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Italia ed estero

Il risveglio non si può sopprimere: Iran e Arabia Saudita alla resa dei conti

 Volano botte da orbi tra Iran e Arabia Saudita. La scintilla che ha scatenato lo scoppio delle tensioni è stato l’annuncio di sabato da parte delle autorità saudite dell’esecuzione dell’imam sciita Nimr al Nimr, insieme ad altre 46 persone accusate di terrorismo.

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 Volano botte da orbi tra Iran e Arabia Saudita. La scintilla che ha scatenato lo scoppio delle tensioni è stato l’annuncio di sabato da parte delle autorità saudite dell’esecuzione dell’imam sciita Nimr al Nimr, insieme ad altre 46 persone accusate di terrorismo.

Subito sono esplose le proteste in Iraq, Libano, Yemen e, soprattutto, Iran, vero epicentro delle manifestazioni. Qui la risposta è stata violenta, con l'ambasciata saudita a Teheran presa d'assalto da decine di manifestanti, che hanno lanciato bombe incendiare contro la rappresentanza diplomatica e l'hanno saccheggiata, prima di essere dispersi dalla polizia.

Teheran, che si contende l’egemonia regionale con Riad, ha giurato che i sauditi pagheranno “a caro prezzo” l’esecuzione di Al Nimr. A tal proposito, la Guida Suprema, Ali Khamenei, ha ricordato sabato il martire in un tweet, dove sotto la foto di Al Nimr compare il monito “Il risveglio non si può sopprimere”.

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Le parole di Khamenei fanno riferimento all’appello che Al Nimr fece nel 2009 alla secessione delle province orientali saudite, ricche di petrolio e dove vive la maggioranza dei due milioni di sciiti nel Regno. Un appello costato caro al leader religioso, che  lo scorso anno era stato condannato da una Corte speciale a Riad, con l’accusa di "sedizione" e possesso di armi. Al Nimr aveva respinto quest'ultima accusa e aveva detto di non aver mai incitato alla violenza.

Le polemiche non hanno accennato a placarsi  e, ieri, Khamenei è tornato all’attacco, pubblicando sul suo sito una vignetta al vetriolo, dove paragona la monarchia saudita all’Isis. Di tutta risposta Riad ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran, evacuando tutto il personale diplomatico.

Dagli Stati Uniti Hillary Clinton, candidata alla nomination democratica, si è unita al coro di coloro che condannano l’esecuzione dell’imam sciita.“I nostri alleati (l’Arabia Saudita, ndr) non dovrebbero essere immuni dalle critiche quando si tratta di violazioni dello stato di diritto o di mancata tutela delle minoranze. Non sono a conoscenza di tutti i fatti ma mi pare evidente che quanto successo sollevi dei quesiti che abbiamo il dovere di porre direttamente ai sauditi”, ha commentato la Clinton.

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Le scintille degli ultimi giorni si inseriscono in una contesa che ormai da anni sta logorando il Medio Oriente, lo scontro tra sciiti e sunniti. Una rivalità scoppiata a livello politico a partire dalla rivoluzione khomeinista in Iran del 1979, che portò alla cacciata dello Scià, Mohammad Reza Pahlavi, e all’instaurazione di una teocrazia islamica, sciita, in forte contrapposizione con le monarchie sunnite del Golfo Persico. Un terremoto in termini di equilibri regionali, che cementò l’alleanza tra i Paesi della cosiddetta “mezzaluna sciita”, che dall’Iran passa al regime alawita di Assad in Siria e arriva fino a Hezbollah in Libano.

La rivalità tra i blocchi capeggiati rispettivamente da sauditi e iraniani ha prodotto negli ultimi anni una serie di guerre per procura, che stanno martoriando Siria, Iraq e Yemen. L’accordo tra Stati Uniti e Iran sul nucleare è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, avvallando le ambizioni di potenza regionale degli iraniani e scuotendo le sicurezze dei sauditi, fino ad ora punto di riferimento per gli statunitensi nell’area.

In tal senso, quella di questi giorni non è altro che l’ennesima scintilla di uno scontro destinato ad infiammare tutta la regione. 

 

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