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Trento

Aggregare le Apsp va bene, ma solo dal basso attraverso la collaborazione tra Rsa

​​La legge finanziaria 2016 non parlerà dell'unificazione delle 41 Rsa in un'unica Apsp (Azienda provinciale di servizi alla persona).

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​​La legge finanziaria 2016 non parlerà dell'unificazione delle 41 Rsa in un'unica Apsp (Azienda provinciale di servizi alla persona).
 
Lo ha detto l'assessore alla salute e alle politiche sociali Luca Zeni nel corso della riunione della Quarta Commissione presieduta da Giuseppe Detomas (Ual), convocata per ascoltare l'Unione provinciale istituzioni per l'assistenza (Upipa), che associa le case di riposo pubbliche del Trentino,  rappresentata dal presidente Moreno Broggi, dal vicepresidente Renato Brugnara e dal direttore Massimo Giordani.
 
Presenti anche alcuni consiglieri della Prima Commissione, organo consiliare competente in materia di enti pubblici e finanza provinciale, l'audizione ha chiarito ulteriormente i termini della questione anche grazie ad un documento dell'Upipa "in vista – ha detto Detomas – di successivi approfondimenti". Nell'incontro, infatti, non erano in discussione atti politici ma solo la notizia apparsa sulla stampa (appunto la proposta dell'assessore di accorpare in un'unica Apsp le residenze sanitarie assistenziali, salvo le due strutture private convenzionate), e la reazione dell'Upipa, oggetto la settimana scorsa di due question time in aula. Da segnalare nel dibattito gli interventi di Violetta Plotegher (Pd), che ha ricordato la competenza regionale sull'ordinamento delle Apsp e l'esistenza di una norma della legge del 2007 che già prevede la possibilità di aggregazione tra Rsa, e di Donata Borgonovo Re, secondo la quale vi sono Apsp "da tempo impegnate ad asciugare i costi".
 
Il presidente Broggi ha evidenziato di aver appreso dai giornali della volontà della Giunta di procedere alla razionalizzazione delle Rsa, perché su questo tema l'assessore non aveva mai avuto un confronto conl'Upipa. Chiedendo l'audizione – ha spiegato il presidente – Upipa vuole evidenziare cosa succederebbe anche in termini di risparmi se le Apsp venissero centralizzate. "Con le 41 Rsa – ha sottolineato Broggi – ciascuna delle quali ha un direttore e un cda, abbiamo mantenuto negli anni un collegamento diretto con le comunità fino a far diventare il sistema del Trentino un modello per le altre regioni".
 
Per l'Upipa la proposta dell'assessore Zeni non favorisce alcun risparmio dal punto di vista economico ma mette in pericolo un comparto che per l'aumento in atto della popolazione anziana andrebbe invece rafforzato dalla Provincia. "Le nostre Rsa – ha proseguito Broggi – sono strumenti da sempre radicati nelle periferie, forniscono servizi al territorio e diverse forme di aiuto alle famiglie. Accentrare tutto a Trento ridurrebbe tutto ciò in nome di un'operazione meramente economica di centralizzazione perché comporterebbe la perdita di molti legami con il territorio, con un'immediata ricaduta sui servizi delle case di riposo".
 
Per l'Upipa tutti gli studi in questo settore dimostrano che la centralizzazione in questi servizi "demotiva il personale" diminuendo la capacità di controllo sulle singole situazioni. Indebolire il rapporto con il territorio significa per Broggi mettere in discussione anche le rendite patrimoniali, i lasciti e la capacità di fare economie, indispensabili anche per calmierare le rette. "Molti servizi alle famiglie – ha ricordato il presidente dell'Upipa – sono resi gratuitamente dalle Rsa per prevenire la perdita di autosufficienza delle persone anziane da cui derivano anche pesanti aggravi di costi". "Inoltre – ha proseguito Broggi – proprio perché presenti nel territorio le Apsp oggi riescono a coinvolgere molti volontari, arrivando anche a 50-60 persone nelle piccole comunità". "Questo valore aggiunto, che si potrebbe anche quantificare e monetizzare, per l'Upipa con la centralizzazione andrebbe perso".
 
L'unificazione dell'Apsp "se si fanno bene i conti non produrrebbe – per l'Upipa – alcun vantaggio bensì nuove spese e un distacco dalle comunità il cui costo non è quantificabile, ma ce ne accorgeremmo tra qualche anno". Inoltre secondo Broggi "l'assetto attuale permette di migliorare di anno in anno i servizi anche in termini di razionalizzazioni perché si favoriscono unioni a livello locale". "Ma – ha insistito il presidente dell'Upipa – queste cose devono nascere dal basso. La decisione di unirsi deve nascere dalle Rsa delle singole zone dopo aver valutato i vantaggi che ne deriverebbero per tutti. Siamo i primi – ha ripetuto Broggi – ad essere consapevoli dell'esigenza di ridurre le spese, ma sia quella sociale che quella sanitaria andrebbero potenziate, non ridotte". Non a caso le Apsp hanno oggi un 10% in più di personale tra OSS, fisioterapisti, infermieri e medici rispetto ai parametri per rispondere meglio alle esigenze più gravi. "Solo questo dato rappresenta il 10% della spesa, pari a circa 10 milioni di euro investiti ogni anno dalle case di riposo per servizi non richiesti ma importanti".
 
Si tratta allora per l'Upipa di non dilapidare la risorsa costituita dalle Rsa sul territorio, "proprio perché stando sul territorio abbiamo dimostrato di poter dare risultati sempre migliori, e anche perché la stessa orografia del Trentino sconsiglia la centralizzazione". Broggi si è appellato infine alla politica perché pesi seriamente tutto ciò e pensi a potenziare i servizi. "Si potrà semmai facilitare l'unione di alcune case dove le fusioni possono diventare utili, ma non sfasciare tutto per ragioni economiche".
 
L'assessore Zeni ha ricordato che per ora la Giunta su questo tema "sta facendo solo una riflessione a 360 gradi basandosi sull'aumento della popolazione anziana e sui dati disponibili. "E il primo dato oggettivo sul quale stiamo ragionando è che la Provincia, pur stanziando 130 milioni all'anno per le Rsa ha scelto di non ridurre l'importo nonostante il calo delle risorse previste nel bilancio in questo settore e in parte anche per la sanità. Ma anche decidendo di non tagliare – ha proseguito Zeni – sappiamo che la crescita fisiologica della spesa comporta inevitabilmente o un aumento delle rette a carico delle famiglie oppure la riduzione della qualità dei servizi visto che non si possono aumentare i posti letto convenzionati. A fronte di tutto ciò l'assessore ha rivendicato alla politica e alle istituzioni la possibilità di formulare delle proposte. In questo caso la proposta per Zeni non mira ad un taglio ma ad una riallocazione delle risorse partendo dal presupposto che in Trentino esiste un servizio capillare che funziona bene e va quindi mantenuto. Come? Avendo 200 unità di personale amministrativo che si occupano di buste paghe e appalti? No. La Giunta ritiene che "l'equità territoriale sarebbe meglio garantita da una programmazione più alta". "Certo – ha continuato l'assessore – nell'avanzare questa proposta non ci aspettavamo gli applausi dell'Upipa, ma abbiamo iniziato un confronto positivo con le parti sociali e ne avremo un altro nei prossimi giorni con il Consiglio delle autonomie. Ne seguirà poi un secondo – ha preannunciato Zeni – con questa stessa Commissione".
 
L'assessore ha precisato di aver già spiegato la settimana scorsa ad Upipa "che questa è una proposta aperta. Ma di sicuro rimanere fermi oggi significa perdere servizi rivolti ai cittadini e alle famiglie. Sono disponibilissimo ad entrare nel merito", ha soggiunto annunciando che l'assessorato "sta ora lavorando ad una proposta più dettagliata sui temi dei lasciti e delle donazioni per garantire un collegamento stretto con il territorio".
 
Zeni ha preannunciato un documento oggi ancora in fase di elaborazione "sulla base del quale entreremo più nel della proposta che non è affatto blindata. Se avessimo voluto imporre una soluzione – ha detto – avremmo potuto farlo. Invece abbiamo scelto la strada del confronto. Forniremo anche l'organigramma chiesto da Upipa – ha promesso l'assessore – ma ci impegniamo a valutare anche alternative, purché l'obiettivo sia garantire il servizio ai cittadini". Zeni si è infine riservato di valutare attentamente i contenuti del documento distribuito da Upipa alla Quarta Commissione. E ha concluso: "Upipa ha una scelta davanti: o chiudersi dicendo no perché no, oppure sedersi ad un tavolo per salvaguardare la qualità dei servizi esistenti e mettersi in gioco".
 
 

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