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Trento

Profugopoli: vi racconto come si arricchiscono i furbetti della solidarietà

Per qualsiasi ente oggi accogliere un profugo maggiorenne può far guadagnare circa dieci euro al giorno. Sono quindi 3.600 euro ogni anno che moltiplicati per la quota, per esempio presente sul territorio Trentino, (circa un migliaio) fanno 3,6 milioni di euro netti ogni anno. 

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Per qualsiasi ente oggi accogliere un profugo maggiorenne può far guadagnare circa dieci euro al giorno. Sono quindi 3.600 euro ogni anno che moltiplicati per la quota, per esempio presente sul territorio Trentino, (circa un migliaio) fanno 3,6 milioni di euro netti ogni anno. 

In caso di minori la cifra lievita, perché a parità di servizi il governo mette sul piatto una cifra più consistente. Anziché i canonici 35 euro pro capite (più qualche spicciolo di Iva) ne sborsa 45, quindi il guadagno sale anche a 20 euro per ogni minore. È diventato il più grande business della storia contemporanea, che durerà per i prossimi vent’anni, di tale portata da indurre aziende importanti a chiudere tutto e buttarsi sul mercato dell’accoglienza.

Ecco quindi sbucare come funghi da un giorno all’altro Cooperative, società nate per l’occasione, ma anche colossi industriali del Nord e multinazionali: come per esempio coloro che gestivano il Cara di Mineo, una delle strutture dove finiscono i migranti in attesa di asilo. Alcune sono vere e proprie bombe a orologeria, ma nessuno sembra farci caso, fino almeno non ci scappano i morti, e quelli purtroppo non sono profughi, ma Italiani che hanno lavorato una vita pagando le tasse e che lasciano i propri cari sbigottiti e amareggiati per la loro insulsa dipartita.

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La gestione dell’immigrazione avvallata dalle istituzioni trasforma padri di famiglia in veri pescecani, aziende e uomini business in avvoltoi che calano sulle loro prede in nome del denaro facile e questo sempre a discapito dei cittadini, di quelli onesti che negli ultimi anni hanno dovuto tirare la cinghia per sopravvivere.

Con la crisi solo i poveri diventano più poveri. I ricchi, al contrario, diventano sempre più ricchi. Nel 2013 in Italia c’erano 203.000 persone con un patrimonio superiore al milione di euro: 28.000 in più dell’anno precedente. I super-ricchi che possiedono 22 milioni di euro sono 3000, il doppio della media europea. E il trend continua: fra il 2013 e il 2014, mentre la ricchezza italiana continuava a diminuire, la ricchezza dei nostri supermiliardari è aumentata del 18,6 per cento. Cioè ben più che nel resto del mondo (12 per cento).

È ormai un ritratto impietoso e deleterio di un «sistema» che trasforma accoglienza e solidarietà in lucroso business, sulla pelle degli immigrati e di chi la solidarietà la fa davvero, ma anche sugli ignari cittadini costretti a vedere calare sempre di più la qualità dei servizi e salire la paura di rapine, scippi, furti e morti ammazzati.

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Il direttore del TG 4 Mario Giordano nel suo ultimo libro ha ribattezzato questo «sistema» Profugopoli. Un libro – denuncia che fa nomi e cognomi di quanti, in Italia, si spartiscono la «grande torta» dell’immigrazione, dalle mini-coop alle multinazionali come la Gepsa, legata al gigante transalpino dell’energia Gdf-Suez, che fa incetta di appalti nel settore giocando al ribasso.

Ma Giordano fa anche di più, divide infatti questo esercito di furbetti in categorie. Ci sono gli «improvvisati», come il centro di formazione padovano che, fiutato l’affare, l’estate scorsa ha messo da parte i corsi per buttafuori e becchini per «accogliere» 81 migranti, e incassare 80mila euro al mese. Ma c’è chi a Trento ne riceve anche di più, cioè 70mila euro per gestire un solo profugo per un anno. Per non dire dell’associazione folkloristica siciliana che forte del suo «core business» – spettacoli con tamburelli e mandolino – si è aggiudicata, a Trapani, un bando prefettizio per una quarantina di profughi. Seguono gli «affaristi», imprenditori il cui fiuto li ha dirottati verso l’accoglienza, ma sempre con la testa al business, come l’avvocatessa napoletana che in Piemonte, sul Lago Maggiore, alleva capre e asine da latte, e a Busto Arsizio si dedica ad altro, aggiudicandosi 11 appalti per l’accoglienza migranti in 7 mesi tra 2014 e 2015, per oltre 2,5 milioni di euro.

Poi tocca a «Specialisti&Colossi», – come racconta anche Massimo Malpica giornalista del Giornale – le coop che sul sociale e sugli immigrati hanno costruito le loro fortune, trasformandosi in «imperi fondati sull’altrui disperazione», snocciolandone le storie. C’è la coop ferrarese, «monopolista» nonostante le bacchettate di Raffaele Cantone al Comune, quella modenese che nel 2014 ha incassato 13 assegnazioni di immigrati per oltre 2 milioni di euro, e quasi tuttein affidamento diretto, senza bando.

Il colosso salentino dell’accoglienza, fondato da una ex colf albanese che «subappalta» i migranti alla chiesa copta lombarda, tenendosi 15 euro a migrante per il disturbo.Il viaggio a Profugopoli, corsa tra follie, sprechi e inchieste in salsa solidale, fa tappa anche dagli albergatori che hanno mollato i clienti paganti per i migranti ospitati a spese dello Stato e si conclude dove tutto è cominciato. Con i «farabutti», quelli pizzicati dalla magistratura, raccontati inchiesta per inchiesta, da «Mafia Capitale» alla mafia vera e propria.

Ma più il dramma diventa ingestibile più crescono gli imbrogli.  Come l’affare dei ricorsi per ottenere asilo, e lo è per più di una ragione. In primis, perché lo sfondo è quello di drammi epocali e reali, di sventurati in fuga da guerre e persecuzioni reali tra cui si mimetizzano migliaia di furbacchioni. In pochi sanno infatti che i fondi del gratuito patrocinio costituiscono la principale fonte di sostentamento per un numero consistente di avvocati che la crisi ha messo in difficoltà. Per questi avvocati, spesso incompetenti e poco preparati è una vera e propria cassa integrazione, basta un copia e incolla, 15 minuti di lavoro e il gioco è fatto. 

Ogni ricorso non è pagato dal profugo, ma attraverso il patrocinio gratuito viene coperto dallo stato, cioè da noi cittadini, e ogni ricorso ci costa dai 1.000 ai 1.500 euro. (sono stati oltre 40mila i ricorrenti in Italia nel 2015) Ecco perchè gli immigrati non se ne vanno, ecco perchè rimangono incollati sul suolo italiano. Basta una cooperativa compiacente con un amico avvocato che consiglia la pratica da effettuare per il ricorso e il gioco è fatto. Guadagnano tutti, la cooperativa che per almeno 24 mesi prende i soldi dello stato, l’avvocato che redige la pratica e l’immigrato che nonostante la risposta negativa per lo status  di profugo se ne può rimanere qui a sbafo degli italiani, spacciando magari droga e chissà cos’altro. L’ultimo caso proprio ieri a Trento (leggi qui)

Pare che però in tal senso l’ordine degli avvocati di Roma abbia iniziato a respingere una parte consistente delle richieste di gratuito patrocinio, perché prive dei requisiti fondamentali, e l’ordine di Trento? attendiamo risposta dal presidente.

I numeri dei contenziosi sono impressionanti. Nei dodici mesi dall’agosto 2013 al luglio 2014, le commissioni presso le prefetture hanno esaminato oltre 35mila richieste di asilo. Un po’ più di 9mila sono state respinte, e gli interessati hanno fatto ricorso. Ma il problema è che a fare ricorso sono nella quasi totalità anche gli immigrati che si sono visti concedere protezioni meno generose dell’asilo, che dà diritto a cinque anni di permanenza nel territorio italiano, ed è stata concessa solo a 3.784 persone. Non si accontentano e fanno ricorso quelli che si sono visti concedere la «sussidiaria», che garantisce tre anni di soggiorno. E pure quelli della «umanitaria», che garantisce un solo anno. In tutto, oltre 30mila cause in Italia.

Ma quando si vuol far del bene è giusto farlo fino in fondo, e allora ecco spuntare le tessere per i trasporti gratuiti, le entrate gratis a cinema e teatro, le tessere telefoniche prepagate, appartamenti gratis (che spesso vengono sub appaltati a connazionali delinquenti), moschee gratis, e buoni spesa a go go.

Tutti noi ci chiediamo spesso, ma perché le cose non cambiano?  Perché ci sono i pochi e potenti che ci guadagnano, e che non hanno interesse che si risolva il problema dell’immigrazione, perché sull’immigrazione fanno soldi e molti. Non hanno interesse che si risolva il problema dei rom, perché sui rom fanno soldi. Non hanno interesse che si risolva il problema della burocrazia, perché sulla burocrazia fanno soldi.

“Ci hai messo tre giorni a sbloccare una pratica che aspettavo da tre anni” dice ammirato un imprenditore a uno dei funzionari onesti in un’intercettazione. Tre giorni, tre anni. La differenza è tutta lì, per chi ci guadagna si tratta di una montagna di soldi. Già, perchè più immigrati e Rom rimangono in Italia più guadagnano tutti, più soldi vengono erogati alle cooperative più nascono nuovi e fittizi posti di lavoro, che naturalmente si trasformano prima in consensi per il politico di turno e poi in voti alla prossima tornata elettorale.

Ma in tutto questo c’è una costante, già, perchè quello che esce dalle casse pubbliche prima o poi deve anche rientrare, e a pagare sono sempre gli stessi, i contribuenti italiani, non importa se pensionati, disoccupati, giovani, casalinghe, disabili o sfrattati. Per loro però, niente ricorsi, patrocini gratuiti, hotel a 4 stelle, lavoro, sussidi, diarie e case.

Quando lo stato passa all’incasso dobbiamo pagare e basta e vien da sorridere quanto qualche politico di vecchio pelo o militante comunista del PD dice che i soldi arrivamo dallo stato che li riceve a sua volta dall’Europa, e che quindi i contribuenti delle provincie non mettono un euro. Ma allora penso, ma l’Europa dove li prende i soldi? ho un terribile sospetto…. e voi? 

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