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Trento

Mellarini: «Un partito libero che sceglie il suo futuro»

I due sfidanti alla segreteria dell'UPT dopo aver depositato le proprie candidature rilanciano anche le tesi congressuali. Quella di Mellarini adotta lo slogan, «un partito libero che sceglie il suo futuro», dice un secco no al PD per puntare sulle persone, i territori, e non sui simboli, memore dei risultati delle ultime elezioni che hanno visto le liste civiche protagoniste. Andiamo ad esaminare e approfondire la tesi di Tiziano Mellarini. 

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I due sfidanti alla segreteria dell'UPT dopo aver depositato le proprie candidature rilanciano anche le tesi congressuali. Quella di Mellarini adotta lo slogan, «un partito libero che sceglie il suo futuro», dice un secco no al PD per puntare sulle persone, i territori, e non sui simboli, memore dei risultati delle ultime elezioni che hanno visto le liste civiche protagoniste. Andiamo ad esaminare e approfondire la tesi di Tiziano Mellarini. 
 
L'assessore punta il focus sulle ultime tornate elettorali, che hanno bocciato i partiti e premiato le liste civiche,  «Quest'ultimo aspetto – sostiene – non va assolutamente sottovalutato e richiede una profonda e seria riflessione».
 
Secondo lui la preminenza del “progetto” e della persona rispetto al “simbolo” di partito deve avere la priorità, per questo fa una lista delle esigenze che le persone chiedono alla politica di rispettare; maggiore vicinanza ai bisogni veri e quotidiani della gente; capacità di affrontare tematiche cardine come l'occupazione, le politiche per i giovani, la sicurezza, la crescita economica e la sanità con un approccio non ideologico, ma concreto e competente; un rapporto più trasparente e paritario con la pubblica amministrazione; minore burocrazia per cittadini ed imprese; maggiore sobrietà della politica e capacità di isolare le “mele marce” dai partiti e dalle istituzionI; meno attenzione alle “formule” politiche e ai problemi “di facciata” e più verso progettualità e proposte per risolvere i problemi e dare opportunità di sviluppo sostenibile alla montagna; capacità di selezionare maggiormente la classe dirigente a tutti i livelli. «Occorre dunque partire da qui per progettare le architravi dell'UPT che verrà, che dovrà sempre di più essere un partito capace di proporre una sua peculiare visione del Trentino, capace di ascoltare e fare proprie queste sollecitazioni e le necessità che arrivano dal nostro tessuto sociale» – si legge nella sua tesi congressuale.

 
7 PUNTI PER RILANCIARE IL TRENTINO –  Dal congresso di gennaio dovrà uscire in modo netto la nostra identità – spiega Mellarini – non c'è più spazio per equivoci ed ambiguità. L'UPT è una forza politica territoriale, radicata nelle valli, nei piccoli paesi e nelle città, che ribadisce la propria autonomia da PATT e PD. Stop dunque a speculazioni su prossime confluenze dell'UNIONE PER IL TRENTINO nel PD o in altri partiti e stop alle ambiguità interne, infatti nessuno di noi vuole farsi assorbire da un “listone Renzi nazionale”. Va quindi risolta una volta per tutte l'anomalia del “partito nel partito” rappresentata dal Cantiere Civico Democratico, dicendo no a progetti che disorientano i cittadini e creano spaccature all'interno dell' UPT
 
Popolarismo e valori civici – «Per catalizzare le forze vive della società trentina, mettendo a fattore le energie positive che esse rappresentano, occorre pensare ad un Partito più snello e dinamico, che si muova all'interno dell'area popolare e moderata, nella quale si riconosce gran parte dell'elettorato trentino sulla scia della tradizione degasperiana che da sempre ha segnato questa terra e ha contribuito alla sua crescita socio-economica».
 
Ripartiamo da comuni, comunità locali, volontariato e territorio«Essenziale sarà consolidare e rafforzare un forte legame con il territorio e le esperienze più vive dell'impegno civico. Occorre ripartire a fare politica dalla cellula base dei comuni e delle comunità locali, mettendo al centro gli amministratori locali, le loro istanze e i problemi concreti di amministrazione quotidiana, ma anche e soprattutto quel tessuto sociale, ampio e variegato, costituito da migliaia di persone che operano nel volontariato con un impegno quotidiano silenzioso ma che costituisce un reticolo fondamentale per garantire la coesione sociale». 
 
Rilancio della Regione quale luogo di dialogo e progettualità«Mai in tempi recenti come accade in questo periodo ci sono le reali possibilità di rilanciare il rapporto istituzionale con l'Alto Adige nel luogo ad esso deputato, la Regione. Progressivamente depauperata di competenze, la Regione deve tornare essere il luogo simbolico di unità tra le popolazioni trentine e quelle altoatesine, il luogo dove ci si confronta sulle tematiche più ampie del regionalismo e dove si evidenziano e si ribadiscono le ragioni della specialità. Un Trentino che sappia internazionalizzarsi, inserito a pieno titolo nel progetto Euregio e sulla direttrice nord sud, ma non solo. Che sappia aprirsi all’Europa e al mondo forte della sua identità». 
 
Riferimento nazionale – «Si tratta del passaggio indubbiamente più delicato e che da anni si ripropone per l'UPT perché è evidente che il futuro dell'autonomia passa inevitabilmente attraverso una forte ed autorevole rappresentanza a livello nazionale. Inoltre, con l'introduzione del sistema elettorale “Italicum”, questa problematica si pone in maniera ancora più stringente, sottolineando con forza l'esigenza di ragionare su alleanze locali, magari attraverso contenitori federativi. In ogni caso, questa questione non può certo essere risolta con una semplice adesione incondizionata al PD, poiché ciò significherebbe abbandonare i nostri principali valori di riferimento, perdendo per strada molti aderenti e sostenitori, nelle città così come nelle valli, che sono molto lontani, per formazione personale e sensibilità, dal Partito Democratico»
 
Questione morale – «La cronaca nazionale ci propone ogni giorno storie di corruzione, di malcostume amministrativo, distanziando sempre più i cittadini dalla politica. Anche il Trentino non deve ritenersi immune da questi fatti, anzi deve tenere alta la guardia. È giunto il momento di porre una seria questione morale anche alla politica trentina, ponendo l'accento sui concetti di responsabilità istituzionale, personale, di trasparenza, di meritocrazia, di etica. Ce lo chiedono con forza i cittadini e non dobbiamo pensare che l'esigenza di legalità e trasparenza sia un fenomeno solo nazionale che esula dal Trentino».
 
Confronto, comunicazione, rapporto con i media e con i giovani. «Per dare corso e visibilità a tutti i punti precedenti occorrerà operare quindi attraverso un nuovo dinamismo, che non abbia paura di affermare la propria identità, di dialogare con le liste civiche a livello comunale, di confrontarsi con le forze vive della società trentina anche attraverso serate, dibattiti centrati sui problemi concreti delle singole comunità, oppure sui grandi temi a livello provinciale. Affrontandoli senza reticenze. Una forza che sappia parlare in modo diretto delle tematiche economiche, del rilancio dell’occupazione, dell’organizzazione dell’assetto sanitario, delle tematiche su scuola, ricerca e università, non sottraendosi alle critiche e sapendo affrontare anche i nodi più delicati attraverso l’ascolto del territorio e l’elaborazione di proposte condivise e di sintesi». 
 
«Un Partito rispettoso dei ruoli e delle regole di democrazia interna, ma soprattutto rispettoso delle regole esterne, che sappia favorire un equilibrato ricambio generazionale e orientato a realizzare una maggiore giustizia sociale. Un Partito che, con senso di responsabilità e di realismo, sappia affrontare dal punto di vista politico le questioni più spinose come ad esempio i futuri assetti della sanità o i nuovi flussi migratori, con la massima trasparenza, parlando ai cittadini in modo diretto. Ma anche tematiche come la fusione dei comuni che forse andavano maggiormente dibattute a livello politico e sulle quali i partiti hanno un po’ latitato.
 
Tenendo presente che il bisogno di verità e serietà è sempre più avvertito dalla pubblica opinione specie in questi anni di crisi economica, dove il mondo politico ha dato ai cittadini messaggi altalenanti e spesso confliggenti, contribuendo a generare disorientamento e disaffezione dalla politica. Occorre poi mettere in campo una rinnovata capacità di comunicazione, che sappia utilizzare al meglio non solo i media classici, ma soprattutto le nuove tecnologie e i nuovi linguaggi, a partire da web e dai social, coinvolgendo e indirizzandosi anche ai giovani, che oggi sono preda del non voto o dell'adesione ai partiti 8più “estremisti”.
 
Contrastando il distacco dei giovani dalla politica con i contenuti, ma anche con la forma, andando a contattarli e coinvolgerli nei luoghi, fisici, ma anche virtuali, dove essi si trovano, vivono, si confrontano. Questi secondo noi i punti principali di un percorso che ci deve impegnare alla costruzione di un Partito che sia libero, aperto, autorevole, responsabile e attore protagonista del proprio futuro»

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Trento

Ieri l’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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Molti i temi affrontati ieri all’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento, che ha visto presso le Cantine Ferrari a Ravina, ben 123 scuole rappresentate su 134.

Il presidente Giuliano Baldessari ha dedicato la sua relazione a “Qualificare l’investimento per l’Infanzia. 70 anni da capitalizzare”: “Il primo riferimento va all’anniversario della nostra associazione. Un anno significativo il 2020 che si apre col desiderio di immaginare ancora una volta il futuro e di rilanciare prospettive di ricerca e di innovazione.  Con lo sguardo al 19, 20 e 21 novembre prossimi – date nelle quali prenderanno vita le iniziative specifiche legate ai settanta anni di istituzione della Federazione – molte le storie, i percorsi, le domande, le sfide, i progetti da condividere per continuare a curare attenzione, cultura, progettualità nelle politiche per l’infanzia in alleanza con le famiglie e le comunità”.

All’avvio dei lavori l’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti ha portato il proprio saluto ai partecipanti, riprendendo i temi espressi da don Marco Saiani che nella Messa di apertura aveva fatto riferimento alle condizioni storiche che hanno portato più di un secolo e mezzo fa alla nascita delle scuole dell’infanzia equiparate e successivamente all’istituzione della Federazione, richiamando il contesto di unità di visione della vita e di disponibilità a collaborare per trovare insieme soluzioni.

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L’assessore Bisesti, evidenziando come sia fondamentale rifarsi a quei valori di solidarietà, ha ricordato come tali valori, pur riletti alla luce dei tanti cambiamenti intervenuti nel corso degli anni, siano la base per affrontare le sfide importanti che ci attendono.

Fra presenti anche gli assessori regionali Giorgio Leonardi e Claudio Cia, nonché l’assessore alla partecipazione, innovazione, formazione e progetti europei del Comune di Trento Chiara Maule.

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Trento

Le Albere, Lega: «Il vero volto di 20 anni di amministrazione del centro sinistra a Trento»

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Da area produttiva simbolo della Trento industriale del boom economico, a quartiere modello e all’avanguardia a livello architettonico.

Presentato come quartiere modello di 113 mila metri quadri, urbanisticamente all’avanguardia, raggiungibile da pochi, addirittura con le guardie private che ne limitavano gli ingressi ( e così è stato nei primi mesi) , non è mai entrato nel cuore dei trentini.

Di certo il Muse ha contribuito a creare curiosità, il parco a portare gente, ma la scommessa è la nuova biblioteca universitaria che si rivolge alla “ nuova Trento”, quella degli studenti, universitari in particolare.

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Una città che ha deciso la completa demolizione del complesso industriale della Michelin dopo la chiusura nel 1997.

Tra la Michelin e la città di Trento per molti anni si è instaurato un grande rapporto di amore e rispetto.  Un’empatia che le Albere non hanno mai avuto con la cittadinanza.

Per il momento a distanza di anni il quartiere “Le Albere” a Trento perde sempre più valore e gli appartamenti del complesso progettato da Renzo Piano restano per gran parte invenduti o disabitati.

Nel 2017 il complesso di proprietà del fondo immobiliare Clesio ha perso il 18% e oggi è poco oltre il 50% del valore iniziale, ovvero 44,3 milioni di euro. I debiti con le banche ammontano a 150 milioni.

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I soci del fondo cioè enti territoriali come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, hanno ottenuto come “rimborso” parziale delle perdite gli stessi appartamenti invenduti.

Purtroppo il complesso non è mai decollato ne dal punto di vista commerciale ne tanto meno da quello abitativo. Oggi si possono vedere i segni dell’usura delle strutture e luoghi dove il degrado ha preso il sopravvento.

Sull’argomento hanno preso una precisa posizione anche i consiglieri comunali della Lega.

«Ormai non ci stupiscono più le notizie riguardanti il fallimento del progetto di riqualificazione dell’area ex Michelin, – si legge in una nota dei consiglieri –  altresì conosciuta con il nome di quartiere Le Albere. Del resto, si tratta di una situazione ben delineata e che dimostra come questi vent’anni di amministrazione di centrosinistra a Trento non abbiano portato a risultati concreti per la riqualificazione della città. Le aree ex Sloi ed ex Prada, assieme allo sviluppo immobiliare di Trento Nord e le centinaia di appartamenti “semipopolari” sfitti alle Albere (ex Michelin) e la Destra Adige – ex Itacementi, sono vanto della maggioranza uscente nella orgogliosa rivendicazione che la controfigura scelta come candidato Sindaco dal rinato Centrosinistra Autonomista userà in campagna elettorale».

Poi l’attacco all’amministrazione del Sindaco Andreatta additato come primo responsabile della situazione delle Albere: «per il centrosinistra va tutto bene, del resto poco conta se – con riferimento al quartiere Le Albere – il 50% degli alloggi resta invenduto anche nonostante la realizzazione di tutta una serie di sottopassaggi che, nei fatti, non sono serviti per la riqualificazione e l’inclusività del quartiere all’interno della città. La situazione non cambierà neanche con lo spostamento, inutile e solo antiproduttivo – della funivia che dovrebbe portare fino al monte Bondone».

E ancora: «Se in Alto Adige si è vista la realizzazione di impianti funivistici vicino alle stazioni ferroviarie per ridurre l’uso di mezzi di trasporto, qualcuno a Trento, invece, vuol rendere poco praticabile un servizio, quello della funivia, che potrebbe seriamente riqualificare il Bondone ma solamente partendo da un’area vicino alla funivia. Le notizie riguardanti la fuga di negozianti dal quartiere sono conferma di un fallimento di un quartiere che, nonostante i proclami volti a esaltare la riqualificazione urbana, non è stato realizzato in modo tale da essere un polo attrattivo per la città. Peccato perché la riqualificazione poteva essere un’occasione importante per la città».

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Trento

«Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti»: stasera se ne parla alla SAT di via Manci

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“Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti” è il tema della serata proposta dalla Sat a partire dalle 20,30 di domani sera presso la sede di via Manci.

Relatori saranno Claudio Covelli e Armando Tomasi. Nel corso della serata si parlerà di come organizzare e gestire un’escursione, con particolare attenzione per gli ambienti a rischio come potrebbero essere le aree innevate o ghiacciate, per muoversi nell’ambito della sicurezza assoluta.

Non saranno tralasciate alcune indicazioni per la corretta lettura dei bollettino meteorologici e del “ Metodo Munter” ( metodo di valutazione del rischio valanghe), per l’utilizzo del telefono satellitare e saranno presentati alcuni siti internet e app utili per l’escursionista.

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