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Trento

Delsa dopo il rigetto del ricorso: “Andiamo dritti al Consiglio di Stato”

Nulla di nuovo, ce lo aspettavamo.”, è questo il commento di Delsa al rigetto, da parte del Tar di Trento, del ricorso presentato dal Sindacato più di un anno e mezzo fa e che ha visto l’adesione di oltre 200 maestri trentini.

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Nulla di nuovo, ce lo aspettavamo.”, è questo il commento di Delsa al rigetto, da parte del Tar di Trento, del ricorso presentato dal Sindacato più di un anno e mezzo fa e che ha visto l’adesione di oltre 200 maestri trentini.

L'accusa all'amministrazione è quella di aver creato una fascia aggiuntiva alle graduatorie scolastiche della primaria, al solo ed unico scopo di privilegiare una specifica categoria di insegnanti, (i laureati in Scienze della Formazione Primaria), tutto ciò, a discapito dei maestri che, formatisi prima del 2002, posseggono il medesimo titolo abilitante e più esperienza, ma che sono rimasti inspiegabilmente esclusi dalla graduatoria.

La sentenza arrivata nella serata di ieri, dopo ben 31 giorni dall’udienza di merito, secondo Delsa "lascia intendere che per il Tar non è stato facile trovare delle ragioni per respingere le tesi dei ricorrenti".

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"Il giudice amministrativo, con motivazioni che ci lasciano davvero perplessi, ha respinto le richieste dei 200 ricorrenti considerandole "tardive" poiché i ricorrenti non avrebbero fatto valere il loro titolo per l'inclusione in graduatoria ad esaurimento per tutti questi anni – spiega Mauro Pericolo presidente di Delsa – Niente di più assurdo, visto che è stata proprio l'amministrazione ad impedire loro di proporre domanda di inclusione in GaE per anni e questa altro non è che una aggravante del comportamento della P.a.t.; non c'è alcuna inerzia o disinteresse da parete dei ricorrenti visto che hanno utilizzato il loro titolo abilitante/idoneo per lavorare e costruire insieme agli insegnati di ruolo la scuola dell'eccellenza trentina di cui tanto si vanta l'amministrazione".

"Nonostante il respingimento, il Tar si è dichiarato competente per giurisdizione, segno che il ricorso proposto da Delsa era impostato correttamente e ciò – a detta del sindacato – spiana la strada per impugnare la sentenza direttamente di fronte al Consiglio di Stato italiano".

Delsa, considera il rigetto come uno “scontato tassello” della vicenda magistrali trentini, spiegando che "nessuno si sarebbe mai aspettato giustizia da un Tar, quello di Trento, i cui giudici sono per metà direttamente nominati dalla politica e in una vicenda giudiziaria in cui si chiede di valutare nel merito proprio l'operato della PAT".

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"Il rigetto al ricorso è dunque strumentale e necessario – continuano dal sindacato – per poter portare la vicenda direttamente al CONSIGLIO DI STATO ed a strettissimo giro sarà organizzata una riunione per raccogliere le firme dei ricorrenti."

Dunque trattasi di un semplice “step”, non certo di un epilogo, visto che il sindacato ora impugnerà la sentenza chiedendo la procedura d’urgenza dato l’effettivo danno che questa vicenda starebbe arrecando ai ricorrenti, scavalcati in graduatoria e usurpati in tal modo dei loro posti di lavoro. "Il Consiglio si Stato italiano – dicono dalla Delsa – sino ad oggi ha dato ragione a questi ultimi, con una lunga serie di sentenze positive, che in tutta Italia stanno immettendo i ricorrenti nelle graduatorie per il ruolo".

Ma qui in Trentino l’hanno fatta ancora più grossa – spiega Mauro Pericolo presidente di Delsa – perché l’amministrazione, nel suo intento di voler creare una corsia preferenziale per i neo laureati, ha di fatto ingenuamente RIAPERTO nel solo trentino le Graduatorie ad esaurimento (chiuse in tutto il resto d’Italia) favorendo un afflusso da fuori regione che ha ulteriormente danneggiato i maestri trentini”.

Ora Delsa si dice fiduciosa: “I nostri non sono ricorrenti “dell’ultim’ora”, spendono da anni la loro professionalità nella scuola e, non a caso, all’aprirsi della graduatoria per creare la nuova fascia, hanno TUTTI immediatamente prodotto domanda di inserimento, in quanto abilitati al pari dei laureati (principio quest'ultimo ribadito dallo stesso Consiglio di Stato due anni fa!. Quindi, contrariamente a quanto sostenuto in sentenza dal collegio giudicante – rimarca Mauro Pericolo –i ricorrenti non sono stati affatto inermi di fronte all'espropriazione del loro titolo e della loro esperienza".

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