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Trento

Crisi del latte: il Trentino deve puntare sulla qualità

La riduzione del prezzo del latte minaccia l'attività delle stalle di montagna in generale e del Trentino in particolare.

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La riduzione del prezzo del latte minaccia l'attività delle stalle di montagna in generale e del Trentino in particolare.

Il presidio  degli allevatori di ieri a Trento è un chiaro segnale in questa direzione. È nell'interesse della collettività intervenire prontamente per alleviare questa crisi, fornendo un sostegno concreto ai nostri allevatori.

In Trentino, infatti, l'attività zootecnica non rappresenta solo un pilastro fondamentale dell'economia, ma anche un elemento determinante per tutelare l'ambiente e il territorio di montagna, nonché per preservare  la nostra cultura e le nostre tradizioni.

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«La crisi di questi giorni è determinata da una concomitanza di cause, – afferma Herbert Dorfmann europarlamentare – tra cui l'embargo russo e la crisi sui mercati asiatici. La discesa del prezzo sembra, dati alla mano, dovuta non tanto a un aumento della produzione ma, piuttosto, a una diminuzione delle vendite e, soprattutto, dell'export. È quindi inesatto dare la colpa della situazione attuale all'abbandono delle quote latte. È sì vero che le quote hanno per decenni alimentato un meccanismo che ha stabilizzato il sistema latte, ma non deve essere dimenticato che anche in passato e, per l'ultima volta cinque anni fa, si era determinata una situazione di mercato molto simile a quella attuale».

Secondo Dorfmann la produzione di latte in montagna è economicamente sostenibile solo se il prezzo che gli agricoltori ricevono per il loro latte supera quello ottenuto dai loro colleghi della pianura. «Per arrivare a questo, – continua  Dorfmann – bisogna puntare sempre di più alla produzione di prodotti di alta qualità, con una chiara indicazione di provenienza. Va quindi sostenuto ogni sforzo per rafforzare le denominazioni di origine. A tal proposito, tempo fa ci siamo impegnati per tutelare a livello europeo il termine "Prodotto di montagna", senza che tale denominazione sia stata ancora utilizzata sul nostro territorio».

«Senza una chiara distinzione sul mercato dei prodotti di montagna, – insiste l'europarlamentare – supportata dalla convinzione che il consumatore sia disposto a pagarli qualche euro in più, la nostra filiera lattiero-casearia non riuscirà a differenziarsi dalle produzioni di massa. Non si tratta  di una novità, ma l'abbandono delle quote latte e il mercato più libero e aperto che ne è derivato rendono ancora più urgente procedere nella direzione indicata».

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Dorfmann approfondisce anche quanto la comunità Europea sta facendo in tal senso stimolata dallo stesso europarlamentare, «deve rimanere alto l'impegno a distribuire i contributi europei in quelle realtà che ne hanno maggiori necessità, tra le quali figurano anche quelle di montagna. Negli ultimi anni, mi sono impegnato costantemente per questo obiettivo, raggiungendo alcuni importanti risultati: si pensi, ad esempio, ai premi per le vacche da latte, più alti nelle zone di montagna, e all'incremento notevole dei premi diretti nell'ambito del primo pilastro della PAC nella nostra Regione.  Però, sono tante altre le misure che potrebbero essere ancora introdotte. Penso, in tal senso, ad una serie di incentivi per sostenere le latterie o per compensare i costi di trasporto che i nostri allevatori devono affrontare per consegnare il loro prodotto, più elevati rispetto a quelli dei loro colleghi di pianura.

Nelle ultime settimane, siamo intervenuti deliberando un pacchetto di sostegno per il sistema latte in Europa, che prevede un impegno aggiuntivo di 500 milioni di euro. Probabilmente, sarà necessario intervenire ulteriormente per bilanciare un mercato che al momento si presenta come estremamente debole».

 

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