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Trento

Tribunale Trento: Mamma ottiene lavoro prestigioso e stabile ma le tolgono il figlio.

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Ancora un caso piuttosto contradditorio di affidamento dei figli da parte del Tribunale di Trento, che ormai, come sembra essere prassi consolidata, «durante le separazioni tra coniugi penalizza costantemente il genitore non gradito al Consulente Tecnico» – Precisa il Comitato di Genitori che, su Facebook, ha raggiunto già i 1.300 membri, ed è pronto a presentare un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura per denunciare questa anomalia del Tribunale di Trento.

«Proprio in questi giorni mi trovavo di fronte al giudice per un caso che sto seguendo in qualità di legale difensore,» racconta l’avvocato che segue il procedimento «La mia assistita sarà sottoposta alla perizia del CTU, tra l’altro sempre lo stesso che, spesso e volentieri, strappa i figli alle madri, giudicate tutte inadatte a svolgere il proprio ruolo genitoriale e che affida quindi i minori ai padri. A questo punto siamo molto preoccupati, in vista anche dell’ordinanza già emessa ad aprile scorso da codesto Tribunale. Il quale, manco a dirlo, ha stabilito che un piccolo di un anno e mezzo venga affidato alle cure paterne, in quanto la madre – medico – ha ottenuto un incarico professionale in Abruzzo prima ed infine in Campania, sua terra d’origine.»

Pretestuose le motivazioni: siccome il suo trasferimento appare “non dettato da oggettiva necessità, ma soltanto dal suo proposito di conseguire una concreta ed effettiva crescita professionale”e giudicando ingiusto allontanare il bambino dal padre, in quanto “non gli consentirebbe di preservare un equilibrato e continuativo rapporto con lui”, ha stabilito allora di affidarlo alle cure paterne.

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«Una donna» interviene la prof.ssa Palmieri, (foto) Consulente Tecnico di Parte «non può, quindi, secondo tale dettato, né ambire né – peggio – addirittura conseguire una concreta ed effettiva crescita professionale! Può solo, misera, avere un’oggettiva necessità!… E tutti gli uomini che nei secoli ancora emigrano attraversando l’Oceano, per necessità e/o per crescita professionale, per un futuro migliore, anche a loro quindi, con la stessa logica, si dovrebbero togliere i figli? O per un uomo è diverso?»

«Ecco allora che una donna viene punita per aver trovato un lavoro migliore e aver scelto di affermarsi professionalmente,» sostiene ancora l’avvocato. «Al Tribunale di Trento purtroppo accade questo e le sentenze dei giudici altro non sono che il “copia e incolla” della perizia del CTU. I magistrati si limitano quindi a prendere per buone le valutazioni del Consulente d’Ufficio, senza farle seguire da una fase istruttoria. E i processi si concludono così, per lo più a svantaggio del genitore inviso al consulente. Se è sorto un comitato di genitori che lamenta quanto anche io ho osservato, significa che a Trento esistono manifeste e concrete criticità nei procedimenti.»

«Questa iniziativa del Comitato ben collima,»incalza la prof.ssa Palmieri,«con l’esigenza di fare chiarezza e giustizia in un ambito che non è né chiaro, né giusto. Perché? Perché il CTU è scelto proprio dal Magistrato nell’ambito di un Albo di Consulenti di quel Tribunale che lui stesso presiede. Ma, al di là degli aspetti formali opinabili, è proprio la valutazione che ne consegue che è falsata dagli stessi opinabili strumenti di osservazione utilizzati per stabilire l’“idoneità genitoriale”, ad esempio, o per i profili di personalità, ecc. È come se, al Tribunale “normale”, si affiancasse un Tribunale “psichiatrico”, di medioevale memoria, dove l’ultimo si sovrappone al primo e dove le fragilità sono considerate malattie ed i bambini, trattati come fatto secondario. Essere Consulenti di Parte, come nel mio caso, in questo Sistema, è molto di più che fare il proprio lavoro. È essere sentinelle della verità, per ricostruire ciò che la valutazione psichiatrica di un Consulente d’Ufficio colluso, spesso, distrugge.»

Nell’esposto al Consiglio Superiore della Magistratura che stiamo preparando includeremo anche questo caso auspicando che ciò si traduca in un intervento concreto che possa modificare questa prassi per rendere giustizia ai genitori, ma soprattutto ai bambini.

Comitato dei Genitori
https://www.facebook.com/groups/206869132998083/

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