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Italia ed estero

La guerra a portata di tasca: in Congo si muore per colpa dei nostri smartphone

Se ne parla ancora troppo poco, ma qualcosa, per lo meno, in rete si riesce a trovare su tutto ciò che ruota intorno al mercato del coltan.

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Se ne parla ancora troppo poco, ma qualcosa, per lo meno, in rete si riesce a trovare su tutto ciò che ruota intorno al mercato del coltan.

Con il nome coltan si identifica una miscela complessa di due minerali, la columbite e la tantalite che si presenta sottoforma di una sabbia nera piuttosto radioattiva dalla quale si estrae il tantalio, un metallo molto raro, soprattutto  nella sua forma più pura, impiegato ormai diffusamente nell’industria elettronica.

Il tantalio, utilizzato nella produzione di apparecchi elettronici, aiuta ad ottimizzare il risparmio energetico attraverso un maggior controllo del consumo della corrente elettrica al loro interno. Per questa sua proprietà, il tantalio viene impiegato nella costruzione delle batterie dei dispositivi tecnologici soprattutto negli smartphone, i tablet, i navigatori satellitari e i computer.

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Il coltan, dal quale appunto si estrae il tantalio, viene estratto principalmente dalle miniere che si trovano nella Repubblica Democratica del Congo che fornisce circa l’80% del minerale che si trova attualmente in circolazione.

Non dovrebbe essere dunque difficile immaginare che nel cuore del continente nero si è scatenata una violenta corsa al coltan soprattutto da parte di bande di guerriglieri che vorrebbero impadronirsi delle miniere per lo sfruttamento dei lavoratori e i lauti proventi che possono essere ricavati dalla vendita all’estero del prezioso minerale.

Le multinazionali di tutto il mondo pagano oggi il coltan oltre 100 dollari al chilo quando solo dieci anni fa ne costava appena due e tutto il denaro che investono nell’estrazione del minerale finisce ovviamente nelle mani sbagliate.

Non essendoci nessun tipo di controllo da parte delle istituzioni, laddove e qualora queste dovessero realmente esistere, il denaro finisce nelle mani dei guerriglieri e degli eserciti, più o meno legittimi, che lo utilizzano per comprare altre armi e stipendiare i militari. La fervente attività economica che è sviluppata in Congo intorno all’estrazione del coltan non ha alcun tipo di impatto positivo sul Paese perché il denaro che arriva dall’esterno non viene in alcun modo investito in sviluppo e aiuto alla popolazione.

Al contrario i congolesi, come al solito, ne subiscono le conseguenze più nefaste a partire dai problemi di salute dei minatori legati al fatto che il coltan contiene in minima parte anche l’uranio e dunque risulta essere radioattivo.

Il rischio di tumori dovuti all’esposizione a sostanze radioattive aumenta in modo esponenziale se si considera il fatto che i minatori lavorano in condizioni precarie, a mani nude non disponendo di alcun tipo di strumento adattato all’estrazione di minerali radioattivi e senza protezioni né misure di prevenzione.

Le paghe ovviamente sono misere in proporzione a quanto invece il coltan è venduto sul mercato internazionale nonché sui mercati neri. Molto spesso vengono impiegati anche bambini, che meglio riescono ad infilarsi negli stretti cunicoli delle cave, costretti a lavorare gratuitamente e rischiando ogni giorno la vita.

Si stima che fino ad oggi siano morte già oltre dieci milioni di persone, non solo a causa delle malattie o degli incidenti che avvengono nelle miniere o ancora a causa del sacrificio fisico, ma anche a causa delle guerre tra bande che inevitabilmente scoppiano per l’accaparramento e lo sfruttamento delle cave.

La maggior parte dei giacimenti si trovano nella zona di Kivu, nell’Est del Paese e sono controllati dai militari appartenenti alle Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda. Si tratta di un gruppo di ribelli ruandesi che opera soprattutto nell’Est del Paese e che lotta contro il governo legittimo per il controllo della parte orientale del Paese.

L’enorme rilievo economico che ha assunto l’estrazione del coltan ha accresciuto ulteriormente la contrapposizione tra questi gruppi con conseguenze pesantissime per la  popolazione. Pochi sanno quello che realmente può esserci dietro la produzione di un semplice apparecchio elettronico di uso ormai più che quotidiano a cui difficilmente qualcuno di noi potrebbe rinunciare.

Basterebbe anche solo cominciare ad esserne più consapevoli.

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