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Trento

Alcolisti: il coraggioso programma di recupero di una fondazione olandese.

La Fondazione olandese De Regenboog Groep (The rainbow group) sta attuando un programma di recupero degli alcolisti coinvolgendoli in piccoli lavoretti in cambio di birra e qualche soldo: il progetto sembra funzionare e piace a tutti, tranne ai politici conservatori.

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La Fondazione olandese De Regenboog Groep (The rainbow group) sta attuando un programma di recupero degli alcolisti coinvolgendoli in piccoli lavoretti in cambio di birra e qualche soldo: il progetto sembra funzionare e piace a tutti, tranne ai politici conservatori.

La Fondazione che si occupa, tra le altre cose, di aiutare gli alcolisti – finanziata dallo Stato e da donazioni private – ha avviato un particolare programma per far fronte a un problema di ordine pubblico: i comportamenti antisociali degli alcolisti per le strade delle città.

Il progetto prevede di dare un lavoro alle persone che soffrono di alcolismo cronico: per ogni giornata passata a raccogliere rifiuti leggeri in giro per la città ricevono un compenso di 10 euro, mezzo pacchetto di tabacco sfuso e varie lattine di birra.

Al programma si aderisce su base volontaria: è diventato molto popolare e ci sono lunghe liste d’attesa. Per ora è attivo in tre diversi distretti di Amsterdam, ma è in discussione in un quarto distretto e in altre città olandesi.

Gli alcolisti che partecipano al programma sono divisi in due gruppi da circa dieci persone, ogni gruppo lavora tre giorni la settimana. La giornata inizia intorno alle 9.

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Prima di iniziare a lavorare, i partecipanti ricevono due birre e un caffè; è previsto un rientro per il pranzo, durante il quale ricevono due birre e un pasto caldo, prima di partire di nuovo per il turno pomeridiano. La loro giornata si conclude con una o due birre intorno alle 15:30. Durante il lavoro, non possono bere.

I politici conservatori del consiglio comunale di Amsterdam definiscono “il progetto della birra” uno spreco di denaro pubblico, che contribuisce a diffondere una cultura della tolleranza che è secondo loro sbagliata e ha già reso la città una meta per i consumatori di marijuana.

Uno dei sostenitori più entusiasti del progetto è invece Fatima Elatik, sindaca del quartiere orientale Zeeburg. Fatima è di origine marocchina, è musulmana praticante e pur disapprovando personalmente il consumo di alcol, sostiene che gli alcolisti «non possono essere solo allontanati e puniti» ed è meglio dare loro qualcosa da fare, limitare e tenere sotto controllo il loro consumo di alcol e la tipologia degli alcolici: «L’obiettivo principale e specifico del progetto non è combattere l’alcolismo, ma quello di mostrare alle persone che c’è un’alternativa allo stare seduti in un parco e bere fino alla morte».

Hans Wijnands, direttore della fondazione che ha avviato il progetto, ha spiegato che l’idea di fornire birra agli alcolisti in cambio di un lavoro ha avuto grande successo perché i Paesi Bassi hanno tradizionalmente evitato la “tolleranza zero” come risposta alla dipendenza.

L’idea di base è quella di estendere agli alcolisti uno dei meccanismi utilizzati per aiutare i tossicodipendenti da eroina, ai quali per anni è stato fornito del metadone gratuito in un ambiente controllato.

Allo stesso modo con questo progetto gli alcolisti, ha spiegato Wijnands in un’intervista al New York Times (link) «bevono meno, sono tenuti sotto controllo, hanno un lavoro che li tiene lontani dai guai e possono ottenere un pasto caldo ogni giorno».

Sono soddisfatti anche gli abitanti dei quartieri in cui il progetto è stato avviato: non ci sono più risse, schiamazzi o persone che disturbano nei parchi pubblici.

L’Oosterpark di Amsterdam, per esempio, è tornato ad essere un luogo tranquillo, mentre le iniziative prese finora per tenere semplicemente lontani gli ubriachi intensificando i pattugliamenti non avevano funzionato.

Anche gli alcolisti che partecipano al progetto sembrano soddisfatti. Uno di loro ha detto: «Quella è la mia medicina, ne ho bisogno per sopravvivere». Un altro ha spiegato che da quando ha iniziato ha smesso di bere whisky e rum, un altro ancora ha detto che avere questo lavoro ha aumentato la sua autostima: «Sto facendo qualcosa di utile, aiuto me stesso e la mia comunità».

Auspichiamo che questo coraggioso programma, che sembra dare i suoi frutti, possa essere esteso anche al resto d’Europa, in particolare suggeriamo alla Provincia Autonoma di Trento ed al Comune di Trento di adottarlo quanto prima per normalizzare la situazione del parco pubblico di piazza Dante che nonostante i continui e costosi interventi di riqualificazione continua ad essere una delle zone di maggior degrado della città anche a causa della presenza dei tanti ubriachi che lo frequentano.  

Fonte: Il Post.

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