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Spettacolo

Essere il servo di due padroni è davvero difficile!

Una serata ricca di colpi di scena, straordinarie interpretazioni e virtuosismi quella di ieri sera al Teatro Sociale di Trento in occasione dell'ottavo spettacolo della Grande Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Pierfrancesco Favino, assieme alla scoppiettante compagnia di attori «Gli Ipocriti», non ha di certo annoiato il pubblico in sala con «Servo per due», versione adattata e tradotta di «One man, two guvnors» del drammaturgo inglese Richard Bean, tratta a sua volta dalla commedia goldoniana «Arlecchino servitore di due padroni».

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Una serata ricca di colpi di scena, straordinarie interpretazioni e virtuosismi quella di ieri sera al Teatro Sociale di Trento in occasione dell'ottavo spettacolo della Grande Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Pierfrancesco Favino, assieme alla scoppiettante compagnia di attori «Gli Ipocriti», non ha di certo annoiato il pubblico in sala con «Servo per due», versione adattata e tradotta di «One man, two guvnors» del drammaturgo inglese Richard Bean, tratta a sua volta dalla commedia goldoniana «Arlecchino servitore di due padroni».
 
Attore di fiction tv e cinema, l'istrionico Favino non lascia il primo amore della scena e anzi, si diverte ad esplorare il composito puzzle delle maschere. Sfruttando tutte le suggestioni della Commedia dell’Arte, della farsa, della comicità dei saltimbanchi, mette in scena sapientemente un personaggio tipico, quello del servo sciocco e sbadato. La rappresentazione è studiata in ogni piccolo dettaglio: dalla voce, dalla mimica facciale, fino ai movimenti impacciati come quelli di un vero e proprio clown. Stupisce e fa ridere, in una continua interazione con il pubblico fatta di improvvisazione e battute estemporanee.
 
L'intricatissima trama del servo di due padroni, tra spasimi d'amore, lettere, valigie e tragicomici cambi di identità si snoda non più nella Brighton degli anni '60 di Richard Bean, ma nell'affascinante atmosfera di una Rimini fascista felliniana. «Abbiamo ambientato la storia a Rimini nel 1936» spiega Paolo Sassanelli, che con lo stesso Pierfrancesco Favino ha curato la regia dello spettacolo «trasportando la tipica comicità inglese nel nostro mondo e trovando nuova linfa all'adattamento». Ed ecco che così, al posto dell'ironia tutta british, subentrano gag esilaranti, fughe, corse ed equivoci accompagnati dalle musiche live dell'Orchestra Musica da Ripostiglio. Rovistando nel passato, tra i successi del Quartetto Cetra e del celeberrimo Trio Lescano, il pubblico in sala verrà trascinato con entusiasmo nel passato italiano, in quella magica epoca in cui anche «le nonne canticchiavano quelle canzoni». 
 
Tra le suggestive vie della riviera romagnola ecco Pippo, l'Arlecchino goldoniano: depresso, senza soldi e soprattutto affamato vaga in cerca di una soluzione ai suoi problemi. La troverà in Rocco, un ambiguo personaggio giunto in città per concludere un affare con Bartolo, padre della sua promessa sposa, la dolce e un poco svampita Clarice. L'ingenuo Pippo diventa così il suo servitore, ma la fame è sempre tanta e appena ne ha l'occasione, comincia a dispensare i suoi servigi anche ad un secondo padrone, Ludovico.
 
Inutile dire che non servirà attendere molto peri vedere i primi pasticci in scena: missive scambiate per errore, ricevute mangiate, bottiglie di vino consegnate al padrone sbagliato.. Essere il servitore di due padroni non è affatto un'impresa così facile e scontata come si crede!
 
Una rappresentazione teatrale come il «Servo per due» che amalgama virtuosismi musicali, coreografie spensierate e frizzanti e una recitazione brillante presuppone una grande professionalità, nonché un mastodontico impegno dietro le quinte. D’altronde, recuperare un’opera d’intrattenimento, comica e divertente come «Il servitore di due padroni» di Goldoni richiede abilità, inventiva e una grande dote: la capacità di improvvisazione.
 
Scritta inizialmente nel 1745 in forma di canovaccio dal grande commediografo Carlo Goldoni, l’opera si dotò poi di un copione steso per intero, così come voleva la graduale riforma del suo autore. Continua Paolo Sassanelli: «Sin da subito è stato chiaro che avremmo dovuto fare un'immersione nel mondo della Commedia dell'Arte, passando attraverso seminari di acrobatica, clown e maschera». Una preparazione, quella del numeroso entourage teatrale di Favino, che non ha di certo deluso le aspettative del pubblico, deliziato da una perfetta combinazione di commedia visiva e verbale, con attori che si muovono come acrobati cadendo dalle scale, serpeggiando nella platea, sbattendo le porte e facendo sagaci e maliziose battute.
 
Ciò che più colpisce è la capacità degli interpreti sul palco di immedesimarsi in toto nella fisicità e nella retorica dei personaggi. «Ad ogni attore abbiamo affidato il compito di studiare un animale che ci sembrasse adatto al personaggio che avrebbe interpretato» svela il regista «per poi inserirlo nel movimento e nel linguaggio, caratterizzandone l'azione». 
 
La coesione della compagnia e la bravura dei singoli interpreti trova la sua cornice in un imponente allestimento scenico, musicale e artistico. Le scenografie sono curate nei minimi particolari e lo spazio viene sfruttato sapientemente giocando con la prospettiva e le luci dei viali di una Rimini degli anni Trenta, tra piccole pensioni e vecchi palazzi di architettura fascista. A dare brio e lustro all'intera rappresentazione, la carica e il talento dell’orchestra “Musica da Ripostiglio” che, con una serie di intramezzi musicali stile avanspettacolo, irrompe nello spettacolo riportando alla ribalta i nostalgici tormentoni italiani.
 
Uno spettacolo con un cast di grande prestigio, accompagnato dalle nostalgiche melodie dei grandi classici della canzone italiana e dalla genuina comicità di un imperdibile Favino, attore italiano fra i più amati. La quantità di impicci, di equivoci e di gag è illimitata, le sorprese sono più che numerose: preparatevi a ridere fino ad avere i crampi allo stomaco!
 
Il pubblico è inoltre invitato a prendere parte al Foyer della Prosa il giorno venerdì 26 febbraio, alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale. L’incontro, organizzato con la collaborazione del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trento, ha lo scopo di porre a confronto esperienze e competenze diverse dotando gli spettatori di maggiore consapevolezza e degli strumenti critici essenziali ad una maggiore comprensione della scena teatrale contemporanea. Parteciperà alla rassegna condotta dalla prof.ssa Alessandra Di Ricco anche lo stesso Pierfrancesco Savino. L’ingresso è libero.
 

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