle coste libiche. L’Africa è una polveriera pronta ad esplodere: basti pensare che sono ben 3.100 i migranti raccolti negli ultimi tre giorni dalle navi italiane nelle acque internazionali al largo della Libia.

Non c’è bacchetta magica in grado di invertire un flusso migratorio che è ormai epocale. Ora più che mai c’è bisogno di una strategia europea complessiva, che coinvolga autorità europee, nazionali e regionali in uno sforzo condiviso. Senza uno scatto di reni collettivo, il progetto di integrazione europea rischia di affondare nelle acque del Mediterraneo.

Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige

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Il Punto da Bruxelles

Politiche agricole europee: seminario ieri a Bruxelles

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Il Trentino in Europa. Progettualità di sistema. E’ il titolo del seminario, tenuto ieri a Bruxelles, presso la sede della Rappresentanza della Regione europea Tirolo – Alto Adige – Trentino.

Al centro dell’incontro, organizzato da APOT, l’Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini, un confronto a 360 gradi sulle politiche agricole dell’Unione europea, alla presenza dell’assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, di Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo e dell’onorevole Herbert Dorfmann.

Nei vari interventi è stata sottolineata l’importanza della comunicazione, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ai valori connessi all’agricoltura e alle ricadute pubbliche che il governo del territorio può determinare in particolare nelle aree di montagna.

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Oggi la produzione agricola – è stato evidenziato – non può non percorrere la strada della qualità che si integra in modo forte con l’obiettivo della sostenibilità integrale, sui fronti economico, sociale e ambientale.

Tutto questo a partire dalla consapevolezza che il settore agroalimentare rappresenta il primo settore economico, anche sul fronte dell’export, a livello europeo.

“Il sistema delle Regioni – ha detto l’assessore Zanotelli che ieri a Milano aveva incontrato Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura – chiede la possibilità di incidere maggiormente nelle scelte che verranno fatte per la prossima programmazione agricola comune (PAC) post 2020.

Nella nuova PAC – ha detto l’assessore – dovrà essere tenuta in considerazione la specificità dei territori di montagna. Fare agricoltura in Trentino non è come farla in pianura.

Questo è un elemento chiave, così come è fondamentale che i fondi europei non utilizzati da determinati soggetti vengano redistribuiti a favore di chi, al contrario, è capace di utilizzarli appieno.

Fra le criticità emerse nel corso del seminario, confermate dall’onorevole De Castro, quella che riguarda l’architettura prevista nel rapporto tra Commissione, Stato membro e regioni.

L’aspetto legato alla previsione dell’ente gestore unico rischia di compromettere – è stato detto – l’efficacia del sistema, determinando un’eccessiva centralizzazione con conseguenti ricadute negative sul piano degli equilibri nei rapporti tra i territori.

“Condividiamo – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – la necessità, evidenziata dall’onorevole Dorfmann, di investire sia sul fronte della sostenibilità che su quello della comunicazione, con l’obiettivo di fornire un’informazione corretta ed oggettiva alla collettività, anche per accrescere una equilibrata cultura dell’ambiente e della sostenibilità.

Da questo punto di vista il percorso degli Stati generali della montagna, fortemente voluto da questa Giunta, potrà fornire un contributo importante anche per la definizione di una strategia di prospettiva per il settore agricolo, in preparazione della prossima PAC.

L’impegno del settore agricolo, ed ortofrutticolo in particolare, con l’accompagnamento della Provincia, ha portato negli anni a risultati importanti sia sul fronte economico, sia su quelli sociale e ambientale, anche perché lavorare e coltivare la terra in montagna determina vincoli e costi più alti rispetto ad altri territori, con ricadute irrinunciabili sul fronte della stabilità idrogeologica, su quello del paesaggio, della biodiversità e, in ultima analisi, su quello della sostenibilità”.

Infine, l’assessore Zanotelli ha sottolineato il valore del fare rete tra chi è parte del sistema cooperativo e chi è esterno, assicurando tutto il supporto della Provincia per accompagnare processi e progetti in grado di elevare la capacità di fare sistema, nell’interesse generale del settore agricolo, dell’economia, della comunità e del territorio trentino.

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Il Punto da Bruxelles

«Addio alla plastica usa e getta. Ora puntare sul riciclaggio»

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(di Herbert Dorfmann) La tutela dell’ambiente e tutte le problematiche a essa collegate rappresentano una delle più grandi sfide per l’umanità negli anni a venire. (altro…)

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Il Punto da Bruxelles

Energia, Dorfmann: «Noi modello in Europa. Puntare su efficienza e rinnovabili»

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Con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2016, l’Unione europea ha preso un impegno con l’ambiente e le future generazioni, che siamo fermamente intenzionati a rispettare. (altro…)

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