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Trento

Legge Severino: per Marino Simoni vicina la sospensione dal consiglio provinciale

Per il consigliere provinciale di Progetto Trentino Marino Simoni, ex sindaco di Transaqua, potrebbero aprirsi le porte per l'applicazione della legge Severino e questo significherebbe seguire lo stesso percorso del compagno di partito Silvano Grisenti, cioè lasciare il consiglio provinciale.

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Per il consigliere provinciale di Progetto Trentino Marino Simoni, ex sindaco di Transaqua, potrebbero aprirsi le porte per l'applicazione della legge Severino e questo significherebbe seguire lo stesso percorso del compagno di partito Silvano Grisenti, cioè lasciare il consiglio provinciale.
 
Nel caso di Simoni si tratta di applicare la cosiddetta «legge Severino»  (decreto legislativo n. 235 del 31 dicembre 2012, testo unico in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'art. 1, c. 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190).
 
Ma anche per l'articolo 8 (è questo il caso di Marino Simoni) che dice, «Sospensione e decadenza di diritto per incandidabilita' alle cariche regionali 1. Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate all'articolo 7, comma 1: a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all'articolo 7, comma 1, lettera a), b), e c); b) coloro che, con sentenza di primo grado, confermata in appello per la stessa imputazione, hanno riportato una condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, dopo l'elezione o la nomina; c) coloro nei cui confronti l'autorita' giudiziaria ha applicato, con provvedimento non definitivo, una misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159».
 
La vicenda è nota a tutti, a gennaio di quest'anno il Tar accoglie parzialmente i ricorsi della ditta Brocchetto, che fin dall'inizio si era opposta al piano di lottizzazione convenzionata che implicava l'abbattimento con successiva ricostruzione, della sua azienda per realizzare il «lotto B» del centro residenziale-commerciale allora, e annulla tutti gli atti del Comune di Transacqua, firmati allora dal sindaco Marino Simoni. Il Tar mette anche una pietra tombale sulla vicenda, di fatto confermando che la cooperativa non poteva nemmeno essere costruita. 
 
L'annullamento riguarda l'autorizzazione rilasciata alla Famiglia Cooperativa di Primiero per la vendita al minuto di generi alimentari e diversi, il certificato di agibilità rilasciato a Primiero Sviluppo srl dal Comune di Transacqua per l'edificio di viale Piave, la concessione edilizia in variante rilasciata dal sindaco del Comune di Transacqua a Primiero Sviluppo srl, la convenzione urbanistica tra il Comune di Transacqua e Primiero Sviluppo srl, la deliberazione del consiglio comunale di Transacqua, recante la nuova adozione del piano di lottizzazione convenzionata in viale Piave e la concessione edilizia rilasciata dal sindaco del Comune di Transacqua a Primiero Sviluppo srl per la realizzazione del lotto A del piano di lottizzazione convenzionata di viale Piave. Tutti questi atti sono stati firmati da Marino Simoni e la sua giunta dal luglio 2012 al gennaio 2013. 
 
Dopo la sentenza il Tar trasmette copia dei relativi atti alla Procura della Repubblica di Trento perché verifichi se sussistano nella vicenda fatti illeciti. Nei documenti del dispositivo di sentenza viene richiamata la precedente pronuncia dello stesso Tar che il 12 luglio 2012 aveva annullato la delibera di concessione edilizia n. 65/2010, per la costruzione della nuova sede della Famiglia cooperativa, perché il sindaco non si era astenuto, nonostante la sorella fosse nel consiglio di amministrazione della cooperativa, il tutto in base al precedente ricorso della ditta Brocchetto. Nella stessa sentenza si fa inoltre notare che «si erano verificati svariati avvenimenti, anche nel breve intervallo corrente tra la data dell’udienza pubblica in cui la controversia era stata assegnata a decisione (21 giugno 2012), e quello in cui la sentenza era stata pubblicata (12 luglio)».
 
Quindi è ora chiaro che la sentenza del Tar annulla completamente il ricorso, annullando la decisione del Consiglio Comunale in quanto il Sindaco Simoni non avrebbe dovuto partecipare al voto in quanto la sorella era socia amministratrice della cooperativa che aveva proposto il piano di lottizzazione. Di fatto, la cooperativa non si sarebbe nemmeno potuta costruire. 
 
Già all’epoca si era paventata l’ipotesi di applicazione della legge Severino nei confronti di Marino Simoni, che ora può essere però applicata in caso di conferma del mancato rispetto della legge. Su questo, il Comune, la famiglia cooperativa e Primiero sviluppo avevano fatto ricorso al Consiglio di Stato per annullare il provvedimento del TAR.
 
Ma il Consiglio di Stato, è notizia di ieri, ha confermato la sentenza del TAR rendendo definitivamente nulli tutti gli atti del Comune di Transacqua. Pare che uno dei provvedimenti del Comune resi nulli definitivamente sia addirittura stato adottato anche dopo una sentenza del TAR che indicava al sindaco di non votare, perché in chiaro conflitto d'interessi.
 
Ora amministrativamente gli atti sono resi nulli da questa sentenza e quindi prosegue la procedura penale sugli amministratori nella quale pende la legge Severino che nel caso di Simoni potrebbe prevedere la sospensione dal Consiglio Provinciale.
 
L'Iter che verrà intrapreso è il seguente: Ora il Tribunale segnalerà al presidente del consiglio dei ministri che dovrà emettere un decreto di sospensione per Marino Simoni, per poi rinviarlo nuovamente alla questura di Trento che comunicherà al consiglio provinciale la sospensiva che poi verrà notificata a Marino Simoni. Poi il consiglio provinciale nominerà un nuovo consigliere che dovrebbe essere Massimo Caldera, il primo escluso di Progetto Trentino alle elezioni amministrative dell'ottobre 2013. Il tutto si dovrebbe risolvere in circa 60 giorni
 
Dall'inizio della legislatura sarebbe la terza defezione del consiglio provinciale, dopo Silvano Grisenti, sospeso prima in applicazione della legge Severino e poi espulso dopo la condanna per truffa, Diego Mosna, che aveva dato le dimissioni volontariamente, ora potrebbe toccare a Marino Simoni. 
 
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