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Italia ed estero

Verso un’intelligence europea: come gli Stati membri hanno cominciato a condividere i loro segreti

Per anni ci siamo fidati abbastanza da avere una moneta comune e uno spazio di libera circolazione.

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Per anni ci siamo fidati abbastanza da avere una moneta comune e uno spazio di libera circolazione.

È servita però la morte di 130 persone per convincere le varie capitali europee ad abbattere i muri che ancora le separavano in materia di condivisione delle informazioni sui potenziali terroristi.

L'ostinazione dei vari governi a tenere per sé i propri segreti ha messo in serio pericolo la sicurezza nel nostro continente. Gli attentati di novembre a Parigi hanno messo a nudo questa debolezza. Si pensi solo che Salah Abdeslam, uno dei responsabili della strage, fu fermato il giorno successivo agli attacchi dalla polizia francese, ma venne lasciato andare perché non riconosciuto. La polizia belga aveva, infatti, omesso di comunicare ai colleghi francesi che Salah e il fratello Ibrahim, che si fece esplodere in quella tragica notte, era radicalizzati e avano cercato di raggiungere la Siria per combattere tra le file dell'Isis.

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Prima degli attentati a Parigi, meno della metà dei 28 Stati membri partecipava al meccanismo formale di condivisione delle informazioni, che opera attraverso l'Europol, l'Ufficio europeo di polizia, con sede all'Aia, nei Paesi bassi. La missione di Europol è, infatti, quella di aiutare le autorità di polizia dei 28 Paesi membri a combattere la criminalità internazionale e il terrorismo. Per fare questo, l'agenzia impiega più di 900 persone.

Dopo l'orrore di Parigi, però, qualcosa ha cominciato a muoversi. L'assenza di un'intelligence europea sta mettendo a dura prova l'unità del nostro continente, minacciando, tra le altre cose, le fondamenta del mercato unico. Di fronte all'eventualità che il progetto europeo vada in frantumi, gli Stati membri hanno manifestato la timida volontà di cominciare a cooperare per condividere le informazioni sui potenziali terroristi.

A tal fine, un nuovo centro europeo di lotta al terrorismo è stato inaugurato in gennaio. “L'obiettivo di questa iniziativa è fornire ai servizi francesi, belgi e ai loro vari omologhi europei la piattaforma di cui hanno bisogno per condividere più rapidamente le informazioni e smantellare i gruppi terroristici”, ha dichiarato il direttore di Europol, Rob Wainwright, intervistato in occasione del forum economico mondiale di Davos, conclusosi sabato scorso.

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Quello di un centro europeo di lotta al terrorismo è un progetto di lunga data, annunciato dall'Unione europea già nell'aprile scorso. La strage di Parigi ha dato un accelerata a questo processo. Più nel dettaglio, “il nuovo centro si occuperà di migliorare la condivisione delle informazioni e di accrescere le capacità delle forze di polizia di rintracciare le fonti di finanziamento dei terroristi, come, ad esempio, per quanto riguarda il commercio delle armi da fuoco”, ha precisato Rob Wainwright.

Ma la lotta i terroristi passa anche dai social network. Tra le funzioni del nuovo centro, ci sarà infatti anche quella di sorvegliare le attività dello Isis e di altri gruppi terroristici su internet, per smascherare e colpire le loro tecniche di propaganda e reclutamento.

Il direttore di Europol ha poi sottolineato la necessità di diffondere in tutta Europa il passaporto biometrico, che ha all’interno un microchip contenente i dati biometrici del titolare (foto, firma ed impronte digitali). “Non spetta a me decidere riguardo a questa soluzione – ha chiarito Wainwright – sono i politici che devono decidere in materia, ma sono convinto che sia necessario avere dei criteri di sicurezza molto robusti per quanto riguarda in nostri passaporti. Si tratta di una misura che potrebbe aiutarci sicuramente a migliorare la sicurezza delle nostre frontiere esterne”.

A detta del capo di Europol, l'industria criminale che si occupa di falsificare i documenti di riconoscimento sarebbe in continua ascesa e a trarne vantaggio sarebbero i potenziali terroristi, che sfruttano la crisi dei migranti per varcare illegalmente le nostre frontiere. In tal senso, non va dimenticato che di fianco al corpo di uno degli attentori suicidi di Parigi fu trovato un passaporto siriano.

La chiave di volta sarebbe consentire a Europol l'acceso all'EURODAC, un database europeo contenente le impronte digitali dei richiedenti asilo. Fino ad ora, Europol ha potuto consultare questo database  solo in circostanze molto eccezionali, in relazione ai crimini più gravi, come omicidio o terrorismo. Un accesso più generalizzato a questi dati si rivelerebbe decisivo, sostengono gli esperti ai lavori, in quanto consentirebbe di confrontare le impronte digitali presenti nel sistema con i dati raccolti durante le indagini della polizia.

 

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