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Italia ed estero

Cornovaglia: paura per le continue minacce dell’ISIS

Se un tempo la parola “terrorismo” poteva dirsi appartenente ad una realtà quasi astratta e lontana, oggi si è ormai insinuata prepotentemente nella nostra quotidianità, rendendosi così protagonista di molte delle principali testate dei giornali e, di conseguenza, delle preoccupazioni dei singoli.

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Se un tempo la parola “terrorismo” poteva dirsi appartenente ad una realtà quasi astratta e lontana, oggi si è ormai insinuata prepotentemente nella nostra quotidianità, rendendosi così protagonista di molte delle principali testate dei giornali e, di conseguenza, delle preoccupazioni dei singoli.

Ma come viene vissuto questo timore da chi abita in un territorio nel mirino dell’Isis ma allo stesso tempo distante dai centri dove l’allarmismo è alle stelle? Non si può escludere che una buona parte di questo genere di inquietudine sia provocata dal boom di notizie che ogni giorno infervorano telegiornali e trasmissioni televisive.

Recentemente è stato inoltre mandato in onda un altro video diretto dall’Isis, in cui proprio l’Inghilterra si è trovata ad essere direttamente minacciata e presa di mira dal gruppo terrorista in questione. A rispondere alle minacce e alle intimidazioni è stato il primo ministro David Cameron, il quale ha reagito con parole forti, ribadendo l’importanza di non lasciarsi fermare da chi ha in realtà solamente paura di affondare, dato che, secondo recenti ricerche, l’Isis avrebbe perso circa il 40% dei loro territori. Ci siamo dunque chiesti quanto forte fosse il riflesso del fondamentalismo islamico nelle vite di chi si trova in terra britannica, ma in una regione isolata e lontana dai grandi centri abitati, quale è la Cornovaglia.

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È stato preso in considerazione un certo numero di abitanti di Falmouth, a cui si è chiesto un parere riguardo alla linea politica adottata dal governo inglese, specialmente in materia di affari esteri. L’intervista, essendo finalizzata a mettere in luce le sensazioni condivise dagli abitanti del posto, è andata anche a scavare nella soggettività di ognuno, così da ricavare il grado di importanza che riveste la presenza terrorista nelle loro vite, se essa è considerata come un problema concreto o come una semplice paura.

Non è stato tralasciato nemmeno il parere riguardo alla decisione di bombardare i territori della Siria e dell’Iraq, un tema caldo che si prospetta come la giusta soluzione o come un modo per peggiorare ulteriormente questo momento politico. Per concludere, siamo andati ad indagare su come ognuno di loro intende affrontare la questione, facendo luce sul campo dell’informazione. È forse meglio restare aggiornati ed informati o il rischio di essere influenzati dal flusso vorace di notizie emesse quotidianamente è talmente forte da preferire un estraniamento personale da questo tipo di vicende?

Il campione di persone intervistate varia in età e in categoria sociale. Sono state infatti riscontrate marcate differenze di pensiero e di interesse nei confronti dell’argomento, il quale ha visto i giovani piuttosto indifferenti e poco intenzionati ad approfondire la tematica. Alla prima domanda, dove si è chiesto un giudizio riguardo alla direzione politica intrapresa dall’Inghilterra, la maggior parte degli intervistati al di sotto dei 40 anni si sente insoddisfatto, poco protetto e deluso da un governo che è più impegnato a limitare la libertà di accesso al paese e la conseguente integrazione degli stranieri piuttosto che a garantire un buon livello di benessere e di sicurezza.

Il bisogno di aiuto concreto ai rifugiati è stato più volte sottolineato, considerato come una vera e propria urgenza volta ad appianare i dissidi che si vanno a creare spesso e volentieri. Gli over 40 sembrano invece concordare maggiormente con il governo. “L’esempio della Germania è sufficiente per spiegare il fenomeno immigrazione e gli effetti negativi che esso arreca alle nostre comunità – spiega Jason, 43 anni e proprietario di un campeggio – Non sono contrario all’ingresso dei rifugiati in Inghilterra, però ritengo giusto creare spazi appositi per ospitarli sul confine, così da tenerli lontani da dove gli attentati sono più probabili.”

La linea conservativa non è sempre ben vista. Il rimando agli interessi economici non è stato raro, tutt’altro. Molti rimproveri ruotano attorno all’egoismo dei politici quando si tratta di soldi. “Il fattore economico è la principale causa della corruzione del nostro governo – ci dice Daisy, 67 anni – I princìpi non vengono rispettati, diverse torture sono sostenute e ritenute necessarie, mentre l’integrità è stata persa molti anni fa; abbiamo dimenticato il vero significato di politica, quello che dovrebbe andare di pari passo con i bisogni di noi cittadini.”

Per quanto riguarda le reazioni personali di fronte a questa situazione, è diffusa la consapevolezza del grande pericolo che l’Inghilterra sta correndo in questo periodo storico, ma la Cornovaglia promette un controllo maggiore e, grazie alla sua posizione, un’assenza di rischio effettivo. I più giovani ne parlano come un’insicurezza che abita in coloro che hanno poca fiducia nell’assetto politico e sociale di oggi, un fattore che incita soltanto il sentimento razzista contro le minoranze etniche sul territorio britannico.

La domanda che ha suscitato più scalpore chiedeva di esprimere il proprio punto di vista di fronte alla decisione di bombardare i territori occupati dall’Isis. Anche qui, gli intervistati si sono spaccati in due gruppi: i più favorevoli all’azione bellicosa appartengono alla fascia dai 40 anni in su e ad una classe sociale media-alta, mentre i giovani e gli adulti poco agiati escludono la presenza di effetti positivi nell’uso delle violenza e di armi finalizzate alla distruzione di massa.

Le vittime di questo genere di attacchi sono per la maggior parte innocenti che non ricoprono nessun ruolo nella criminalità che si intende combattere. Ciò che è in grado di arrecare benefici alla situazione corrente si nutre di comunicazione e di reciprocità, i due ingrediente principali di una convivenza pacifica e rispettosa dei bisogni di entrambe le culture a contatto. “Bombardare non è la soluzione giusta per prevenire il dilagare della cattiveria che fa parte di queste persone – aggiunge un carpentiere trentacinquenne del posto – Bisogna tenere conto anche del danno che si infligge alla natura e agli animali. Si tratta di un danno irreparabile che va a distruggere la terra in cui viviamo noi stessi.” All’unanime è stato invece ammesso il desiderio e il bisogno d i tenersi al corrente di ciò che è relativo al terrorismo islamismo, al fine di avere piena coscienza della sua gravità.

I mezzi di informazione privilegiati dagli studenti sono soprattutto giornali indipendenti e riviste online. Nonostante ciò, specialmente fra i giovani, pochi sapevano del video minacciante l’Inghilterra e della dura risposta pronunciata dal primo ministro, appoggiato ed elogiato dai conservativi intervistati, secondo i quali “violenza e fermezza sono indispensabili per fermare questo circolo vizioso.”

Una posizione a parte è stata quella del clochard quarantanovenne di Falmouth, il quale si è scostato dai punti di vista sia aggressivi che pacifisti, mettendo in primo piano la mancanza di aiuti economici ai senzatetto, in contrasto con i numerosi sussidi dati ai rifugiati. Dai dati raccolti, è possibile giungere alla conclusione che gli abitanti della Cornovaglia, malgrado il loro distacco dal cuore pulsante dell’Inghilterra, non sono esenti dalle sfumature da cui il terrorismo è avvolto, ma vantano di una certa sicurezza grazie alla loro posizione geografica e ai controlli che vengono eseguiti sul territorio.

Anche perché, come afferma Daisy, “mentre stiamo parlando, in questo momento, qualcosa di terribile sta accadendo nel mondo, forse non dietro l’angolo, ma pur sempre nel pianeta in cui viviamo. Nessuno ha più il diritto di dormire tranquillo, nemmeno noi cittadini di Falmouth.

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