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Trento

Democrazia partecipativa nella PAT

"Il Trentino è una terra che ha capacità di autogoverno ed è proprio con una modalità partecipativa innovativa che va declinata l'autonomia. Abbiamo la responsabilità di essere una terra, una comunità che, anche per la limitatezza del territorio, può essere un'avanguardia".

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"Il Trentino è una terra che ha capacità di autogoverno ed è proprio con una modalità partecipativa innovativa che va declinata l'autonomia. Abbiamo la responsabilità di essere una terra, una comunità che, anche per la limitatezza del territorio, può essere un'avanguardia".

Così l'assessore alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa Carlo Daldoss intervenendo all'incontro di ieri sera all'EURAC (Istituto per lo Studio del Federalismo e Regionalismo) a Bolzano. Era il terzo appuntamento di un ciclo dedicato all'autonomia e al suo futuro.

"Democrazia partecipativa nella Provincia autonoma di Trento – un percorso in salita o in discesa?", il titolo dell'incontro che ha visto la partecipazione attiva dei cittadini. L'assessore Daldoss rispondendo alle domande della ricercatrice Marina Trettel e a quella dei partecipanti ha detto fra l'altro, "credo di più in un modello nel quale la democrazia partecipativa sia fortemente rappresentata e condizionata dalla partecipazione dei cittadini, ma resto convinto che la responsabilità decisionale debba rimanere in capo a chi è stato eletto per quel ruolo. Credo che il modello di partecipazione diretta dei cittadini da noi non sia facilmente applicabile, forse per una questione culturale, forse deve essere preparato nel tempo. I Trentini hanno un'occasione storica di rovesciare quel vecchio rapporto fra amministratori e cittadini. Ma come tutte le cose per le quali si creano grandi opportunità c'è la tendenza a non credere che questo rapporto possa essere cambiato efficacemente. Il modo vecchio non è più sostenibile come modalità. Il processo decisionale va gestito e non subìto". 

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All'incontro ha partecipato anche Mauro Amadori, funzionario incaricato dello sviluppo del progetto di riforma istituzionale della Provincia autonoma.

"A monte della legge di riforma istituzionale e del capitolo V° c'era l'esigenza urgente di ricucire il rapporto fra cittadini e istituzioni e, contemporaneamente, la necessità di fare in modo che la partecipazione potesse fruire di una modalità nuova, un modello partecipativo per dar voce alla comunità. Per questo la Provincia autonoma ha voluto introdurre piccole ma significative innovazioni come il processo referendario"- lo ha evidenziato l'assessore Daldoss di fronte ad una platea particolarmente interessata al tema della democrazia partecipativa e, quando la ricercatrice Trettel, gli ha chiesto quanto contino gli aspetti socio-culturali di un territorio, l'assessore ha risposto: "L'aspetto socioculturale va praticato prima nelle istituzioni e poi deve essere diffuso, il cittadino partecipa perché si sente responsabile, è una modalità di esprimersi indirizzando le scelte che il decisore pubblico andrà a prendere. Io credo che in Trentino ci siano queste condizioni socio-culturali. Possono crescere in fretta se c'è qualcuno che soffia sul fuoco, possono essere lente e fermate se qualcuno, invece, ci butta sopra l'acqua". 

Sul fatto che in Trentino la modalità partecipativa si sia esplicitata con i processi di fusione l'assessore ha ricordato "le istituzioni possono solo permettere o non permettere che la modalità partecipativa avvenga. Noi abbiamo fatto una piccola innovazione con il processo referendario raccogliendo il 20% delle firme dei cittadini in modo che si possa saltare il Consiglio comunale e andare a decidere in forma diretta. Finora qualche caso ha dimostrato che il cittadino è più avanti del legislatore. Nel 2013 quando abbiamo iniziato questo ragionamento devo dire che dagli incontri uscivo con la convinzione che i cittadini erano più avanti degli amministratori".

Rispondendo ad una sollecitazione di un cittadino l'assessore ha concluso dicendo che "i giovani fanno fatica a partecipare e non capiscono che si tratta del loro futuro. Abbiamo fatto sondaggi telefonici con ISTAT e il settore più contrario alle fusioni erano i giovani non sono riuscito a darmi una risposta sul perché. Penso che la generazione dei giovani soffra soprattutto dell'accesso di protezione che li abbiamo dato. La nostra società dovrebbe fare un salto culturale per riconoscere di più il merito. Sono molto fiducioso e ottimista e penso che questo momento di crisi un po' ci aiuti a valutare le cose per il valore che hanno. Penso che tutto quello che si può fare per incrementare la partecipazione debba esser fatto e se si stimolano i giovani questi rispondono. La società sta cambiando e cambierà in meglio."

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