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Trento

A Trento le donne di fede per la pace

Donne di fedi diverse, leader nelle comunità di appartenenza, in Terra Santa, incontratesi più volte a Gerusalemme e a Trento a partire dal 2009, per rompere i muri del pregiudizio, della diffidenza, dell'odio, e per trovare nuovi modi per costruire un vero dialogo nella vita quotidiana, partendo proprio dalla loro condizione di donne e madri.

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Donne di fedi diverse, leader nelle comunità di appartenenza, in Terra Santa, incontratesi più volte a Gerusalemme e a Trento a partire dal 2009, per rompere i muri del pregiudizio, della diffidenza, dell'odio, e per trovare nuovi modi per costruire un vero dialogo nella vita quotidiana, partendo proprio dalla loro condizione di donne e madri.

Un gruppo che adesso si sta aprendo ai 5 continenti, cominciando dall'America Latina e dall'Africa, per diffondere un’esperienza che risulta tanto più preziosa in questi giorni in cui la pace sembra essere – in Medio Oriente ma non solo – lontanissima. Le Donne di fede per la pace sono tornate ieri a Trento per una nuova serie di incontri, che toccherà anche Bolzano e Roma, per iniziativa della Cei, della Provincia autonoma e del Comune di Trento, dell'Arcidiocesi e di numerose altre realtà del mondo associativo. Alla presentazione, presso la sede della Regione, anche il governatore Ugo Rossi e l'assessora Sara Ferrari.

Sul tavolo delle relatrici, ieri, Lia Giovanazzi Beltrami, già assessora provinciale, regista, fondatrice di Religion Today, che ha tenuto a battesimo il gruppo delle Donne di fede per la pace assieme a Hedva Goldschmidt, ebrea ortodossa, anch'essa impegnata ad usare le arti (il cinema in particolare) per favorire il dialogo interreligioso, Evelyn Anita Stokes-Hayford, già ambasciatrice del Ghana in Italia e madrina dell'evento, Adina Bar Shalom, ebrea ultraortodossa, fondatrice del college Haredin di Gersualemme (che grazie a lei ha aperto le sue porte anche alle altre fedi), Faten Zenati, musulmana di Lod, attiva nel centro sociale Chicago, in cui ebrei e arabo-musulmani si incontrano e sviluppano assieme le diverse attività, ed ancora, Nuha Farran, arabo-cristiana di Israele, da anni impegnata nel dialogo fra le diverse comunità, e Natalia Morales Herrera, cattolica, dalla Colombia, che come altre donne che vivono in aree di conflitto, stimolata dalla visione del film "Jerusalem. Dreams and realities" (centrato sulla storia delle Donne per la pace), ha deciso di dar vita a sua volta ad un festival di cinema sociale che favorisca la nascita di un'esperienza simile nel paese latinoamericano (dove la guerra civile dura da 40 anni). 

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"E' straordinario quello che avete fatto – ha commentato nei suoi saluti l'assessora alle pari opportunità e cooperazione allo sviluppo Sara Ferrari – anche perché lo avete fatto come donne. Dove ci hanno portato i governi degli uomini lo sappiamo. Dove potremmo andare se fossimo guidati dalla sensibilità delle donne possono indicarlo anche occasioni come questa. Anche il Trentino può avere soltanto da guadagnare e da imparare da eventi come questo". 

Per il governatore del Trentino Rossi, "sentiamo qui una grande determinazione, una grande carica di speranza, un grande impegno per il futuro. Il cammino rimane lungo ma siamo orgogliosi del fatto che Trento abbia dato e continui a dare un piccolo contributo alla costruzione di questo percorso di pace. Noi continueremo ad esserci".

All'incontro hanno preso parte anche Cristiano Bettega, direttore ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei,  Alessandro Martinelli dell'Arcidiocesi di Trento, che ha portato i saluti di monsignor Luigi Bressan, il quale ha anche partecipato alla cerimonia dello Shabbat ebraico sabato scorso, e Katia Malatesta, direttrice di Religion Today, il festival di cinema religioso che sostiene il percorso delle donne per la pace e che quest'anno si è aperto con il concerto della cantante israeliana Mira Awad.

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Comune il messaggio lanciato dalle relatrici: è tempo di abbandonare le sicurezze del passato, delle visioni tradizionali, aprirsi con coraggio alle nuove esperienze e alle nuove modalità di confronto. Come donne e come madri viviamo tutta la drammaticità delle situazioni di conflitto in Medio Oriente e nel mondo.

"Alcune di noi, per essere qui a Trento, hanno dovuto lasciare i loro figli a casa, e sono in ansia per le notizie che rimbalzano da laggiù, soprattutto da Gerusalemme, ma dobbiamo essere positive. Abbiamo un meraviglioso futuro davanti se scegliamo la strada del perdono, del dialogo, della comprensione reciproca."

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