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Italia ed estero

Alessandro:un bambino invisibile

Ancora un caso in Italia di mala giustizia minorile, stavolta raccontato da Panorama. Protagonisti, suo malgrado, sono un bambino di quasi sette anni, la sua madre rumena e una coppia di Castrezzato, comune in provincia di Brescia.

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Ancora un caso in Italia di mala giustizia minorile, stavolta raccontato da Panorama. Protagonisti, suo malgrado, sono un bambino di quasi sette anni, la sua madre rumena e una coppia di Castrezzato, comune in provincia di Brescia.

In sintesi, a causa del disagio economico della madre naturale, quando aveva appena due mesi, il piccolo fu "affidato" – le virgolette sono volute e tra poco scoprirete il perché – a Ilario ed Evelina Butti (lui operaio e lei casalinga), convinti del fatto che gli assistenti sociali avrebbero avviato tutte le procedure del caso.

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In attesa di avere notizie ufficiali, il bambino, di nome Alessandro, cresce dolce, allegro e sereno, ricevendo cure e affetto. Dopo tre lunghi anni, però, si scopre non solo che non è mai stata aperta alcuna procedura legale per l'affidamento del piccolo, ma anche (e soprattutto) che il Tribunale dei Minori aveva aperto un altro procedimento con il quale aveva deciso per la sua adottabilità.

Alessandro, però, nonostante il parere favorevole della madre, non fu "concesso" a chi lo aveva ben cresciuto ma strappato dalle loro braccia e portato via, senza lasciare nessuna traccia. 

Il motivo? Non certo per abusi e maltrattamenti ma a causa di una perizia psichiatrica su Ilario ed Evelina, secondo la quale lui avrebbe un carattere "ombroso" e lei "schizoide", smentita da un'altra perizia richiesta e ottenuta dalla coppia, senza portare purtroppo ad alcunché.

E, mentre si spera che la Corte di Cassazione possa annullare la decisione del Tribunale dei Minorenni, questa storia dimostra ciò che spesso abbiamo detto e raccontato anche all'interno della nostra inchiesta: l'assoluta disumanità della giustizia italiana e la superficialità di alcuni Assistenti Sociali che non tengono affatto conto del reale interesse del minore, cioè del suo bisogno di continuare a ricevere amore da chi già glielo stava assicurando.

Gian Piero Robbi

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Bimbi investiti dal Suv: è morto anche il 12 enne Simone

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E’ morto al Policlinico di Messina anche il piccolo Simone D’Antonio, che insieme al cugino 11 enne Alessio era stato falciato giovedì sera davanti casa a Vittoria (Ragusa) dal Suv guidato da Rosario Greco, al volante sotto effetto di alcol e cocaina.

Lo rende noto l’ospedale messinese.

Il 12enne era ricoverato in gravi condizioni e gli erano state amputate le gambe.

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Il bambino era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina. “Al suo arrivo avevamo già giudicato le sue condizioni gravissime. Abbiamo tentato in tutti i modi di salvarlo, ma ogni terapia non è bastata a farlo rimanere in vita. Siamo rammaricati”, afferma Eloise Gitto, direttrice del reparto.

Nel giorno della tragica notizia della morte di Simone, una città intera in lacrime ha reso omaggio al cuginetto Alessio.

La chiesa di San Giovanni era stracolma di gente, più di 3 mila persone almeno, famiglie intere che hanno voluto testimoniare vicinanza e affetto alla famiglia del piccolo ma anche la risposta civile di una città alle scorribande di criminali che hanno spento la vita di un ragazzino di 11 anni.

 

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Minigonne, tacchi a spillo e umiliazioni sessuali: arrestato il giudice Francesco Bellomo

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Il Consigliere di Stato e giudice Francesco Bellomo (foto) è balzato agli onori delle cronache per il suo del tutto particolare modo di “educare” le proprie studentesse ad un look consono al loro ruolo secondo una sua personale interpretazione: tacchi a spillo e minigonne.

A seguito della disposizione del Giudice delle indagini preliminari (GIP) degli arresti domiciliari Francesco Bellomo, rimbalzano sui media, i resoconti degli episodi che animavano i corsi di preparazione al concorso di magistratura della scuola dell’ex consigliere di Stato.

A destare più impressione, è il vincolo di potere che il Bellomo ha saputo stabilire con le sue avvenenti borsiste, tanto da indurre queste aspiranti operatrici del diritto a firmare un contratto palesemente antigiuridico e a farsi sottoporre a ripetute umiliazioni di natura sessuale.

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In realtà, il caso Bellomo è un esempio di come lo strumento giuridico possa diventare, nelle mani di un legislatore palesemente deviato, uno strumento di controllo e di dominio, specialmente nell’ambito di sentenze politiche finalizzate a compiacere gli ideologi di sinistra, come spesso è successo in questi anni, invece che una forma di regolamentazione di diritti e doveri.

Ancora più impressione desta il raffronto tra il potere che Bellomo deteneva e la sua persona ritratta nell’intervista che lo stesso ex magistrato rilasciò a Porta a Porta il 23 gennaio 2018: sullo schermo, la figura di un ragazzino di 48 anni, apatico, che sembrava indossasse la giacca dello zio di un paio di taglie più grandi, che risponde in maniera strafottente alle domande del conduttore, con la convinzione negli occhi che anche stavolta il potere possa rendere impuniti.

Un’intervista che consigliamo di rivedere perché contiene alcuni passaggi incredibili. (clicca qui)

Eppure, tolte le maschere del potere di professore e giudice non rimane che un corpo gracile e glabro, l’archetipo della debolezza fisica, l’identikit ideale del ragazzino impaurito pestato giorno e notte dai ragazzi più grandi.

La legge, secondo molti teorici del diritto, è quello strumento che sovverte l’ordine del principio per cui il più forte dominava sul più debole: ma siamo sicuri che la nuova Natura che ci siamo costruiti, quella sociale, sia del tutto immune da tale legge?

Nel caso di Bellomo, con buona pace di Hobbes e Locke, c’è quasi da augurarsi un ritorno allo Stato di Natura, e che qualcuno gli dia una bella lezione.

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Fino al 3 agosto si svolge a Roma il raduno della «Famiglia religiosa del Verbo Incarnato»

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Si svolge a Roma, dal 30 luglio al 3 agosto, un grande raduno della Famiglia religiosa del Verbo Incarnato, nata in Argentina nel 1984 e oggi presente nei cinque continenti.

L’istituto del Verbo Incarnato opera soprattutto in realtà di missione, sovente in situazioni estreme.

Per questo è balzato agli onori della cronaca in occasione di terribili conflitti, come quelli nella Striscia di Gaza o in Siria.

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Nel luglio 2014, papa Francesco volle scrivere personalmente a padre Jorge Hernandez, parroco argentino del Verbo Incarnato attivo a Gaza: “Caro Fratello, ho ricevuto notizie attraverso il padre Mario Cornioli. Sono vicino a voi, alle suore e a tutta la comunità cattolica. Vi accompagno con la mia preghiera e con la mia vicinanza. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi custodisca. Un abbraccio. Fraternamente. Francesco” (cfr. Ansa, 18 luglio 2014).

Qualche tempo dopo padre Hernandez fu accolto a braccia aperte in Vaticano, dove si volle riconoscere il suo coraggio per la scelta di rimanere nella Striscia di Gaza nonostante tre missili già esplosi di fianco alla sua parrocchia in una sola settimana! Dopo padre Hernandez, moltissimi hanno avuto modo di leggere e ascoltare la testimonianza di una religiosa del medesimo istituto, suor Maria di Guadalupe, attiva ad Aleppo sotto le bombe, in aiuto della comunità cristiana perseguitata.

Il suo appello, rilanciato da Aiuto alla Chiesa che soffre, univa l’invito a pregare per i cristiani perseguitati a una denuncia molto coraggiosa contro la stampa, accusata di raccontare troppe bugie sulla guerra in Siria e riguardo ad Assad.

Dichiarò tra l’altro suor Maria: “La Siria era indipendente e ricca, per questo gente in giacca e cravatta ha voluto servirsi di gruppi armati per disgregarla… Nel 2012 è stato rimosso l’embargo al petrolio, quando i pozzi erano in mano ai ribelli, anche all’Isis. Forse è stato fatto per permettere a questi gruppi di finanziarsi?”.

Ebbene, a giorni, religiosi e religiose, famiglie di fedeli e giovani si troveranno a Roma, nella Città Santa, per festeggiare insieme, per ringraziare Dio del carisma donato e per dare inizio a un rinnovato e concreto impulso apostolico (clicca qui per i dettagli). Verranno dall’Argentina, dall’Africa, dall’Ucraina, dalla Papua Nuova Guinea… a testimoniare l’affetto e la gratitudine per religiosi e religiose che donano ogni giorno la loro vita a Cristo e al prossimo, e che Dio premia, in questi tempi di penuria, con una notevole quantità di giovani vocazioni (da: La Nuova Bussola quotidiana)

  

 

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