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Trento

Riforma credito cooperativo: l’impegno dei parlamentari trentini per migliorare la riforma.

La riforma del credito cooperativo nazionale è stata al centro dell’incontro di venerdì pomeriggio nella sede della Federazione, tra una delegazione della Cooperazione e i parlamentari trentini. Presenti i senatori Giorgio Tonini, Franco Panizza e Vittorio Fravezzi, i deputati Lorenzo Dellai, Michele Nicoletti e Mauro Ottobre, insieme al presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi. Per la Cooperazione, il presidente Giorgio Fracalossi, il vice per il credito Elio Pisoni, il direttore Carlo Dellasega e il vice di Federcasse Diego Schelfi.

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La riforma del credito cooperativo nazionale è stata al centro dell’incontro di venerdì pomeriggio nella sede della Federazione, tra una delegazione della Cooperazione e i parlamentari trentini. Presenti i senatori Giorgio Tonini, Franco Panizza e Vittorio Fravezzi, i deputati Lorenzo Dellai, Michele Nicoletti e Mauro Ottobre, insieme al presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi. Per la Cooperazione, il presidente Giorgio Fracalossi, il vice per il credito Elio Pisoni, il direttore Carlo Dellasega e il vice di Federcasse Diego Schelfi.

Il tema della riforma è di particolare attualità, posto che il decreto varato il 14 febbraio scorso – da convertire in legge entro sessanta giorni – ha «lasciato aperti più dubbi che certezze», come ha affermato il presidente Giorgio FracalossiTra queste, soprattutto la possibilità per le Bcc con oltre 200 milioni di patrimonio di non aderire ad un Gruppo Bancario trasformandosi in spa. Una modalità che, così come formulata, snatura l’idea stessa di impresa cooperativa.

In merito all’adesione del credito cooperativo trentino alla Capogruppo nazionale, che dovrà avere un patrimonio di almeno un miliardo di euro, Fracalossi ha ribadito la disponibilità del Gruppo Cassa Centrale se verrà salvaguardata la centralità della Bcc/Cassa Rurale e il valore distintivo di relazione con i territori. Per questo, attraverso un contratto di “coesione” e non di “dominio”, le singole Bcc e Rurali potranno partecipare alla Capogruppo nazionale mantenendo la propria autonomia, correlata però a criteri di meritevolezza.

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«Abbiamo sempre affermato la centralità della cooperativa – ha detto Diego Schelfima ora è cambiata la dimensione. Più una banca è sana, più è autonoma». Presentando i dati del sistema, il direttore Carlo Dellasega ha messo in luce “l’impronta” lasciata dalle Casse Rurali sul Trentino. Dalla delegazione parlamentare è venuto un unanime riconoscimento del valore del credito cooperativo per la comunità, e la disponibilità, pur con sfumature diverse, ad impegnarsi affinché possa essere approvata una buona legge.

«Il progetto di autoriforma nazionale mette insieme democrazia e mutualità con efficienza. Questo non è del tutto tradotto nel decreto, occorre lavorarci. La misura di affrancamento delle riserve, ad esempio, è sbagliata e pericolosa», ha affermato l’on. Lorenzo Dellai.

L’on. Michele Nicoletti ha messo in guardia dal rischio di trasformare le Bcc sul modello delle Casse di Risparmio. «Da una parte si fa impresa e dall’altra beneficienza: è una contraddizione, perché la cooperativa è una impresa che fa entrambe le cose».

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Il sen. Giorgio Tonini ha espresso apprezzamento per il valore generato dal sistema cooperativo: «il Trentino può costituire un campione nazionale. La partita si gioca in Commissione alla Camera, dove sono iniziate le audizioni».

Il sen. Franco Panizza ha espresso l’esigenza di rivendicare «un modello distintivo e riconoscibile, anche ricercando alleanze tra i colleghi dell’Alto Adige».

Secondo il sen. Vittorio Fravezzi, sarà difficile fare molte modifiche al decreto, ma «occorrerà mettere bene in chiaro che tutto il patrimonio della cooperativa, in caso di liquidazione, dovrà essere devoluto ai fondi mutualistici». D’accordo l’on. Mauro Ottobre.

Il presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi ha ribadito che il sistema di credito cooperativo trentino con la scelta, molti anni fa, di uscire dal territorio provinciale, ha creato valore ed eccellenza che ora è necessario preservare.

Il sistema di credito cooperativo trentino conta attualmente 41 Casse Rurali e altre 16 imprese di credito con 365 sportelli e 128 mila soci (+4% in cinque anni). In 159 paesi sono l’unico presidio bancario. La clientela è costantemente aumentata anche negli anni della crisi, passando da 444mila persone nel 2009 alle 492 mila attuali. La raccolta complessiva ammonta a 17,1 miliardi di euro (+1% rispetto al 2014), e i crediti a 11,2 miliardi, in leggera flessione (-3,6%).

«Le Casse Rurali hanno finanziato tre famiglie su dieci e cinque imprese su dieci. Rispetto al resto del sistema bancario, esse rappresentano il 48% dei finanziamenti alle imprese e il 64% dei finanziamenti alle famiglie», ha affermato il direttore Dellasega.

I mezzi patrimoniali delle Casse Rurali trentine sono consistenti, nel 2014 ammontavano a 1,8 miliardi di euro. Dall’incontro è emerso un dato interessante: il “distretto” del credito cooperativo ha versato all’erario negli ultimi sei anni oltre un miliardo di euro di imposte, esattamente 1.066 milioni. Nello stesso periodo, le Casse hanno investito in interventi sociali a favore della comunità 115 milioni di euro. 17 solo nel 2014, ultimo dato disponibile.

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