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Italia ed estero

Il mondo di Hillary: la politica estera americana se Clinton diventerà presidente

Il 2016 sarà l’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Delle elezioni destinate a entrare nella storia. Netta favorita è Hillary Clinton, che ci riprova dopo aver perso su misura la nomination democratica nel 2008. Se dovesse trionfare, gli Stati Uniti si ritroveranno per la prima volta con un comandante in capo donna.

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Il 2016 sarà l’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Delle elezioni destinate a entrare nella storia. Netta favorita è Hillary Clinton, che ci riprova dopo aver perso su misura la nomination democratica nel 2008. Se dovesse trionfare, gli Stati Uniti si ritroveranno per la prima volta con un comandante in capo donna.

Ha Hillary le carte in regola per guidare l’esercito più potente del mondo? Di certo, ne sa molto più di molti suoi avversari. Clinton, infatti, è stata Segretario di Stato durante il primo mandato dell’amministrazione Obama. Un’esperienza caratterizzata, però, da luci e ombre. Basti pensare che quando Clinton era a capo della politica estera statunitense, le truppe americane si ritirarono frettolosamente da Baghdad, lasciando un vuoto presto riempito dal sedicente stato islamico.

Ma non sono solo le scelte relative all’Iraq a far discutere. La risposta complessiva dell’amministrazione Obama alle cosiddette primavere arabe ha profondamente deluso: da un Presidente che si era ripromesso di rimettere ordine al caos in Medio Oriente provocato dal suo predecessore ci si attendeva decisamente di più. In tal senso, la Libia rappresenta un esempio paradigmatico. Dalla caduta di Gheddafi, voluta con forza da una coalizione a cui hanno partecipato anche gli americani, il Paese è preda di una guerra intestina, in un Far West che ha visto la rapida avanzata delle fazioni radicali.

Un conflitto che ha fatto vittime illustri, come l’ambasciatore americano in Libia, Christopher Stevens, ammazzato nel 2012 in seguito all’attacco di un gruppo jihadista all’ambasciata statunitense di Bengasi. Una tragedia che ha lasciato un segno indelebile. A tal proposito, a fine ottobre Clinton ha dovuto di nuovo presentarsi davanti a un’apposita commissione d’inchiesta, che mira a far luce su presunte negligenze del dipartimento di stato in relazione a quei tragici fatti.

Dalla sua, Clinton può vantare però anche alcuni successi. Fu durante il suo mandato di Segretario di Stato che venne condotta l’operazione che portò alla morte del “principe del terrore”, nonché nemico numero uno degli Stati Uniti, Osama bin Laden. E, ancora, alla linea dura di Clinton si devono le pesanti sanzioni all’Iran, che hanno spinto Teheran a scendere finalmente a patti con gli Stati Uniti sulla questione nucleare.

Riuscirà Clinton, in caso di vittoria, a fare meglio del suo predecessore? Il programma della candidata democratica non lascia intravedere particolari discontinuità rispetto alle politiche di Obama.

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Lotta senza quartiere all’ISIS sì, ma senza intervento sul campo. Avanti con il muso duro con la Russia e avanti la promessa di fedeltà incondizionata a Israele, la cui sicurezza viene paragonata a quella che degli Stati Uniti. Anche alla luce di quest’ultimo punto, Clinton mette bene in chiaro che, se eletta presidente, farà di tutto per impedire agli iraniani di usare il nucleare per fini bellici. Non c’è da stupirsi, visto anche che i rivali Repubblicani hanno solennemente promesso che, se conquisteranno la Casa Bianca, stracceranno il controverso (e tanto sudato) accordo con l’Iran.

Ma è l’economia il vero cavallo di battaglia di Hillary. Clinton sa bene che molta dell’influenza diplomatica che gli Stati Uniti riusciranno a esercitare in futuro dipenderà dalla loro capacità di restare una tra le prime economie al mondo. E, quindi, avanti con tutte le soluzioni che incrementeranno la forza commerciale americana, compreso il trattato di libero scambio con l’Unione europea.

Una politica estera con una punta di rosa, è quella che promette l’ex Segretario di Stato. Nel suo programma si legge, infatti, che “Hillary continuerà il suo comprovato impegno in materia di uguaglianza di genere e diritti umani, inclusi i diritti LGBT”. Un campo nel quale Clinton ha dimostrato di saper cogliere risultati importanti. Cruciale è stato, infatti, il suo ruolo, in quanto Segretario di Stato americano, nell’approvazione della risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che riconosce la totale parità di diritti tra persone eterosessuali, omosessuali e transessuali.

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