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Trento

Presentate le linee per il recepimento della «Buona scuola». A giugno in aula il ddl della Giunta

La dottoressa Ferrario , nella seduta di ieri pomeriggio della Quinta Commissione, ha fatto il punto sull'andamento in Trentino dell'iter dell'armonizzazione delle norme trentine, la legge provinciale 5, alla "Buona scuola" approvata nel luglio scorso. 

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La dottoressa Ferrario , nella seduta di ieri pomeriggio della Quinta Commissione, ha fatto il punto sull'andamento in Trentino dell'iter dell'armonizzazione delle norme trentine, la legge provinciale 5, alla "Buona scuola" approvata nel luglio scorso. 
 
A oggi, ha detto la dirigente, si sono individuati i punti vincolanti per il recepimento in Trentino della legge 107. Uno di questi principi è l'assunzione del docente non più negli istituti ma negli ambiti territoriali e la Pat sta definendo i limiti di questi ultimi. Il docente, infine, verrà scelto anche da noi dal dirigente scolastico attingendo dagli elenchi di insegnanti dell'ambito. Si dovranno potenziale, inoltre, il sistema di valutazione e di formazione e, per il reclutamento, al centro vengono posti i concorsi e le abilitazioni.
 
Questi principi, ha ricordato Ferrario, (foto) dovranno entrare nella riforma della legge provinciale 5 e c'è un gruppo di lavoro composto da dirigenti scolastici che sta lavorando su un'ipotesi. Lunedì ci sarà un primo confronto con il sindacato e quindi prende il via il lavoro di confronto su una prima ipotesi di disegno di legge.
 
Oltre ai principi di fondo, nelle norme trentine verrà introdotto un sistema di lotta alla dispersione scolastica e ci sarà uno sforzo su Iprase per aumentare la preparazione dei docenti, anche prevedendo dei sistemi di merito e non solo di anzianità. La "Buona scuola" ha previsto fondi per il merito, mentre la Pat vorrebbe studiare una via originale.
 
Altro obiettivo che verrà posto nella riforma della scuola trentina quello di tenere aperte le strutture scolastiche per le attività ragazzi anche nei periodi di vacanza e un sistema di curriculum che tenga presenti anche le esperienze degli studenti. E' previsto, ha detto infine la dirigente, uno sforzo ulteriore per le stabilizzazioni degli insegnanti, ma servono alcune norme sui cosiddetti "spezzoni" su più scuole e il part – time. Altro capitolo quello del digitale e del portale unico e il tentativo di semplificare il nucleo di valutazione interno e della partecipazione. A giugno la riforma arriverà in Consiglio e il nuovo sistema partirà nel 2017. 
 
Maestri: va colmato il deficit di partecipazione della legge nazionale. – Lucia Maestri (PD) ha detto che se c'è stato un limite nella legge nazionale è stato lo scarso coinvolgimento dei docenti che ha costretto il governo al maxi emendamento. Il punto dell'alternanza scuola – lavoro, ha aggiunto, ha suscitato polemiche, ma è in parte già partito in Trentino. Claudio Civettini (Civica Trentina) ha detto che il sistema spaventa un po', perché a rischio c'è anche l'autonomia dell'insegnamento. Grave il fatto che ci si trovi di fronte a situazioni paradossali (ad esempio quella degli insegnanti di educazione musicale) che stanno creando disoccupati anche tra personale precario da 30 anni. Di fondo poi, ha continuato Civettini, c'è il fatto che il Trenino si sta piegando ad una scuola romana, che nulla a che fare con l'Autonomia e che ha messo alla porta un gran numero di precari. Un problema grave al quale non si vuole dare risposta. Maestri ha ricordato che una delle sorgenti della "Buona Scuola" e proprio il modello trentino, compreso il trilinguismo, come ha ammesso, in una visita a Trento, la stessa ministra dell'istruzione. Per i concorsi, invece, ci siamo dovuti adattare al resto d'Italia e la scelta del concorso sarà premiante, anche perché la Pat riconoscerà un punteggio aggiuntivo per l'impegno lavorativo. Civettini ha replicato che tutti i sindacati e gli insegnanti non condividono l'opinione espressa da Lucia Maestri e quindi, o sono tutti stupidi, oppure qualche errore è stato fatto, quando, nei fatti, si rischia di lasciare a casa persone che lavorano nella scuola da 25 – 30 anni nella scuola. Sul concorso, anziché aspettare quello nazionale, si sarebbero potute inserire materie locali per caratterizzare la territorialità della scuola. 
 
Non tutti i docenti potranno entrare in ruolo. –  La dottoressa Ferrario sul concorso ha detto che la norma sugli "spezzoni" in vari istituti è pensata proprio per stabilizzare, ad esempio, il numero più alto possibile dei docenti di musica. Ma, ha ribadito la dirigente Pat, non tutti gli insegnanti potranno entrare in ruolo. Su scuola e lavoro la filosofia è collegare scuola e impresa e l'esperienza precoce di osservare il mondo del lavoro è importante per l'orientamento. La Pat ha una grande esperienza con la Fp. Le 200 e 400 ore di scuola – lavoro sono il minimo e questa attività è di corredo, anche se in futuro i ragazzi dovranno dimostrare queste esperienze alla maturità e si sta lavorando con le categorie, le aziende, il pubblico, le Rsa e anche le associazioni di volontariato e scuole per avere un approccio elastico al tirocinio. Tirocini non retribuiti e che si potranno svolgere anche nei periodi extrascolastici.
 
Marie Curie, per Viola e Civettini un "tradimento" dell'autonomia scolastica – Sempre a proposito di scuola la Commissione ha ascoltato Matteo Savastano, primo firmatario sul Marie Curie di Pergine. Il Curie, ha detto, è un istituto di alta qualità, riconosciuto come tale dalla Fondazione Agnelli, e ha uno storico rapporto con le imprese del territorio. Pergine, ha ricordato, è il terzo comune del Trentino; la scuola ha 1197 iscritti ed è un punto di riferimento per la Valsugana e della minoranza mochena. Il Curie è un filtro verso la concentrazione a Trento che crea problemi alla città e rischia di spopolare le periferie. La delibera c'è e il comitato, ha ricordato Savastano, si è offerto di collaborare per verificare se le scelte sono giuste o c'è il bisogno di una rielaborazione. Soggetti economici della Valsugana spingono alla reintroduzione del tecnico economico, tenendo conto dei cambiamenti che stanno avvenendo, a partire dalla creazione di un'unica cassa rurale. Comunque, ha detto ancora Savastano, con Rossi, dopo l'incontro di dicembre, si è aperto un dialogo partendo dalla delibera che ha, almeno nelle premesse, degli aspetti positivi. Civettini ha affermato che la scelta è stata fatta dalla maggioranza e non si è potuto discutere ed ha chiesto chiarezza. Di sapere se si è aperta una trattativa o no. Savastano ha detto che il punto dolente è la soppressione del tecnico economico, ma l'altra parte prevede la possibilità di valutazioni e su questo c'è stata un'apertura al dialogo.
 
E' intervenuta poi la dirigente del Marie Curie, Flavia Andreatta, la quale ha affermato che a suo parere la scuola di Pergine si è trovata davanti alla delibera impreparata. Perché nessuno, a quanto pare, sapeva del taglio del tecnico economico. Questo, secondo la dirigente che ha la responsabilità dell'istituto dallo scorso settembre, ha contribuito a provocare la reazione polemica, anche perché il Curie è sentito come parte della comunità. Lucia Maestri ha chiesto se la scelta della Giunta crea davvero problemi per l'offerta formativa. La dirigente ha detto che il Curie è un unicum in Trentino con ben 10 indirizzi, ma se si fosse tolto qualsiasi indirizzo questo sarebbe stato percepito come una diminutio all'istituto.
 
Civettini ha chiesto se secondo la dirigente scolastica questa scelta è stata fatta perché ne valeva la pena o perché sono entrate altre valutazioni. La professoressa ha ribadito che nella scuola non si sapeva della scelta della Giunta, ma sui perché delle decisioni della Giunta non ha voluto entrare. Anche se, ha aggiunto, c'è una parte della comunità che pensa che il tecnico, nucleo originario della scuola, non si possa perdere.
 
Walter Viola (PT) ha affermato che se della decisione della Giunta erano all'oscuro gli insegnanti, tantomeno potevano essere informate le famiglie che hanno la titolarità costituzionale dell'educazione. Non è stato coinvolto il comune di Pergine e, ha aggiunto, "tutta la vicenda del Marie Curie è bizzarra e rappresenta una brutta pagina, anzi nera per l'autonomia in generale. Si continua a parlare dell'autonomia degli istituti scolastici, dalla legge Salvaterra alla "Buona scuola" ma nel caso del Curie tutti gli aspetti di autonomia sono stati semplicemente calpestati. A una scuola come Curie che ha dieci indirizzi, che aumenta i propri iscritti, che cresce in qualità si dice: no, devi andare a Levico perché lì ci sono poche iscrizioni. Dov'è – ha chiesto Viola –  l'autonomia del centro sinistra autonomista in questo caso? Dov'è il rispetto delle famiglie? E la scuola è della Pat o della comunità?"
 
Passamani (UpT) ha ricordato di aver presentato per primo un'interrogazione del Curie, anche se non è vero che le amministrazioni non sono state contattate dalla Pat. Tanto è vero che il sindaco di Pergine ha chiesto di poter avere un nuovo indirizzo al posto dell'economico. Il consigliere ha detto che i dati delle iscrizioni dell'economico sono scesi in modo evidente, fino a quasi dimezzarsi, e qui sta la vera ragione della scelta della Giunta che, comunque, all'inizio è stata sottovalutata.
 

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