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Arte e Cultura

Alla scoperta di… Solo una bianca farfalla di Maithuna

Solo una bianca farfalla è una storia che toglie il fiato, che sa coinvolgere sin dalle primissime battute, ma che non può non lasciare un poco smarriti, basiti. 

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Solo una bianca farfalla è una storia che toglie il fiato, che sa coinvolgere sin dalle primissime battute, ma che non può non lasciare un poco smarriti, basiti. 

Una marea di quesiti ci sommerge. Tra i tanti, però, uno la fa da padrone: per riscoprire di che pasta siamo fatti dobbiamo davvero ‘spogliarci’ davanti allo schermo di un computer?

L’autore (o autrice) di questo libello della contemporaneità è Maithuna, un’entità oltre le definizioni. Maithuna dichiara di essere molto uomo, giacché non ama i fronzoli, fa fatica ad interessarsi ai pettegolezzi e ha bisogno di stare nella sua caverna senza doversi giustificare per questo; é altresí molto donna considerando che empatizza facilmente, sa come prendersi cura delle persone e flirta volentieri. Maithuna si rende conto che il confine fra qualcuno e qualcun altro é labile, ognuno é fatto di molti altri, come diceva Pessoa, uno dei più grandi poeti del secolo scorso.

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Anche sulla sua reale età, Maithuna ci disorienta, enigmatica: “Ho l'età che consente di non prendersela più per le sciocchezze, ma essere entusiasta di fare sempre mille cose diverse, senza aspettarsi il massimo dalle persone ma accettandole come sono”.

Stuzzicante, pruriginoso, eccitante. Solo una bianca farfalla è un fugace ma intenso viaggio nella psiche maschile e femminile, un racconto che descrive tipiche conversazioni virtuali che, almeno una volta nella vita, chiunque di noi ha intrattenuto con uno sconosciuto.

Che è un po’ come parlare a se stessi, senza confini, senza faccia da dover salvare, reputazione da conservare, immagine da salvaguardare. Si è soli, senza preconcetti e giudizi. Eccolo il nostro piccolo mondo, l’esito più grottesco della globalizzazione. Un mondino parallelo e soddisfacente dove un nickname e una foto avatar, bacchette magiche della post-modernità, trasformano in uomo o donna, single se si è sposati, gay se si è pubblicamente etero, feroci se si è notoriamente innocui. E il gioco può avere inizio, con gli istinti più nascosti e sopiti che, fino a poco prima domati, strabordano come un fiume in piena troppo a lungo e faticosamente contenuto da argini in realtà friabili.

“Non solo internet e i suoi mondini ce lo consentono – ribatte Maithuna, – ma ce lo ha sempre consentito semplicemente la narrazione, esigenza dell'essere umano dai tempi delle pitture rupestri; l'uomo é narrativo e l'Ombra lo accompagna, il suo lato oscuro, perverso, la forza oscura che pure sente a volte il bisogno di uscire”.

Ed è in questo mondo serale e notturno dove tutto è lecito, ben circoscritto nei pochi pollici dello schermo del pc o dello smartphone, relegato a quegli spazi in cui si smettono i panni delle persone perbene e in carriera, che Max, un insicuro coatto in tuta da ginnastica e senza arte né parte, si ritrova a chattare con una misteriosa Stella, una “maialissima pseudointellettuale”, capace di identificare le sue necessità più represse ma allo stesso tempo di farlo abbrustolire a fuoco lento.

Un’impressione acuminata va via via prendendo forma, dando vita ad una storia lampo per certi versi geniale. Sarà Shakti, una fantomatica ragazza apparentemente irraggiungibile, che scompare e riappare lasciando vuoti inspiegabili, a stuzzicare la curiosità di due partner arroccati nei propri ruoli consolidati e, fondamentalmente, fallimentari. Giovani già annoiati, sterili, spampanati. Sconosciuti gli uni agli altri.

Un racconto dal quale emerge, nitido, il deficit di comunicazione nelle relazioni di tutti i giorni. Siamo davvero giunti a questo punto? Siamo certi che per ridestare i sensi ci si debba per forza affidare ad una chat room? Questo racconto, implacabile, non lascia alcun margine di dubbio.

L'ebook Solo una bianca farfalla di Maithuna, si trova in tutti gli store online e sul sito dell'editore: www.fontanaebook.it

 

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Arte e Cultura

Rovereto omaggia Iaia Sastri al Teatro Zandonai: appuntamento per martedì e mercoledì

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Sarà sicuramente anche Rovereto ad omaggiare la memoria di Iaia Sastri, autrice teatrale scomparsa il mese scorso e co-autrice del celebre Aggiungi un posto a tavola che va in scena martedì 22 e mercoledì 23 gennaio 2019 a Teatro Zandonai.

La Commedia musicale di Garinei e Giovannini, scritta con Jaja Fiastri, vede in scena  Gianluca Guidi (figlio del grande Jonny Dorelli), Emy Bergamo, Marco Simeoli, Beatrice Arnera, Piero Di Blasio, Francesca Nunzi,  (scenografie e costumi di Giulio Coltellacci).  Le musiche, composte dal grande Armando Trovajoli, hanno incantato intere generazioni.

Firma le Coreografie una firma importante dello spettacolo italiano, Gino Landi, con “la voce di lassú” che  è di Enzo Garinei.

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Il musical dura 3 ore, intervallo compreso, ed è una delle più amate commedie musicali italiane. Le musiche, composte dal grande Armando Trovajoli, hanno incantato intere generazioni.

La storia, liberamente ispirata a “After me the deluge” di David Forrest, narra le avventure di Don Silvestro, parroco di un paesino di montagna, che riceve un giorno un’inaspettata telefonata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per salvare se stesso e tutto il suo paese dall’imminente secondo diluvio universale.

Il giovane parroco, aiutato dai compaesani, riesce nella sua impresa, nonostante l’avido sindaco Crispino che tenterà di ostacolarlo in ogni modo e l’arrivo di Consolazione, donna di facili costumi, che metterà a dura prova gli uomini del paese, ma che si innamorerà di Toto e accetterà di sposarlo.

Giunto il momento di salire sull’arca, un cardinale inviato da Roma convince la gente del paese a non seguire Don Silvestro, accusandolo di pazzia, cosicché sull’arca, sotto il diluvio, si ritrovano solo lui e Clementina, la giovane figlia del sindaco da sempre perdutamente innamorata di lui.

Il giovane curato decide però di non abbandonare il suo paese e i suoi amici e Dio, vedendo fallire il suo progetto, fa smettere il diluvio.Per Brindare al lieto fine Don Silvestro aggiunge un posto a tavola per… Lui!

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Arte e Cultura

Scuola Mach: venerdì 25 gennaio consegna dei diplomi e premiazione dei migliori studenti

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Sono 233 gli studenti della Fondazione Edmund che venerdì 25 gennaio, alle ore 17, presso l’aula magna riceveranno il diploma nell’ambito della consueta cerimonia che tutti gli anni si ripete a gennaio.

Per l’occasione saranno premiati 50 studenti meritevoli, i progetti didattici e tesine che si sono distinti dell’anno scolastico 2017/2018 e sarà presentato il nuovo annuario del Centro Istruzione e Formazione che quest’anno giunge alla sua nona edizione.

Interverranno l’assessore provinciale all’agricoltura, Giulia Zanotelli, il presidente della Fondazione Edmund Mach, Andrea Segrè, il direttore generale Sergio Menapace, il dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì, la dirigente del Servizio istruzione e formazione del secondo grado, università e ricerca, Laura Pedron, il sindaco di San Michele Clelia Sandri, unitamente ai rappresentanti delle associazioni di categoria (periti agrari, agrotecnici, enologi ed enotecnici e Unione diplomati FEM).

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La presidente della Federazione trentina delle Cooperazione, Marina Mattarei e altri rappresentanti del mondo agricolo e ambientale trentino premieranno le migliori tesine.

Tra questi la Libera Associazione Custodi Forestali del Trentino, l’Associazione Cacciatori Trentini, il Gruppo Mezzacorona Sca e il gruppo Cordenons.

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Spettacolo

Presentata a palazzo delle Albere la rassegna cinematografica «La Rampa»

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Proseguono le attività culturali legate alla mostra Cartel Cubano, 60 anni di grafica rivoluzionaria, che, ospitata a Palazzo delle Albere fino al prossimo 24 marzo, sta ottenendo un grande successo di pubblico e critica.

Da lunedì 21 gennaio infatti parte la rassegna cinematografica “La Rampa”, dal nome di una storica sala cinematografica de L’Avana, che offrirà al pubblico trentino un ciclo di otto serate per scoprire ed approfondire attraverso il cinema la grande storia della Cuba rivoluzionaria e le piccole storie degli individui che ne hanno vissuto fortune e fatiche.

Una pluralità di voci per esplorare temi, tempi e stili cinematografici differenti, per comporre un mosaico di esperienze e prospettive diverse da cui trarre un’immagine composita della storia recente dell’isola di Cuba, dai grandi classici del cinema post-rivoluzione a piccoli film recenti, opere più note e piccole produzioni, finzione e documentari, lungometraggi di registi affermati e corti di giovani autori emergenti.

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I temi toccati saranno molteplici, dall’ambito culturale a quello religioso, dalla politica alla storia fino alla società, analizzati attraverso una serie di film di caratura internazionale e da momenti di confronto, dialogo ed approfondimento con ospiti in sala prima e dopo le proiezioni.

Si comincia lunedì prossimo alle ore 20.00 con “Shakespeare in Havana”, pellicola del 2010 di David Riondino incentrata sulla particolare arte del Punto Cubano, l’improvvisazione poetica tipica dell’isola caraibica considerata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco, seguita da “Mappa provvisoria dell’isola misteriosa”, un catalogo di curiosità, sguardi fugaci e stramberie di Cuba curato sempre da David Riondino nel 1997, quindi durante il “Periodo especial”, per la ONG Terres des Hommes.

Prima e dopo la visione dei film ci sarà tempo per un paio di momenti di dialogo con il regista, presente in sala. Il poeta, attore e regista fiorentino introdurrà infatti il film concedendosi anche alle curiosità dei presenti, oltre che alle domande di Guido Laino, curatore della rassegna, e di Adriano Cataldo, poeta ed ispiratore del movimento del Trento Poetry Slam.

La rassegna cinematografica “La Rampa”, organizzata dall’associazione Filorosso onlus, in collaborazione con l’Opera Universitaria di Trento, la Circoscrizione Oltrefersina, il circolo di Trento dell’associazione italiana di amicizia Italia-Cuba e le associazioni studentesche Sanbaradio, Udu Trento, L’Universitario e Aiesec, andrà in scena per le prime 5 serate al Teatro Sanbàpolis e quindi si trasferirà a Palazzo delle Albere per le serate del mese di marzo. Tutte le proiezioni saranno ad ingresso gratuito e corredate da un momento di brindisi e spuntino.

Venendo al cartellone, dopo “Shakespeare in Havana” sarà la volta di “Cuba and the Cameraman”, del giornalista statunitense John Alpert, in programma il 28 gennaio, che sarà arricchito da un approfondimento sul giornalismo internazionale assieme al giornalista Rai Raffaele Crocco; quindi “7 giorni all’Havana”, film collettivo del 2012 a firma Del Toro, Trapero, Médem, Suleiman, Noé, Tabío e Cantet, il 4 febbraio, legato ad un incontro sul tema del turismo sostenibile, con un parallelo tra la realtà turistica cubana e quella trentina.

L’11 febbraio poi sarà la volta di “Fragola e cioccolato”, film del 1994 per la regia di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío, seguito dal corto di David Cordon “La vida es un tango”; il 28 febbraio vedremo “Memorias del subdesarrollo”, sempre di Gutiérrez Alea, il corto “Olvidate de eso”, di Manuel Marini, ed a margine della serata saranno presentati i numerosi progetti di scambio e volontariato internazionale portati avanti in America Latina dall’associazione Aiesec.

A marzo come detto si prosegue a Palazzo delle Albere con “Santeros” di Marco Lutzu, che sarà presente alla proiezione lunedì 4; “El Último País”, di Gretel Marin l’11 marzo assieme al corto di Rebeca Sasse dal titolo “Yo quería hacer una película sobre el turismo” sarà invece introdotto da un approfondimento a cura di Udu Trento; infine la rassegna si concluderà il 18 marzo con “Soy Cuba”, capolavoro del 1964 di Mikhail Kalatozov, che sarà preceduto dalla presentazione del libro “Yo soy Fidel”, di Barbara Tutino, figlia dello storico inviato all’Avana Saverio Tutino.

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