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La Sfera e lo Spillo

Imbarcata nerazzurra nella sfida dei Navigli, Napoli e Juventus prendono il largo

 

Il derby della Madonnina è un evento mondano che prescinde dal risultato, una sorta di “prima teatrale” messa in scena nel tempio meneghino, alla “Scala del Calcio”.

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Il derby della Madonnina è un evento mondano che prescinde dal risultato, una sorta di “prima teatrale” messa in scena nel tempio meneghino, alla “Scala del Calcio”.

La stracittadina è celebrata con autentico rito ambrosiano, sindrome collettiva che coinvolge dagli albori, la “città da bere”, con misurato dileggio e moderato scherno.

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Il football può essere soave e spietato, alimenta gioie e delusioni, lacrime e sorrisi. Divide gli amici, veri e presunti, condivide l’alloro e le cadute.

Nella notte milanese, si misura la supremazia e l’antica amicizia senza dissapori tra il tecnico di Vukovar e quello di Jesi.

Miha è un ex di lusso della compagine di Corso Vittorio Emanuele II. Il condottiero del Diavolo è Sinisa Mihajlovic, nato quarantasei anni fa sulle rive del fiume Vuka, nell’attuale città croata.

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In gioventù è un coriaceo player, ricopre con disinvoltura il ruolo di centrale difensivo. Talvolta impiegato come esterno basso sfrutta le sue qualità tecniche e balistiche.

E’ un monster dei calci da fermo, i suoi fendenti con il mancino sono precisi e letali.

A bordo campo approda alla corte del Cavaliere di Arcore la scorsa estate. Il serbo è un “sergente di ferro”, tenace e pungente, dal temperamento passionale.

La sua squadra è un ordinato cliché: rigorosa e lineare dal punto di vista tattico, combattiva e fiera a livello caratteriale.

Il coach marchigiano, da ex giocatore, indossa le scarpette bullonate a Bologna, quindici stagioni nella Sampdoria, poi un triennio con la giubba laziale, infine, chiude la carriera nella Premier League inglese.

Roberto è uno splendido trequartista dalle abilità tecniche sopraffine.

La classe cristallina, l’ottima visione di gioco, la destrezza negli ultimi 30 metri, ritraggono le caratteristiche del fantasista che illumina per stagioni il catino del Luigi Ferraris.

Con il gemello, Gianluca Vialli, forma una coppia ben assortita nella Samp del filosofo Vujadin Boškov. Alterna fortuna con la maglia azzurra della Nazionale complice un carattere schivo e la condotta compiaciuta da primo della classe.

L’agiato curriculum del trainer jesino è contraddistinto da esperienze alla guida di: Fiorentina, Lazio, Inter Manchester City e Galatasaray.

Il ritorno nel club del Mago, Helenio Herrera, avviene tra le orme ingombranti di Mazzola e Suarez, il 14 novembre del 2014.

Domenica 31 gennaio ore 20.45 si accendono le “luci a San Siro” per l’incontro di cartello tra AC Milane FC Internazionale Milano. E’ il 164esimo derby della Madonnina in serie A (a girone unico).

Il resoconto è favorevole ai nerazzurri con sessantuno vittorie, cinquantadue pareggi e cinquanta sono i successi per i rossoneri.

La serata meteo nel capoluogo lombardo è drappeggiata dal color cobalto intenso, lo sky è sereno, la temperatura misurata di nove gradi centigradi.

Le due compagini si presentano rispettivamente al sesto (a quota 33 punti) e al quarto posto (41 punti) con ambizioni di ritagliarsi un posto di prestigio nella nobiltà europea.

Ventinove sono le reti realizzate e venticinque quelle subite dai “casciavit”. Ventisei sono quelle all’attivo e quattordici quelle al passivo per i “baùscia” che possono schierare la migliore difesa del torneo.

Il percorso della squadra di Miha è caratterizzato da nove vittorie, sei pareggi e sei sconfitte; per gli undici del Mancio sono dodici gli incontri vincenti, cinque sono i pareggi e quattro le disfatte.

Lo staff di Milanello disegna il modulo 4-4-2 con il giovane Donnarumma a protezione della rete; la difesa composta da Abate, Alex, Romagnoli e Antonelli; davanti al pacchetto arretrato la muraglia del diavolo disposta con Honda, Kucka, Montolivo e Bonaventura; in avanti, il tandem Bacca e Niang.

La guida tecnica della Pinetina sceglie il modulo 4-2-3-1 con lo sloveno Handanovic in porta; il reparto difensivo confezionato da Santon, Miranda, Murillo e Juan Jesus; in mediana, il tandem composto da Brozovic e Medel; in attacco il trio, Peresic, Eder e Ljajic alimenta la linea di fuoco gestita da Jovetic.

Il fischietto dell’incontro è affidato al quarantatreenne pugliese, Antonio Damato. Scopriamo in archivio che l’arbitro nativo di Barletta esercita la professione di avvocato.

Sul rettangolo meneghino, gli assistenti del “legale” sono Di Liberatore e Dobosz. Il quarto uomo è Preti. I giudici di linea sono Mazzoleni e Calvarese.

Dopo 90 minuti combattuti e nervosi il Diavolo supera la Beneamata (3-0).

Nella mezzora l’Inter si dispone con ordine, disegna buone trame sul green sfruttando gli spazi perimetrali. Il pallino del gioco e il possesso palla pendono nella metà campo nerazzurra.

Il Diavolo chiuso in trincea fatica nel gioco di rimessa, la mediana non innesca le ripartenze, la linea bassa subisce il pressing.

Honda inventa un cross, preciso e veloce, dall’out di destra, Alex appostato sotto misura trafigge Handanovic (al minuto 35).

La contesa cambia verso, il ritmo è elevato, il gioco vibrante e l’intensità superano la tecnica.

Il Milan è cinico, attento e pratico, gli ospiti si sbilanciano e smarriscono la bussola.

L’animo si scalda e Roberto Mancini è spedito negli spogliatoi per proteste, dopo un’uscita scomposta di Donnarumma ai danni di Eder.

Alex ferma con irruenza Icardi sotto gli occhi del giudice di linea, Damato decreta il penalty. Il bomber argentino si presenta sul dischetto e spedisce con rabbia la sfera sul palo (al minuto 70).

La legge senza appelli, perfida e crudele, del calcio si materializza al Meazza. Niang suggerisce per Carlos Bacca che spinge la palla nel sacco protetto dal portiere sloveno (al minuto 73).

Medel e compagni sbandano vistosamente, la truppa perde il derby, le staffe e il morale. Il pacchetto difensivo si distrae in uscita, Bonaventura è lesto, serve M'Baye Babacar Niang che al secondo tentativo gonfia la rete (al minuto 77).

Ventisei sono le reti realizzate nella ventiduesima giornata di serie A. Quattro, sono le vittorie tra le mura amiche (Napoli, Roma, Milan e Bologna), una vittoria esterna (Juventus), cinque sono i pareggi (Genoa-Fiorentina, Udinese-Lazio, Torino-Verona, Carpi-Palermo e Atalanta-Sassuolo).

Dopo 1.980 minuti la classifica è la seguente: Napoli (50 punti)- Juventus (48 punti) – Fiorentina (42 punti), Inter (41 punti) – Roma (38 punti) – Milan (36 punti) – Sassuolo (33 punti) – Lazio, Empoli (32 punti) –Bologna (29 punti) – Chievo (27 punti) – Torino, Chievo, Atalanta (27 punti) – Palermo, Udinese (25 punti) – Genoa (24 punti) – Sampdoria (23 punti) – Carpi (19 punti) – Frosinone (16 punti) – Verona (11 punti).

Il tabellino in pillole:

Napoli-Empoli (5-1)

I toscani di Marco Giampaolo sbloccano il risultato con una punizione di Leandro Paredes deviata dalla barriera napoletana (al minuto 28).

I Partenopei ribaltano lo score con le reti di Gonzalo Higuain (al minuto 33), Lorenzo Insigne (al minuto 37), l’autorete di Michele Camporese (al minuto 51) e la doppietta di José María Callejón (al minuto 83 e 88).

Chievo-Juventus (0-4)

I campioni d’Italia vincono la dodicesima gara consecutiva eguagliando il record di Antonio Conte nella stagione 2013-2014.

La doppietta di Alvaro Morata (al minuto 6 e 40) e le reti di Alex Sandro (al minuto 61) e Paul Pogba (al minuto 67) regalano al conte Max tre punti per la rincorsa al tricolore.

Bologna-Sampdoria (3-2)

I felsinei superano i blucerchiati con le segnature di Anthony Mounier (al minuto 12), Godfred Donsah (al minuto 24) e Mattia Destro su calcio di rigore (al minuto 87).

La squadra di Vincenzo Montella accorcia le distanze con Luis Muriel (al minuto 54) e Joaquín Correa (al minuto 80).

Roma-Frosinone (3-1)

La Lupa torna alla vittoria contro i ciociari con le marcature di Radja Nainggolan (al minuto 18), Stephan El Shaarawy (al minuto 48) e Miralem Pjanić (al minuto 84).

Gli ospiti segnano il temporaneo pareggio con Daniel Ciofani (al minuto 24).

Atalanta-Sassuolo (1-1)

I neroverde segnano con Domenico Berardi (al minuto 27), la Dea bergamasca pareggia con Germán Denis (al minuto 32).

Carpi-Palermo (1-1)

Gli isolani realizzano con l’intramontabile Alberto Gilardino (al minuto 24), gli emiliani pareggiano su calcio di rigore calciato da Matteo Mancosu (al minuto 74).

Finiscono a reti bianche: Genoa-Fiorentina (0-0), Udinese-Lazio (0-0) e Torino-Verona (0-0).

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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