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Trento

Il progetto N.A.MI.R. (prima parte)

C’è un diritto senza il quale tutti gli altri perdono di senso: è quello alla Salute. Se non stiamo bene, infatti, non abbiamo la possibilità di esercitare tutte le altre facoltà che riguardano la nostra vita privata e sociale.

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C’è un diritto senza il quale tutti gli altri perdono di senso: è quello alla Salute. Se non stiamo bene, infatti, non abbiamo la possibilità di esercitare tutte le altre facoltà che riguardano la nostra vita privata e sociale.

Ecco perché la Costituzione italiana, all’articolo 32, dice che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettività, e garantisce cure agli indigenti.

La differenza tra individuo e collettività non è da poco: perché ognuno di noi è diverso dall’altro e dobbiamo essere presi in considerazione nella nostra unicità umana. Anche (e soprattutto) in relazione alle malattie: non tanto perché le patologie sono ovviamente differenti quanto perché i pazienti hanno dignità specifiche che non si possono non prendere in considerazione nel processo di cura.

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Questa volta parliamo del "Progetto NAMIR", (segnalatoci e seguito ormai da diversi anni da Gabriella Maffioletti (ex Consilgiere Comunale di Trento) per alcuni un nome incomprensibile, per altri una vera tragedia.

Intere famiglie che sacrificano tutto il loro tempo per accudire chi, ahimè, entra (o entrava) nel progetto, un figlio, un marito ecc. Mentre la Provincia Autonoma di Trento cerca di trovare delle giustificazioni a seguito della "bocciatura" da parte della Corte dei Conti – Presenza di indebitamento non valutato come tale in ordine alle concessioni di crediti erogate dalla Regione, grave irregolarità”, ci sono intere famiglie che si vedono tolto un servizio e una speranza per i loro cari. 

Da questo semplice assunto ha preso le mosse il progetto NAMIR, sigla che sta per Nuclei Accoglienza Minima Responsività, con l’obiettivo di creare una rete d’assistenza per le persone in stato vegetativo (SV) o affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), dal momento che questa tipologia di malati ha bisogno di cure e trattamenti specifici e complessi in strutture sanitarie ad hoc.

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Un progetto che sembrava concretizzarsi il 12 marzo del 2010, quando la Giunta della Provincia di Trento approvò, su proposta dell’allora Assessore alla Salute e Politiche Sociali e oggi Presidente, Ugo Rossi, una delibera sugli “interventi sanitari assistenziali per le persone in stato vegetativo o a minima responsività e per le persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica”.

La delibera prevedeva alcune novità sostanziali, in vigore dal primo aprile di quello tesso anno: in primo luogo, lesenzione tramite il Fondo Sanitario Provinciale della compartecipazione alla spesa da parte dell’utente (retta alberghiera), nei casi di ricovero in RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) per la parte non coperta dall’indennità di accompagnamento, purché iscritte al Servizio sanitario provinciale e residenti in Provincia di Trento da almeno tre anni; poi, il riconoscimento di un contributo, pari a 6 mila euro l’anno, erogabile senza limiti di reddito, per il sostenimento delle pese assistenziali a favore di chi, sebbene in possesso dei requisiti previsti per l’ingresso in RSA, decida di optare per il mantenimento a domicilio.

Il costo a carico della PAT fu stimato, per il 2010, in 146mila euro per la gratuità del ricovero in RSA e in circa 180mila euro per il mantenimento a domicilio delle persone. Inoltre, entrambi gli interventi furono classificati come prestazioni sanitarie aggiuntive specifiche del Servizio sanitario provinciale del Trentino.

Quattro anni dopo, però, ai primi di ottobre, Forza Italia, interrogò la Giunta proprio sul progetto NAMIR, affermando che alcuni pazienti in SV o a minima responsività “nel momento della dismissione della Struttura per lungodegenti ricoverati a Villa Rosa di Pergine, avevano avuto garanzie da parte delle Autorità Sanitarie, deputate alle decisioni in materia, che nelloperare la scelta più idonea alla collocazione assistenziale di detti soggetti si sarebbe individuata una Struttura Residenziale sanitaria che fosse in possesso dei requisiti e delle caratteristiche tecnico-assistenziali-logistiche che meglio rispondessero a tale funzione”, così come accaduto a un giovane paziente accolto nella RSA Margherita Grazioli di Povo.

Tuttavia, a partire dal primo gennaio del 2012, fu disposta da parte dell’Amministrazione della struttura sanitaria la cessazione dellattività del Servizio interno di Guardia medica attiva notturna e la soppressione di unora delle cure fisioterapiche, nonostante i malati che si trovano in SV abbiano diritto a due ore consecutive per due volte alla settimana, fondamentali per contrastare l’irrigidimento del corpo immobile.

Inoltre, come raccontato sempre da Forza Italia, nella stessa stanza in cui si trovava il paziente in SV, ne fu collocato un altro, anziano e con patologie disturbanti, “cosa che genera difficoltà oggettive in termini di spazio e di scarsa attenzione alle esigenze di assistenza in termini sanitari e sociali”.

Di conseguenza, il consigliere provinciale di Forza Italia qualificò come fallimentare il progetto NAMIR, anziché essere una panacea per oltre 50 soggetti che rientrano in tale situazione”, chiedendo alla Pubblica Amministrazione di prendersi seriamente carico delle persone in stato vegetativo e comatoso e dei rispettivi familiari.

Scopo dell’interrogazione, quindi, fu quello di chiedere all’allora Presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, se fosse sua intenzione quella di “aprire, nel breve termine, un serio tavolo di confronto con le Autorità sanitarie e i Vertici Amministrativi della RSA della Casa di Riposo di Povo, al fine di ridefinire la questione del trasferimento in stanza di un anziano con un soggetto ancora in età giovanile, con patologie complesse e particolari che non sono compatibili con la natura, invece, assistenzialistica e di convivenza stretta con persona di età avanzata, i cui stati comportamentali e il cui decoro clinico mentale è molto importante ai fini della convivenza forzata” e se (soprattutto) “non crede che la fase progettuale del progetto NAMIR sia stata tradita e sia naufragata nello scoglio dei tagli delle risorseal personale adibito ad assistenza”… SEGUE

Gian Piero Robbi

 

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