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Italia ed estero

Brexit, Cameron incassa vittorie alla riunione UE. Il referendum si terrà il 23 giugno 2016

Il Primo Ministro David Cameron incassa un’agognata vittoria durante la riunione dei leader dell’Unione Europea tenutasi a Bruxelles venerdì 19 febbraio.

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Il Primo Ministro David Cameron incassa un’agognata vittoria durante la riunione dei leader dell’Unione Europea tenutasi a Bruxelles venerdì 19 febbraio.

Sarà dunque il 23 giugno 2016 la data in cui si svolgerà il referendum, in cui verrà chiesto ai cittadini britannici se vogliono restare o uscire dall’Unione Europea. E mentre l’Inghilterra si sta preparando ad affrontare un’ulteriore tappa fondamentale del suo percorso storico, il governo si spacca tra chi sostiene la “Vote Leave Campain” e la Brexit e chi invece sta al fianco di Cameron e si batte per un’Unione riformata, da cui il Regno Unito non intende staccarsi.

A scaldare il clima della riunione ci ha pensato Michael Gove, il Ministro della giustizia, che si è pubblicamente schierato con gli euroscettici, nonostante lo scostarsi dalla linea politica del primo ministro non si possa affatto ritenere una facile decisione. Altri ministri hanno abbracciato il suo pensiero, come, ad esempio, Iain Duncan Smith, Chris Grayling, Priti Patel, John Whittingdale e Theresa Villiers. Non sono mancati dissensi fra i membri dell’Unione, che, come François Hollande, non ritengono giusto arrivare ad un accordo per non far scappare il Regno Unito.

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Nel frattempo, David Cameron esulta nel vedere accettate ed approvate molte delle richieste da lui avanzate, tutte mirate a delineare un nuovo volto dell’Unione Europea, decisamente riformata e pronta a concedere uno statuto speciale all’Inghilterra. Grazie ai responsi positivi riscontrati, il primo ministro ha così raggiunto il suo obiettivo: lasciare che siano proprio i cittadini a scegliere se lasciare l’Unione Europea o se restarvi e diventare un paese più forte e più prospero basandosi su nuove e solide fondamenta. Infatti, i negoziati hanno messo in rilievo il bisogno di dare più protezione ai paesi che, come l’Inghilterra, non usano l’euro e di rendere l’Europa una forza più competitiva.

Al centro dei battiti vi è stata la questione immigrazione, riguardo alla quale Cameron ha intascato il sì nel frenare il flusso di stranieri. Secondo quanto detto, Londra, oltre ad essere esentata dal principio “ever closer Union”, in vigore dal 1957, avrebbe ottenuto l’attivazione del così chiamato “freno d’emergenza”, un blocco per 7 anni delle agevolazioni destinate agli immigrati previste dal welfare. In aggiunta, questi ultimi dovranno pagare le tasse al governo per 4 anni prima di potere godere dei benefici del welfare e saranno prestati a limitare le somme di denaro da inviare alle loro famiglie all’estero.

I cinque ministri e il sottosegretario che favoreggiano la Brexit hanno a cuore in primis la questione immigrati e l’idea che l’Unione Europea, dove, secondo loro, l’Inghilterra non godrebbe di grande voce in capitolo, non dia abbastanza in cambio se si calcola il denaro versato annualmente dai membri. Pochi tra loro sostengono che vi sia la reale possibilità di correre un grande rischio, ovvero quello di vedere il prestigio britannico danneggiato e minato da un eventuale isolamento. Ciò che anima maggiormente la loro presa di posizione è il desiderio di ridurre l’ingresso di immigrati in terra britannica e di edificare nuove basi commerciali con grandi potenze al di fuori dell’Europa.

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Per quanto riguarda il resto della popolazione, i sondaggi mostrano dei dati piuttosto altalenanti. Se negli anni ’70 e ’80 vinceva la fetta separatista, la popolarità dell’europeismo è andata ad aumentare fino a raggiungere il suo picco negli anni ’90. Malgrado la limitata affidabilità di questo genere di ricerche, oggi i favorevoli a restare nell’Unione sembrano essere la maggioranza. Le ragioni principali riguardano la facilità di commercio e di movimento all’interno dell’Unione.

L’“in-out debate” vede la Scozia e la City in testa tra le zone che hanno meno intenzione di lasciare l’Unione, mentre, nel polo opposto della classifica, figura l’East Anglia. In quanto a età e classe sociale, la parte del popolo che affianca la Brexit sono soprattutto anziani; nell’altra sezione, spiccano invece i giovani, gli universitari, i grandi imprenditori e i maggiori commercianti, poiché l’Europa resta per l’Inghilterra il principale partner economico.

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Le trattative e le negoziazioni restano ancora aperte. Intanto, David Cameron sorride di fronte ai successi ottenuti alla riunione, anche se non è di certo semplice constatare il dissenso mostratogli da parte di ben sei componenti del governo britannico. Tuttavia, lascerà ai cittadini, in questo caso i veritabili detentori del potere decisionale, il compito di aggiungere un’altra pagina importante alla storia e alla politica dell’Inghilterra.

A cura di Nicole Mazzetto 

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