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Trento

«Il fatale silenzio di domani»

Come sempre accade all'indomani di un fatto eclatante, attendo prima di scrivere. E’ una scelta che nasce dalla volontà di capire il pensiero della gente, della politica e dei media.

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Come sempre accade all'indomani di un fatto eclatante, attendo prima di scrivere. E’ una scelta che nasce dalla volontà di capire il pensiero della gente, della politica e dei media.

I recenti (ma di certo non ultimi) attacchi di Parigi, hanno sollevato, come da logica, cori di sdegno e rabbia. I nostri valori, nuovamente calpestati e umiliati ad opera del demonio nero, hanno subito un oltraggio di tali dimensione, che mi porta a credere sarà molto difficile rialzarsi. La debolezza di un occidente smarrito e pronto a porgere l’altra guancia, perché intrappolato in una sorta di gabbia morale frutto di centinaia d’anni di colonizzazioni, è il miglior alleato di chi ci vuole conquistare.

E gli uomini in nero, che lo sanno molto bene, intanto agiscono praticamente indisturbati grazie al nostro stesso nulla osta.  

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All’apparenza il nostro avversario, che negli anni abbiamo perfino tutelato e trattato con affetto, appare come un folle che segue come unico dettame ciò che la religione gli comanda. Quindi l’impressione che ne deriva è quella di persone ottuse, poco istruite e dotate di una consapevolezza piuttosto limitata.

Bene, non cadiamo nell’errore.

La testa del serpente, chi regge i fili dell’organizzazione, non opera con leggerezza. Il progetto messo in  campo non è nelle mani di quattro invasati allo sbaraglio. A monte c’è un grande disegno di conquista, piano elaborato (e qui ci sarebbe da vergognarsi) anche e soprattutto dalle scelte geopolitiche messe in atto proprio dal dilettantistico operare dei leader occidentali.

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Per pura opportunità, i geniali condottieri hanno spezzato l’instabile equilibrio che comunque manteneva abbastanza tranquilla l’area più critica del pianeta. In pochissimo tempo ci troviamo in un incubo che mai avremmo immaginato dover affrontare. Ci si riempiva la bocca di primavere arabe, quando invece stavamo nutrendo e rinvigorendo il nostro boia.

E nonostante ci sia la consapevolezza che è sufficiente un’altra piccola spinta per precipitare nel baratro, mi ritrovo ancora a leggere e ascoltare dichiarazioni che provano a smorzare il terrorizzato grido che esce dalle gole di quasi tutti noi.

L’unità indispensabile per contrastare e combattere la guerra che ci è stata dichiarata, non c’è ancora. Ogni giorno che perdiamo, galleggiando in fiumi di parole che non porteranno a nulla, è un giorno regalato ai nostri carnefici.

Fra dieci giorni i media si occuperanno di qualche scandalo legato alle immancabili tangenti nell’amministrazione, forse della nazionale di calcio, certamente alle lotte interne di questo o quel partito. Tra dieci giorni avremo aggiunto un altro tassello al puzzle che raffigura la nostra fine.

 

 

 

 

 

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