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Trento

Utero in affitto: quando Centro sociale Bruno e Fratelli d’Italia marciano insieme….

Il feroce dibattito di queste ultime settimane sulle unioni civili e sul corollario di aspetti che, grazie al disegno di legge Cirinnà, ne diriva, viene spesso presentato come una diatriba tra opposti estremismi: la destra ed il mondo clericale da una parte, la sinistra e l'universo antagonista dall'altra.

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Il feroce dibattito di queste ultime settimane sulle unioni civili e sul corollario di aspetti che, grazie al disegno di legge Cirinnà, ne diriva, viene spesso presentato come una diatriba tra opposti estremismi: la destra ed il mondo clericale da una parte, la sinistra e l'universo antagonista dall'altra.

Se ci si fermasse solo a considerare il piano più strettamente relazionale, questa semplificazione rappresenterebbe in tanta parte la verità. Abbiamo, infatti, una sinistra che si spende a favore delle unioni civili – ma non tutta – ed una destra contraria ad estendere il concetto pubblicistico di relazione a qualcosa che esuli dal matrimonio eterosessuale – ma, pure qui, vi sono dei distinguo interessanti.

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L'aspetto su cui la discussione si accende di interessanti anomalie è sulla cosiddetta omogenitorialità – la possibilità per due omosessuali di essere genitori in senso stretto – e, soprattutto, sulle modalità con cui questo fenomeno possa concretizzarsi.

Appare molto residuale la possibilità di filiazione che, pur nascendo nell'ambito di una coppia eterosessuale, diviene poi omogenitoriale in quando, dopo aver messo al mondo uno o più figli, uno dei partner si scopre omosessuale, va a convivere con un compagno dello stesso sesso e, venendo a mancare l'altro vero genitore, i figli si troverebbero orfani a metà.

L'istituto della "stepchild adoption" vorrebbe rispondere alle esigenze di avere due genitori in questo particolarissimo caso, ancor più di nicchia se si considera che in Italia al momento, secondo l'Istat, sono poco meno di 550 i bambini che vivono con coppie omosessuali, numeri ben lontani dai 100.000 sparati dalle associazioni LGBT. Tra questi 500 una infinitesimamente piccola percentuale possono essere gli orfani di uno dei due genitori naturali.

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Appare quindi molto chiaro come questo balzello troverebbe la massima applicazione nei casi di procreazione assistita (solo per coppie lesbiche) e di utero in affitto, pratica che, pur essendo bandita dall'ordinamento italiano, viene regolarmente pubblicizzata anche da personaggi pubblici della nostra società. Ne è uno splendido esempio il Sen. Lo Giudice (PD), omosessuale dichiarato, sposato all'estero con il suo compagno e padre di un figlio ottenuto grazie alla pratica della maternità surrogata.

In una recente intervista doppia, i due uomini hanno posto l'attenzione su due aspetti: il bambino, tra spese varie, è costato 100.000 euro ed è stato alimentato con il latte materno ma non allattato al seno perché, sempre secondo l'esponente del partito di Matteo Renzi, "è molto importante che sin dall'inizio il rapporto tra la donna e il bambino sia considerato non come il rapporto della madre con suo figlio”.

Deve essere molto chiara una cosa: la legge 40/2004 condanna l'utero in affitto, pratica che rimane penalmente rilevante anche con l'eventuale entrata in vigore del disegno di legge Cirinnà che però, grazie proprio all'istituto della stepchild adoption, potrà garantire a tutte le coppie omosessuali che intendono avere un bambino all'esterno tramite la maternità surrogata, di estendere la genitorialità in Italia al compagno in quando il bimbo nascerebbe per contratto orfano a metà.

E' proprio la pratica dell'utero in affitto il terreno su cui si scatenano le diatribe più furibonde ma che, per assurdo, riesce a mettere dietro la medesima barricata i rossi ed i neri, i fascisti ed i comunisti.

La contrarietà del mondo della destra è emersa con forza durante tutto il dibattito mentre curioso è notare come anche parte dell'universo della sinistra radicale sia egualmente contrario. Uguale opposizione ma diverse motivazioni: se il fronte tradizionalista concentra la sua attenzione sulla criminalità della pratica di acquisto dei gameti e nell'impianto a pagamento dell'embrione nell'utero di una donna, meccanismo che snatura del tutto il ruolo della donna e che crea a tavolino un bambino orfano, posizione questa ben nota, meno conosciuti sono i margini di contrarietà della sinistra radicale. Parte dell'universo femminista – in Italia, per andare su gruppi noti, si parla anche di una grossa fetta delle fondatrici del movimento "Se non ora quando"– ed esponenti della cultura più ortodossa della sinistra, come per esempio l'Istituto Gramsci, palesano la loro netta contrarietà.

"Trovo fondate le osservazioni di chi dice che può essere (la stepchild adoption, ndR) un modo surrettizio per introdurre la maternità surrogata, l'utero in affitto." dichiara limpidamente Giuseppe Vacca, il presidente della Fondazione Gramsci e filosofo di marcata natura marxista.

Ed arriva ad andare oltre: "La sinistra sbaglia a fare dei diritti individuali il fulcro della sua azione politica. La sinistra subisce una deriva nichilista, in termini marxisti la definiremmo spontaneista, non è più capace di grandi visioni sul mondo, dalle guerre ai conflitti economici. Assolve mediamente i suoi compiti nazionali, ma sui grandi scenari mostra un impoverimento culturale che genera analisi povere."

Non concentrano l’attenzione sulla sacralità della gestazione, argomento che toccherebbe note non condivise dall’universo della sinistra, ma censura fortemente la logica di mercato che dall’utero in affitto ne deriva tramite uno sfruttamento intensivo dei corpi delle donne tramite tecnologie che vengono usate contro e sul corpo femminile, sia che esse si concentrino sul mercato di alto livello praticato in alcuni Stati degli USA o che ci si infanghi nelle tratte a basso costo nei paesi in via di sviluppo tramite una nuovissima forma di imperialismo.

Non stupiamoci se, guardando strettamente a casa nostra, sul tema dell'utero in affitto si potrebbe trovare un curioso parallelo tra le esternazioni di partiti quali Fratelli d'Italia/AN ed il Centro Sociale Bruno che, sulla sua pagina facebook rilancia argomentazioni sulla contrarietà a questa pratica in quanto, a dir loro, “Non abbiamo a che fare con gesti individuali motivati dall’altruismo, ma con un mercato procreativo globalizzato nel quale i ventri sono affittati.

Nella foto le due locandine rilanciate sui gruppi di Facebook dal Centro Bruno e da Fratelli d'Italia. 

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