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Trento

Iva su T.I.A.: Trenta spa condannata a risarcire i cittadini trentini

La carica di 22 cittadini ha fatto breccia, abbattendo il muro di Trenta.

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La carica di 22 cittadini ha fatto breccia, abbattendo il muro di Trenta.

Costoro, con l'appoggio dell'Associazione "Lo Scudo", chiedevano, nel lontano dicembre 2009 (esattamente il 27 dicembre 2009) al giudice di pace di Trento la condanna di Trenta spa alla restituzione dell'Iva indebitamente pagata sulla raccolta dei rifiuti, visto che le precedenti richieste di rimborso furono respinte.

Ora, la sentenza, depositata in cancelleria, lo scorso 14 marzo, dopo sei anni dall'inizio di causa, dispone quella restituzione, per il periodo 2003-2009.

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L'Associazione " Lo Scudo" a difesa dei Cittadini, calcolerà i crediti per l'Iva indebitamente pagata, nel periodo che va dal 2009 al 2016, poi chiederà alla Trenta la disapplicazione " pro futuro" dell'Iva sulla raccolta rifiuti e la restituzione dei crediti maturati. Naturalmente, tutto ciò vale solo per i coraggiosi 22 ricorrenti.

Si è trattato di una lunga battaglia giudiziaria che ha visto in prima linea l'Associazione " Lo Scudo" che ancor prima della sentenza n. 238/09 del 27 luglio 2009 della Corte Costituzionale, che dichiarava l'illegittimità costituzionale dell'IVA sulla TIA (Tariffa di igiene ambientale) perché la TIA ha natura tributaria (divieto di applicare una tassa su altra tassa), aveva contestato alla Trenta spa e agli altri gestori della raccolta rifiuti in provincia di Trento l'applicazione dell'IVA, sulla base della sentenza della Cassazione – Sezione Tributaria n. 17526 del 9 agosto 2007 secondo cui la TIA " è una imposizione tributaria e non un contratto privatistico che l'utente stipulerebbe liberamente per godere di un servizio pubblico". La giurisprudenza, ai massimi livelli, si era dunque pronunciata.

Dopo due anni, ecco la citata sentenza della Consulta n. 238/09, che, tagliando " la testa al toro", ha definitivamente chiarito la vicenda, sotterrando qualsiasi altra contraria interpretazione.

Perché, allora, un così lungo percorso giudiziario? Per una serie di motivi. Dapprima la carenza di magistrati dell'ufficio del giudice di pace di Trento, poi la sentenza di incompetenza di quel giudice (2011), seguita dalla sentenza del tribunale (2013) che riformando la precedente, gli restituiva la causa, ora giunta finalmente a sentenza.

Da segnalare che In questo lungo periodo la politica ha cercato di metterci lo zampino, naturalmente schierandosi contro i cittadini.

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Come?

Il panorama normativo per la raccolta dei rifiuti è andato cambiando e ripetutamente. Una prima volta, con l'interpretazione autentica, contenuta nel D.L. 78/2011 che definiva la raccolta dei rifiuti, nella versione TIA 2, un servizio commerciale, superando arbitrariamente il volere della Corte Costituzionale.

Ma il diavolo – si sa – fa le pentole, ma non i coperchi: in Italia la TIA 2 non è mai stata attuata per mancanza dei decreti attuativi, quindi mai in vigore. Quella vigente – da sempre – è la TIA 1, vale a dire la tassa creata dal decreto Ronchi.

L'interpretazione autentica doveva essere espunta dal presidente della repubblica in occasione della promulgazione del già citato decreto-legge n. 78/2011 (Tremonti-Berlusconi) poiché la norma andava modificare nella sostanza un giudicato della corte costituzionale, ma ciò non avvenne.

Una combinata azione, dunque, dello Stato, della Provincia e dei Comuni (nel caso trentino l'Associazione dei comuni) e le loro articolazioni, venne comunque esercitata contro il diritto dei cittadini al rimborso.

Ciononostante – come dice il proverbio – chi l'ha dura la vince, e così è stato!

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